Le affermazioni al 'Corriere della Calabria': "Con la riforma, gli ultimi non avranno stesse garanzie dei potenti". Dopo le polemiche il magistrato si difende: "In malafede chi strumentalizza mie parole"
Il referendum sulla Giustizia? "È certo che per il 'No' voteranno le persone perbene, le persone che credono nella legalità come pilastro importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il 'Sì', ovviamente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente". Così i l procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri, in una intervista video rilasciata al 'Corriere della Calabria', risponde a Lucia Serino che gli chiede se ritenga che "territori storicamente un po' trascurati dall'amministrazione dello Stato, come la Calabria, siano istintivamente sabotatori di tutto ciò che è l'amministrazione dello Stato, quindi anche del sistema della legalità".
Non ho mai partecipato a crociate contro il procuratore Gratteri, che ebbi l’onore di conoscere molti anni fa.
— Luigi Marattin (@marattin) February 12, 2026
Perché so che, in contesti di legalità estremamente precari quali quelli in cui spesso ha operato, anche atteggiamenti come i suoi (che pur ho raramente condiviso)… pic.twitter.com/SbYYmSiMtf
Da Gratteri arriva anche un appello al voto: "Penso che, in genere, a qualsiasi tipo di voto, i cittadini devono, hanno l’obbligo di partecipare. Altrimenti non ci si può lamentare che non cambi nulla o che tutto venga demandato agli altri. Dobbiamo sempre partecipare". Quindi il procuratore sottolinea: "Penso che il pubblico ministero debba rimanere sotto la cultura della giurisdizione perché il pm nella sua testa deve essere anche giudice. Anche perché ha l'obbligo di trovare prove anche a favore dell'indagato". E aggiunge: "Io non voglio un pubblico ministero più forte, lo voglio più sereno, che non abbia pressioni".
Poi attacca: "Questa riforma è per i potenti e per i ricchi: se creiamo un pubblico ministero super poliziotto accade che il pm, che cerca prove ad ogni costo, non cercherà, non dovrà cercare più prove a favore dell'indagato, scandagliare ad esempio ciò che l'avvocato porta in istanza. Chi potrà fare indagini difensive? I ricchi, che vanno da un avvocato potente e costoso. Immaginiamo se un uomo qualunque venisse indagato: chi gli dà i soldi per cercare le prove? Questo è un passaggio importantissimo, una delle chiavi di tutta la riforma: gli ultimi, i deboli, non avranno le stesse garanzie dei potenti in tribunale".
"Sono sconcertato da quello che ho sentito, ma ancora di più da quello che non è stato ancora registrato, cioè la retromarcia che ha fatto Gratteri dicendo di essere stato strumentalizzato e frainteso. Mi domando se l'esame psicoattitudinale che abbiamo introdotto per i magistrati a inizio della carriera non sia necessario anche per la fine della carriera". Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, a 'Cinque minuti', durante il confronto con il presidente del Comitato Società civile per il no Giovanni Bachelet, ha risposto a una domanda sulle parole di Nicola Gratteri.
"I miei interventi non possono essere parcellizzati, non si può prendere un pezzettino. Io ho detto che a mio parere voteranno 'Sì' certamente le persone a cui questo sistema conviene: tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura, cioè 'ndrangheta, massoneria deviata, centri di potere. Ma non ho detto, come strumentalmente vogliono far credere, che quelli che votano 'Sì' sono tutti appartenenti a centri di potere, alla 'ndrangheta, alla massoneria deviata. Quindi chi interpreta diversamente da ciò che ho detto è in malafede e vuole alzare lo scontro", replica però il procuratore capo di Napoli a Piazzapulita commentando le sue dichiarazioni dopo le polemiche. "Io non ho nessun tipo di problemi, perché il senso della paura l'ho superato 35 anni fa, quindi state tranquilli tutti", ha aggiunto.
"Non è con questi attacchi, con le minacce di interrogazioni parlamentari o procedimenti disciplinari che possono pensare di intimidirmi", ha continuato Gratteri sottolineando che continuerà a battersi per il 'No' al referendum.
"Se temo un provvedimento del Csm? Ho 67 anni e dal 1989 vivo sotto scorta; ho ascoltato intercettazioni ambientali dove si spiegava come mi dovevano ammazzare. Non sono mai andato al mare, in montagna, in gita, una crociera con mia moglie e i miei figli. Ho combattuto, la 'ndrangheta in Aspromonte e quando ero alla procura di Reggio Calabria ho arrestato 450 abitanti, figuriamoci se ora ho paura. Davanti a gente che scientificamente prende un pezzettino di intervista e la mette in rete pensando di scatenare chissà cosa, di delegittimarmi, dico che si sbagliano. Quello che ho detto è chiaro", ha rimarcato.
"E che gli devo dire? Si è fatto la domanda e si è dato la risposta da solo come si faceva in una trasmissione anni fa", ha poi detto riguardo al commento del ministro della Giustizia. "Che cosa devo replicare al ministro Nordio che dice che non dà la mano al procuratore generale del distretto più grande d'Europa? Che devo dire del Ministro che dice che i mafiosi non parlano al telefono? Possiamo stare tutta la trasmissione qui a raccontare le cose che dice il Ministro e cosa che volete che vi dica? Le conclusioni fatele voi, le faranno i cittadini non le devo fare io".
Replicando invece al vicepremier Antonio Tajani, il quale ha parlato di attacco alla democrazia, Gratteri ha sottolineato: "Tajani l'altro giorno ha detto che sta pensando di togliere la polizia giudiziaria al controllo della magistratura, penso che quello sarebbe un attacco alla democrazia".
Sdegno nella maggioranza, e non solo, dopo le dichiarazioni del magistrato. Spiega il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un post su X: "Sono una persona perbene, non sono massone, non sono indagato e non sono imputato, non faccio parte di alcun centro di potere - scrive - E voterò convintamente SÌ al referendum sulla riforma della giustizia. Le parole del procuratore Nicola Gratteri sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offendono milioni di italiani".
''Non capisco tutta questa rabbia dei sostenitori del 'no'. Che poi non entrano nel dettaglio, non discutono sui contenuti della riforma. Attaccano, offendono: 'votano sì i mafiosi, i fascisti'...' A tal proposito voglio ricordare che le carriere unificate le volevano i fascisti, i fascisti non volevano la separazione delle carriere...'', ha poi aggiunto, ospite di 'Dritto e rovescio'. ''Gratteri ha detto che voteranno per il sì gli indagati, gli imputati e la massoneria deviata, quindi dovremmo votare no?'', ha chiesto il conduttore Paolo del Debbio. ''Io non sono né indagato, né imputato, né appartengo alla massoneria e comunque essere massone non è un reato, ma voto sì perchè sono convinto che questa riforma non va contro i magistrati ma è nell'interesse dei cittadini. Quello di Gratteri, insieme alle immagini'' sui campioni olimpionici diffuso dal Pd, ''è il miglior spot per il sì. Minacciare, aggredire, insultare chi la pensa in maniera diversa, è veramente antidemocratico. Per questo le parole di Gratteri mi sembrano un attacco alla libertà di ciascuno''.
"Io lo denuncio. E voterò SÌ", scrive sui social il ministro e vicepremier Matteo Salvini, pubblicando il video delle dichiarazioni del procuratore .
"Dal momento che, come riconosce anche il dr. Nicola Gratteri, sono molto attento ad una formazione dei giovani che educhi allo spirito critico, gli chiedo di indicarmi le scuole statali calabresi dove si sarebbe tenuta una propaganda a favore del Sì al Referendum. Se questi interventi impropri fossero realmente avvenuti, è per me importante conoscere le scuole coinvolte per poter intervenire nelle modalità previste dalla legge", il commento all'Adnkronos del ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, commentando le dichiarazioni del procuratore Gratteri durante un'intervista in una intervista video rilasciata al 'Corriere della Calabria'.
"Io ho sempre avuto rispetto per il procuratore Gratteri e ho condiviso con lui tanti momenti di impegno contro la droga e contro ogni teoria favorevole alla legalizzazione di qualsiasi stupefacente. Ma oggi sono stupefatto di fronte alle sue parole. Io, come tanti italiani, voterò Sì e non sono un delinquente, non sono un massone, non sono un mafioso. Anzi, combatto ogni forma di illegalità. Mi chiedo come si può trovare oggi qualsiasi cittadino che voti Sì avendo una magistratura inquirente guidata da chi usa questo linguaggio. È un problema. Anzi direi che è il problema. Il referendum e la riforma della giustizia servono proprio per ribadire l'autonomia della magistratura che deve essere rispettata anche da chi, fruendone, non può trasformare il proprio ruolo in quello di un politico estremista ed intollerante, che considera i cittadini che non la pensano come lui dei delinquenti, quindi persone evidentemente da sottoporre ad indagine. Perché se è vero quello che dice Gratteri come procuratore dovrebbe indagare migliaia e migliaia di cittadini che votano Sì. E questo è il futuro che a sinistra alcuni augurano all'Italia? Stalin riterrebbe esagerate certe affermazioni”, dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri.
"Se avete ancora qualche dubbio sulla necessità e urgenza di votare sì al referendum sulla giustizia, leggetevi le ultime dichiarazioni del magistrato Gratteri e andrete alle urne senza bisogno di porvi altre domande". Così il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo in una nota commenta le parole del procuratore.
Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami, sono "gravissime le parole del procuratore Gratteri che per sostenere il No in un’intervista ha dichiarato testualmente che voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente. Dichiarazioni indegne da parte di chi dovrebbe rappresentare la magistratura. Mi auguro che le Istituzioni, la magistratura, il Comitato per il No e le altre forze politiche condannino e prendano le distanze da questa assurda criminalizzazione di chi la pensa diversamente''.
“Sul referendum ho sempre auspicato un dibattito sereno, un confronto civile tra le diverse posizioni. Rimango pertanto basito dalla grave dichiarazione rilasciata dal Procuratore Nicola Gratteri che in una intervista ha sostenuto che 'a votare Si saranno indagati, imputati, la massoneria deviata e i centri di potere'. Gratteri ricopre un incarico molto importante e la sua affermazione oltre ad essere priva di verità, offende milioni di cittadini che non voteranno come lui. Mi auguro possa tornare sui suoi passi anche perché la sua dichiarazione fa alzare e di parecchio i toni dello scontro politico", dichiara Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica.
"Così parlò Nicola Gratteri, procuratore di Napoli: 'Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente'. Caro Gratteri, la invitiamo a chiedere scusa immediatamente ai milioni di italiani che voteranno Sì, compresi tutti i membri di questo comitato, tra i quali vi sono tanti magistrati suoi colleghi". È quanto si legge in un post pubblicato sui canali social del Comitato nazionale “Sì Riforma”. "Nessuno, lei compreso, è detentore della moralità e dell'etica pubblica. Questa presunzione di superiorità morale è francamente insopportabile - continua - Confidiamo che, come al solito, messaggi di questo tipo spingano ancor di più gli italiani a votare per dimostrare che per esprimere il loro voto non hanno bisogno di una patente da parte vostra. Siamo tutti abbastanza grandi e informati. Grazie. Noi votiamo orgogliosamente Sì! Questa volta il giudice sei tu. Non Gratteri”.
"Le parole di Gratteri sono di una gravità incredibile. Voterò Si al referendum, ma non mi verrebbe mai in mente di catalogare chi farà una scelta diversa in questo modo indegno", scrive Carlo Calenda sui social.
"E insomma: arrestateci tutti, signor Procuratore Gratteri. Prepari milioni di pagine da riempire nel registro degli indagati dove saranno elencati i milioni di cittadini perbene che con il loro SI approveranno la riforma costituzionale che servirà anche ad evitare che pubblici ministeri asini di democrazia e rispetto delle persone siano collocati in ruoli di straordinaria delicatezza istituzionale. E saranno milioni di cittadini liberi, totalmente liberi rispetto alla schiavitù dell’ideologia che tiene prigioniero il procuratore Gratteri”, dichiara Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera, deputato di Forza Italia.
“Sono dichiarazioni gravissime, del tutto sprovviste di fondamento, che non hanno nessuna pertinenza con la riforma, è una riforma che riguarda le persone per bene, si vuole una giustizia che tuteli taluni magistrati correntizi, quelli che fanno del potere una categoria che sovrasta il dovere”, quanto detto dal viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, in videocollegamento con un evento per il Sì al referendum di Forza Italia in corso a Napoli.
“La paura della probabile sconfitta al referendum sulla giustizia rende i promotori del No particolarmente disorientati, aggressivi e talora fuori da ogni ragionevolezza. Il procuratore Nicola Gratteri arriva a sostenere che ‘le persone perbene’ voteranno No, mentre ‘gli imputati, gli indagati, la massoneria deviata’ voteranno Sì. È indecente, è una mancanza di rispetto nei confronti di milioni di cittadini italiani che alza il livello dello scontro della campagna referendaria. Sono parole che insultano tanti irreprensibili magistrati, illustri giuristi anche di sinistra, come Augusto Barbera, Cesare Salvi e molti altri. Ritengo oltremodo grave che al clima avvelenato contribuisca un Procuratore della Repubblica. Tali spropositi confermano la necessità di questa riforma che rende il giudice pienamente terzo e indipendente, come vuole la Costituzione.” Così in una nota Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia.
A commentare le dichiarazioni del magistrato, condividendo il video su X, è anche il segretario Nazionale del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin: "Non ho mai - scrive - partecipato a crociate contro il procuratore Gratteri, che ebbi l’onore di conoscere molti anni fa. Perché so che, in contesti di legalità estremamente precari quali quelli in cui spesso ha operato, anche atteggiamenti come i suoi (che pur ho raramente condiviso) possono trovarsi essere, tragicamente, il male minore. Ma - aggiunge - non riesco a trovare le parole per quanto queste parole mi indignino. Ancor più al pensiero che stiamo parlando del capo di una delle procure più importanti d’Italia. Se è così che i sostenitori del NO intendono mettere in atto “la rimonta”, penso che abbiano qualcosa su cui riflettere", la conclusione.
"Nicola Gratteri è un magistrato stimato e con una importante storia di impegno per la legalità e proprio per questo le sue affermazioni sembrano ‘parole dal sen fuggite’: distinguere chi è per bene dai delinquenti in base al voto referendario è offensivo nei confronti di milioni di persone, oltre che essere una sciocchezza sesquipedale. Gratteri dovrebbe scusarsi per quanto detto. Sarebbe grave se lui ed i comitati del no davvero pensassero una cosa del genere", afferma il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi.
"L’affermazione del dottor Nicola Gratteri, secondo cui voterebbero per il 'No' le 'persone perbene' e per il 'Sì' indagati, imputati e poteri deviati, non è un’opinione: è un insulto. Riduce milioni di cittadini a una categoria di sospetti e li dipinge come moralmente indegni solo per la loro scelta di voto. Qui si è oltrepassato il limite". Così in una nota la giunta dell’Unione Camere Penali italiane. "Un magistrato, per il ruolo che ricopre non può permettersi parole che dividono, diffamano e deformano la realtà. Non è libertà di espressione: è delegittimazione del pluralismo. E quando simili esternazioni provengono da chi amministra la giustizia - prosegue la nota - il danno non è personale ma istituzionale, perché incrina la credibilità dell’intera magistratura. Per l’Ucpi, "le consuete iperboli retoriche del dottor Gratteri sono note. Ma dopo le false affermazioni attribuite al dottor Giovanni Falcone, questa ennesima forzatura appare come una recidiva che inquina il confronto elettorale con disinformazione e allarmismo. È il volgare attacco di chi non ha argomenti, un moralismo antipluralista che svuota il confronto democratico e sostituisce il merito delle idee con la delegittimazione personale. Non è dibattito: è greve propaganda. Per questo ci auguriamo un richiamo da parte del Presidente della Repubblica, quale garante dell’equilibrio istituzionale e Presidente del Cosiglio Superiore della Magistratura, a tornare nell’alveo di un conforto rispettoso sul merito della riforma".
“In relazione alle dichiarazioni rese dal Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, sul referendum sulla riforma della magistratura, si informa che sarà proposta l’apertura di una pratica presso il Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura. L’iniziativa è finalizzata a verificare il contenuto e il contesto delle affermazioni pubbliche rese, con particolare attenzione al requisito dell’equilibrio, essenziale nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e nella tutela del prestigio dell’ordine giudiziario. Contestualmente, sarà interessato il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione per valutare l’eventuale sussistenza di profili disciplinari”, riferisce il consigliere laico del Csm, Enrico Aimi.
“Le dichiarazioni in cui si attribuisce una qualificazione morale ai cittadini in base al voto, definendo ‘persone per bene, chi voterebbe “No” e ‘indagati, imputati e massoneria deviata’ chi voterebbe “Sì”, sono di gravità istituzionale rilevante e risultano incompatibili con i principi di imparzialità, misura e terzietà che devono caratterizzare ogni magistrato in servizio, soprattutto titolare di funzioni requirenti di vertice - sottolinea Aimi - Non si può ridurre il referendum a una partita tra guardie e ladri: il voto è libero, personale e segreto, e ogni cittadino ha diritto di esprimere la propria scelta senza essere delegittimato o moralmente squalificato”.
“Il referendum rappresenta uno strumento costituzionale di esercizio della sovranità popolare e il confronto sulle riforme della giustizia deve svolgersi sul piano delle argomentazioni giuridiche e delle valutazioni di merito, nel rispetto reciproco e dei principi istituzionali. L’iniziativa assunta - conclude Aimi - è volta a tutelare l’immagine di indipendenza, neutralità e credibilità della magistratura, presidio imprescindibile dello Stato di diritto”.