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Fosse Ardeatine, scoppia la polemica sul messaggio di Meloni

24 marzo 2023 | 14.12
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La premier: "335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani". Pd, Alleanza Verdi Sinistra, Rifondazione: "No, uccisi perché italiani e antifascisti, partigiani, oppositori politici, comunisti, ebrei"

Fotogramma /Ipa
Fotogramma /Ipa

Scoppia la polemica per il messaggio della premier Giorgia Meloni dedicato alle vittime delle Fosse Ardeatine nel 79esimo anniversario della strage. Nella parole della presidente del Consiglio affidate stamane a una nota, il ricordo dei "335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani". Una frase che le opposizioni, Pd e Alleanza Verdi Sinistra in particolare, contestano. Secondo esponenti dei due partiti, infatti, i 355 sterminati dalla follia nazista nelle cave furono massacrati non solo perché italiani ma anche "partigiani, politici, ebrei, antifascisti", che la premier non cita nel messaggio. Da Bruxelles, dove è impegnata nel Consiglio europeo, la premier viene interpellata sul tema e sulle critiche dell'opposizione: "Li ho definiti italiani, che vuol dire che gli antifascisti non sono italiani? Mi pare un termine onnicomprensivo storicamente".

IL MESSAGGIO DI MELONI - "Oggi l’Italia onora le vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Settantanove anni fa 335 italiani sono stati barbaramente trucidati dalle truppe di occupazione naziste come rappresaglia dell’attacco partigiano di via Rasella. Una strage che ha segnato una delle ferite più profonde e dolorose inferte alla nostra comunità nazionale: 335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani", il messaggio della premier Giorgia Meloni. "Spetta a tutti noi - Istituzioni, società civile, scuola e mondo dell’informazione - ricordare quei martiri e raccontare in particolare alle giovani generazioni cosa è successo in quel terribile 24 marzo 1944. La memoria non sia mai un puro esercizio di stile ma un dovere civico da esercitare ogni giorno", conclude la presidente del Consiglio.

LA POLEMICA: "RIESCE A SCRIVERE 'ANTIFASCISTI'?" - "335 martiri in una cava poco lontano dalle case. Non perché italiani ma perché partigiani, politici, ebrei, dissidenti, insieme a tante donne e uomini liberi, uccisi per rappresaglia. La notte più buia della violenza nazifascista. Mai più", recita il tweet di Chiara Braga, deputata Pd e segretaria di Presidenza della Camera dei Deputati.

"No presidente Meloni: 335 persone - twitta quindi il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, parlamentare dell’Alleanza Verdi Sinistra - non furono trucidate dai nazifascisti alle Fosse Ardeatine solo perché erano italiani. Perché erano italiani e antifascisti, ebrei, partigiani. Un giorno o l’altro riuscirà a scrivere quella parola? Antifascista", attacca.

"La Presidente del Consiglio ha affermato che i 335 martiri delle Fosse Ardeatine sono stati uccisi 'solo perché italiani'. È opportuno precisare che, certo, erano italiani, ma furono scelti in base a una selezione che colpiva gli antifascisti, i resistenti, gli oppositori politici, gli ebrei", sottolinea quindi Anpi in una nota commentando le affermazioni di Meloni. La nota dell'associazione presieduta da Gianfranco Pagliarulo continua: "È doveroso aggiungere che la lista di una parte di coloro che, come ha affermato Giorgia Meloni, sono stati 'barbaramente trucidati dalle truppe di occupazione naziste', è stata compilata con la complicità del questore Pietro Caruso, del ministro dell'Interno della repubblica di Salò Guido Buffarini Guidi, del criminale di guerra Pietro Koch, tutti fascisti."

"Anche oggi Giorgia Meloni non è riuscita a condannare il nazifascismo. Non le riesce proprio. Nel 79esimo anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine facciamo presente al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che definirla meramente come una strage 'di italiani' è un modo per distorcere la memoria storica. Le vittime dell'eccidio furono selezionate tra ebrei, comunisti e antifascisti a cui furono aggiunti dei detenuti comuni nella confusione di quel momento storico", aggiungono Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Elena Mazzoni, segretaria federazione di Roma.

"A fornire ai tedeschi i nominativi fu il questore della Repubblica Sociale di Salò Pietro Caruso, cioè l'incarnazione del fascismo nella capitale - continuano Acerbo e Mazzoni - Dopo la liberazione della capitale Caruso fu condannato e giustiziato. La Repubblica di Salò al nord lo celebrò come innocente martire fascista: 'Caruso è stato condannato per la sua fede e la sua qualità di fascista'. I fascisti, compreso il loro fucilatore di italiani Giorgio Almirante, erano schierati dalla parte di Hitler e delle truppe di occupazione tedesche contro i patrioti partigiani che combattevano per liberare l'Italia dalla barbarie e dalla dittatura".

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