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Viaggio nel microbiota: 'Enteroartriti, il complesso legame tra intestino e sistema muscolo-scheletrico'

12 aprile 2024 | 11.50
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Talvolta vengono ancora oggi definite artriti sieronegative "perché non associate alla presenza nel siero, e quindi nel sangue dei pazienti, del fattore reumatoide o degli anticorpi anti-citrullina o di eventuali autoanticorpi tipici delle più canoniche malattie reumatiche a genesi autoimmune. E abitualmente vengono correlate a severe malattie intestinali, come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Si tratta delle artriti enteropatiche o enteroartriti, patologie infiammatorie delle articolazioni, clinicamente caratterizzate da dolore e rigidità soprattutto avvertiti al risveglio, con conseguente difficoltà nei movimenti, tumefazione delle sedi articolari colpite più frequentemente rappresentate da polsi, mani, ginocchia, caviglie. E’ frequente che le riaccensioni dell’infiammazione articolare siano anticipate ed accompagnate da turbe intestinali non necessariamente legate ai quadri clinici più severi delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino (come ad esempio la malattia di Crohn o la rettocolite ulcerosa)". E’ delle enteroartriti che si occupa la tappa odierna del viaggio esplorativo, guidato dall’immunologo Mauro Minelli, nel mondo e sorprendente del microbiota umano".

Ma cosa c’è alla base delle enteroartriti? E’ un processo immunologico o c’è dell’altro? "E’ assai frequente riscontrare nei pazienti con enteroartrite una più o meno profonda alterazione della permeabilità intestinale, con un prevalente danneggiamento della mucosa che riveste l’intestino tenue - risponde Minelli - In individui geneticamente predisposti, questi danni di parete possono favorire l’espansione di alcuni batteri componenti della flora intestinale, chiamati 'opportunisti', e la loro trasformazione in ‘patobionti’ cioè microrganismi che, una volta preso il sopravvento, sono capaci di alimentare e sostenere l’infiammazione".

"A generare il danno infiammatorio, che potrà poi compromettere anche la funzionalità delle articolazioni, più che i batteri in quanto tali, sono i prodotti metabolici derivanti da queste comunità batteriche disbiotiche (cioè alterate nella loro composizione qualitativa e quantitativa), capaci di promuovere cambiamenti patologici a livello non solo locale ma anche sistemico - osserva l'immunologo - Primeggia tra questi metaboliti l’acido solfidrico (H2S) capace di produrre, oltre ad un’immediata percezione soggettiva di gonfiore addominale e turbe digestive, anche un danno progressivo nella struttura della parete intestinale. L’aumento della permeabilità, a sua volta, rende possibile una elevata traslocazione, attraverso la barriera danneggiata e verso il circolo sanguigno, di lipopolisaccaride batterico (Lps: endotossina prodotta soprattutto da batteri Gram– commensali e patogeni]. Una eccessiva liberazione di Lps batterico può diventare un importante fattore di rischio per diversi quadri patologici potendo incrementare, attraverso l’innesco di meccanismi immunologici, la produzione di potenti mediatori dell’infiammazione (citochine e adipochine) che, oltre che sul sistema muscolo-scheletrico (enteroartriti), fanno sentire i loro effetti anche sul comparto vascolare (vasculiti)".

"In quanto alle terapie, i classici farmaci antinfiammatori (Fans, COX 2), ammesso che possano risultare realmente efficaci nel controllare la sintomatologia dolorosa articolare, nelle enteroartriti - chiarisce - vanno prescritti sempre con grande attenzione e prudenza potendo peggiorare l’infiammazione intestinale ed il danno mucosale di barriera. Buona norma sarebbe quella di evitare di provare un secondo antinfiammatorio nel caso in cui il paziente dovesse non aver tollerato il primo".

"Prima di passare alla progressiva prescrizione di farmaci diversi (dal cortisonico, all’immunosoppressore e fino al farmaco ‘biologico’), potrebbe essere opportuno verificare lo stato strutturale e funzionale della barriera intestinale attraverso un test dedicato che, magari associato ad indagini valutative e complete della qualità e quantità dei ceppi batterici intestinali, potrà essere un importante strumento finalizzato a sviluppare terapie e integrazioni pre- e pro-biotiche personalizzate e mirate al ripristino della funzionalità di barriera", conclude Minelli.

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