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Quali sono stati i 20 peggiori disastri naturali del 2023, c’è anche l’Emilia-Romagna

15 gennaio 2024 | 17.21
LETTURA: 6 minuti

Oltre 200.000 dollari di danno pro-capite per gli emiliani colpiti dalle tre alluvioni

Uomo con bici in alluvione - Canva
Uomo con bici in alluvione - Canva

Il 2023 è stato un anno contrassegnato dai disastri naturali, che risparmiano sempre meno territori. Tra i 20 disastri naturali dell’anno appena trascorso, Christian Aid inserisce anche le alluvioni in Emilia-Romagna che occupano il sesto posto di questo elenco.

Il titolo scelto dall’organizzazione per il report è abbastanza esplicativo: “Counting the cost 2023, a year of climate breakdown.

Ora si può dire che il 2023 sia stato l’anno più caldo mai registrato. Gli effetti dei cambiamenti climatici sono sempre più evidenti, soprattutto nell’aumento della frequenza e della gravità delle catastrofi legate al clima. Inondazioni, tempeste, ondate di calore e siccità stanno diventando più intensi, e la scienza dell’attribuzione climatica sta indicando chiaramente che il cambiamento climatico è la causa delle catastrofi più intense”.

Tanti i modi per quantificare le conseguenze dei disastri naturali, tra cui quello che misura il peso economico pro-capite, scelto dall’Ong: “Ciò che spesso è meno chiaro, al di là dell’impatto immediato che vediamo nei reportage sulle case spazzate via o sulle colture distrutte da siccità e calura, è come i costi umani più profondi vengano sopportati. Un modo per comprendere il costo dei cambiamenti climatici è stimare gli impatti economici delle catastrofi legate al clima. Questo rapporto utilizza una nuova metodologia per fornire dati e analisi sulle catastrofi legate al clima che hanno avuto il maggiore impatto economico per abitante nei paesi in cui sono avvenute”, si legge nel report.

Quali sono i 20 disastri climatici peggiori del 2023

In cima alla top 20 si trovano gli incendi che hanno sconvolto le Hawaii nell’agosto 2023, con un costo di oltre 4.000 dollari a persona, seguiti dai 1.455 dollari della tempesta su Guam (maggio) e i dai 947 dollari della tempesta che ha colpito Vanuatu (marzo). Questi ultimi due sono anche gli eventi estremi con maggiore incidenza sul pil del Paese. Basti pensare che i costi dei disastri climatici del 2023 rappresentano circa 1/4 del reddito annuale di ogni vanuatese.

Nella classifica è presente anche l’Italia, che si posiziona al sesto posto con i 164 dollari pro capite dell’alluvione di maggio in Emilia-Romagna, mentre al 20° posto troviamo i 9 dollari a persona delle inondazioni in Perù di aprile. Chiaramente il peso pro-capite dei vari disastri ambientali è proporzionato al costo della vita nei vari paesi.

[fonte: Christian Aid]

Più danni per i più poveri

L’estremizzazione dei fenomeni colpisce più frequentemente i paesi poveri sia per motivazioni geografiche che economiche, come spiega il rapporto: “Alcuni Paesi – attraverso una combinazione di dimensioni, geografia, livello di reddito e altri fattori – sono più inclini a subire disastri economicamente costosi”.

“È importante notare – spiegano gli autori del report – che c'è una netta sovrapposizione tra i disastri presenti in questa lista dei 20 più significativi in base alla popolazione e le liste equivalenti dei 20 principali disastri climatici analizzati in base al numero totale di persone colpite e al costo totale dei disastri (senza controllare i costi pro capite). Ciò significa che, indipendentemente dal modo in cui viene compilata la lista dei 20 disastri climatici 'peggiori', c’è una correlazione molto stretta tra persone colpite (uccise, ferite, sfollate, ecc.), costi economici totali e costi economici su base individuale media nel paese interessato”.

Chiaramente, i paesi più ricchi possono contare su maggiori risorse e mezzi per la prevenzione e la ricostruzione e sul risultato finale incide anche il numero di abitanti fra i quali ripartire i costi dei disastri naturali.

[Fonte: Christian Aid]

Come spesso sottolineato su queste pagine: “C’è una doppia ingiustizia nel fatto che le comunità più colpite dal riscaldamento globale abbiano contribuito poco al problema”, commenta Patrick Watt, Ceo di Christian Aid.

Il disastro in Emilia-Romagna

Con 164 dollari di danno pro-capite a livello nazionale, le tre alluvioni che hanno colpito a maggio l’Emilia-Romagna si collocano al sesto posto nella classifica delle 20 peggiori catastrofi naturali nel 2023, anche se la correlazione con il cambiamento climatico è meno forte che negli altri casi.

Il danno economico assume dimensioni enormi se spalmato solo sulle persone direttamente interessate dalle alluvioni arrivando a oltre 200.000 dollari di danno pro capite.

“A differenza di molte altre catastrofi analizzate in questo rapporto, la scienza dell'attribuzione ha riscontrato che il cambiamento climatico ha avuto solo un ruolo limitato nelle inondazioni. La regione dell’Emilia-Romagna sta vivendo livelli di pioggia in linea con la storia recente, ma ha subito gravi inondazioni a maggio a causa di tre periodi di intense precipitazioni in rapida successione.

Anche con una causa di cambiamento climatico limitata – spiega Christian Aid – abbiamo deciso di includere questa catastrofe nella nostra analisi degli eventi meteorologici correlati al clima, poiché il cambiamento climatico in generale implica una maggiore frequenza e acuità di tali eventi atmosferici. Possiamo quindi prevedere che eventi 'previsti' o 'normali' si verifichino più spesso. Per coloro che vivono gli impatti di una tale catastrofe, è di scarso conforto sapere che la loro situazione potrebbe essere considerata all'interno dei limiti 'normali' delle precipitazioni anziché degli impatti del cambiamento climatico”.

Il rapporto analizza quindi quali sono state le conseguenze delle inondazioni in Emilia-Romagna: “Hanno causato la morte di 15 persone e coinvolto complessivamente circa 46.000 persone, molte delle quali sfollate dalle loro case. 23 fiumi sono straripati e ci sono stati oltre 1.000 frane che hanno interessato più di 100 comuni. Gli impatti delle intense e persistenti piogge sono stati maggiori rispetto alla storia a causa di uno sviluppo urbano più denso, con conseguente minore drenaggio. […]

I costi economici delle inondazioni sono stati estesi, ammontando a circa 10 miliardi di dollari. Anche se meno di un italiano su mille è stato direttamente colpito dalle inondazioni, il costo medio pro capite su una popolazione totale di quasi 60 milioni è stato di circa 164 dollari ciascuno. Nonostante non sia una somma molto elevata se distribuita su tutta la popolazione, l’importo per coloro che sono stati direttamente colpiti è probabilmente superiore a 200.000 dollari pro capite, a causa dei danni alle case e ad altre infrastrutture vitali. Il governo ha varato una legislazione per un pacchetto da 1,6 miliardi di euro, la maggior parte dei quali è stata destinata a un fondo di recupero per i lavoratori”, conclude il rapporto sulle alluvioni che hanno devastato l’Emilia-Romagna nel 2023.

Come ridurre l’impatto ambientale per il futuro

L’anno appena trascorso ha anche registrato un surriscaldamento di +2°C rispetto al periodo preindustriale per la prima volta nella storia. Un altro segnale che invita i governi e gli enti sovranazionali ad accelerare il percorso di transizione ecologica e intervenire sulla sicurezza. Ecco quali sono le azioni suggerite da Christian Aid per ridurre la frequenza di tragedie naturali:

- rendere le comunità più resilienti, ad esempio investendo nell’agroecologia, che contribuisce a prevenire le emissioni;

- aumentare gli investimenti in allarme rapido e azione preventiva;

- aumentare le risorse per monitorare e misurare gli impatti dei disastri e condividere informazioni a livello transfrontaliero, in modo da favorire azioni e risposte tempestive e strategie efficaci;

- investire in una protezione sociale efficace, che si attivino quando le case e i mezzi di sussistenza sono stati danneggiati.

“Laddove gli impatti vanno oltre ciò a cui le persone possono adattarsi, il fondo per le perdite e i danni (reso operativo con la Cop28, ndr.) deve essere finanziato per risarcire i Paesi più poveri per gli effetti di una crisi che non è stata provocata da loro”, chiosa l’amministratore delegato Patrick Watt.

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