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Lega: 25 anni fa annuncio secessione, nel libro 'Padani alle urne' il mancato addio all'Italia

in libreria il volume di Gabriele Maestri che ricostruisce la nascita del parlamento 'nordista' a Chignolo Po nel '97

Lega: 25 anni fa annuncio secessione, nel libro 'Padani alle urne' il mancato addio all'Italia
18 febbraio 2023 | 14.05
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Oggi il pressing della Lega è tutto sul tema dell'autonomia differenziata, cavallo di battaglia del partito salviniano (che ha visto approvare il testo a Palazzo Chigi e ora vuole portare a casa la riforma simbolo). Un quarto di secolo invece è passato dall'annuncio 'ufficiale' della secessione Padana - mai avvenuta - con tanto di sbandierate nuove Carte costituzionali, scritte da un Parlamento con sede a Chignolo Po, nel Pavese, e frutto di elezioni autogestite, sempre dalla Lega Nord, allora guidata e impersonata da Umberto Bossi. A quell’evento, che il 26 ottobre 1997 vide spuntare gazebo trasformati in seggi in tanti comuni del nord Italia e in vari del centro, è dedicato il volume 'Padani alle urne', di Gabriele Maestri, costituzionalista, studioso dei partiti politici e amministratore del sito 'I simboli della discordia'.

In oltre 400 pagine, edite da Youcanprint, Maestri ripercorre il cammino che portò a quel voto per eleggere il Parlamento della Padania: secondo il Carroccio parteciparono oltre 6 milioni di persone, mentre per il primo governo Prodi, allora in carica, i votanti erano stati al massimo 600mila. Numeri comunque rilevanti, per un partito che era diffuso solo in una parte dell’Italia e che alle elezioni del 1996 aveva raccolto poco più del 10%. In più, nessun evento elettorale successivo organizzato da un partito, incluse le primarie del centrosinistra, avrebbe avuto un numero paragonabile di liste e candidature. In quel 26 ottobre 1997, infatti, si erano candidate 1146 persone, schierate in 43 liste, potenzialmente in grado di coprire l’intero arco politico.

Maestri, che ha basato la sua ricostruzione soprattutto sugli articoli apparsi allora sulla Padania, quotidiano leghista fondato pochi mesi prima e su altre testate, analizza soprattutto il modo in cui vennero considerate le elezioni padane, di cui Roberto Maroni, da capo del governo provvisorio della Padania, fu il cerimoniere. Tra le forze politiche c’era chi invocava la linea dura, suggerendo una risposta netta della magistratura e delle forze dell’ordine; prevalsero, specie nel governo, i sostenitori di una posizione più tollerante, che ridussero quel voto a una consultazione interna alla base leghista, legata alle istanze territoriali di cui il partito era portatore, ma guardarono con attenzione a ciò che accadde nei seggi-gazebo e al Parlamento di Chignolo Po, pronti a intervenire se l’unità della Nazione fosse stata davvero in pericolo.

Più difficile è inquadrare, anche per l’autore di 'Padani alle urne', l’atteggiamento di quella Lega Nord. Da una parte Bossi e il partito sembravano muoversi davvero in chiave secessionista, creando poi in Padania un mondo parallelo di 'istituzioni' e associazioni che, come ricorda nella prefazione il giornalista Luciano Ghelfi, quirinalista del Tg2 e allora testimone di quelle vicende, erano "un modo per marcare fortemente l’identità, per distanziarsi dagli altri partiti, per coinvolgere quanti più militanti possibili". Dall’altra, però, la sfida al 'regime romano' non andò oltre il tollerabile, la Padania indipendente non nacque e, dopo il 1999, la Lega Nord finì per riavvicinarsi al centrodestra, rientrando in coalizione alle regionali dell’anno successivo.

Sicuramente, però, alla Padania e alle sue elezioni credettero sul serio molti militanti e simpatizzanti, che speravano che il nuovo, annunciato Stato, li liberasse da ruberie, inefficienze e tasse troppo elevate. Emerge anche questa vox populi dal libro di Maestri, che ha ritrovato le parole dei militanti pubblicate dalla Padania nelle settimane precedenti il voto, spesso ricche di enfasi. Furono soprattutto loro a recarsi i seggi-gazebo e a votare il 26 ottobre 1997, dividendosi soprattutto tra i Liberal Democratici di Vito Gnutti, più conservatori, e i Democratici Europei dell’ex sindaco di Milano Marco Formentini, qualificati come 'laburisti' e usciti vincitori di misura, almeno secondo i dati diffusi dal Carroccio.

di quella stagione reduci gli eletti Giorgetti, Calderoli e Bossi

Oggi alcuni dei protagonisti di quell’esperienza sono scomparsi, a partire da Gnutti e Formentini (che avrebbero lasciato la Lega Nord nel 1999) e dallo stesso Maroni. Dei 95 attuali parlamentari leghisti, solo due corsero alle elezioni padane, ma i nomi sono pesanti: Matteo Salvini (eletto tra i Comunisti Padani a Milano) e Igor Iezzi (non eletto coi Democratici Europei), cioè il segretario federale della Lega per Salvini Premier e il commissario federale della Lega Nord. Tra gli eletti al Parlamento della Padania c’era anche Benedetto Della Vedova (+Europa), allora rappresentante della lista Pannella.

Confrontando i gruppi parlamentari odierni della Lega per Salvini premier e quelli della Lega Nord nella XIII legislatura, i nomi in comune sono quelli di Giancarlo Giorgetti, Roberto Calderoli e Umberto Bossi. Le continuità tra la Lega di oggi e quella di allora sono evidenti, come pure le differenze: la stessa autonomia differenziata è ben diversa rispetto all’ipotesi secessionista: il libro di Maestri 'Padani alle urne', ricostruisce una pagina importante della politica italiana, permettendo di guardare in modo più completo alle proposte formulate ancora oggi per il futuro del paese.

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