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Covid, Lo Caputo (UniFg): "Non trascurare pazienti fragili in fase post pandemia"

Il professore associato di Malattie infettive del policlinico Riuniti di Foggia e dell’università di Foggia: "Al minimo sospetto devono fare test, se positivo in day hospital si somministra monoclonale che aiuta a eliminare virus"

Covid, Lo Caputo (UniFg):
15 giugno 2023 | 17.19
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"L’utilizzo degli anticorpi monoclonali in questa fase post pandemica nell’infezione da Covid-19 sicuramente ha un ruolo molto importante nella popolazione fragile. Ormai anche la popolazione generale vuole giustamente dimenticare quello che abbiamo passato, però non dobbiamo assolutamente trascurare e tralasciare le persone fragili perché hanno una immunocompromissione indotta da alcune terapie o da altre patologie oppure sono immunocompromesse per problemi di età”. Lo ha detto Sergio Lo Caputo, professore associato di Malattie infettive del policlinico Riuniti di Foggia e dell’università di Foggia, a margine del congresso 'Icar-Italian conference on aids and antiviral research’, in corso a Bari.

"L’utilizzo di anticorpi monoclonali, soprattutto sotrovimab - aggiunge - ha anche una funzione effettrice sul sistema immunitario perché lo aiuta a eliminare il virus. L’esperienza clinica - osserva Lo Caputo - conferma l’efficacia nei pazienti fragili della somministrazione precoce di sotrovimab. Non dobbiamo dimenticare che il problema principale che stiamo affrontando in questi mesi è la diagnosi tardiva di Covid", sottolinea l'infettivologo. "Nessuno ormai vuole fare più il test, ma nella persona fragile, appena c’è qualche sospetto, conviene assolutamente fare il tampone e, in caso di positività, inviarlo ai reparti di Malattie infettive dove, in regime di day service senza ricovero, si somministra il sotrovimab”.

Tornando al tema del congresso 'dalla prevenzione alla cura, pronti per nuove sfide' nell'Hiv, Lo Caputo sottolinea che "l’esperienza della pandemia ci ha insegnato quanto è importante la prevenzione" che vale anche "nelle infezioni sessualmente trasmesse. La cultura del test rapido - ribadisce - è una cultura che abbiamo imparato durante la pandemia, quindi fare i test rapidi vuol dire fare diagnosi precoce, agire tempestivamente, diminuire il numero di persone che si possono infettare e - conclude - curare le persone che si sono infettate”.

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