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CARTA VINI

Con Giovanni Siani ci tuffiamo nella carta vini del Re Maurì, una stella Michelin

Oggi andiamo in Costiera Amalfitana, al confine tra Salerno e Vietri sul Mare, dove si trova Re Maurì. Il ristorante, che fa parte del Lioyd’s Baia Hotel, ha una carta dei vini da oltre 1200 etichette e una meravigliosa terrazza a picco sul mare.

Con Giovanni Siani ci tuffiamo nella carta vini del Re Maurì, una stella Michelin
28 aprile 2023 | 15.57
LETTURA: 2 minuti

Nato nel 2014 da un’idea del Gruppo Marinelli, Re Maurì ottiene la stella Michelin nel 2016, dopo appena due anni. Lo chef è Lorenzo Cuomo che ama i sapori autentici e cerca di carpire l’essenza di ogni ingrediente. Il suo menù, continuamente in divenire, fonde con grande eleganza tradizioni, suggestioni e territori diversi. Per la rubrica Carta Vini abbiamo intervistato Giovanni Siani, Maître e Sommelier del ristorante, che ci ha aperto le porte della cantina, uno scrigno pieno di tesori da scoprire.

Ci racconti la cantina del Re Maurì?

Oltre 1200 etichette tra vini regionali, nazionali e grandi internazionali. C’è tanta ricerca, che è la cosa che mi piace di più del mio lavoro. Ci tengo a proporre vini particolari, produzioni anche piccolissime, vere e proprie “chicche” che raccontano qualcosa del proprio territorio d’origine. Per questo mi piace il vino: perché ti fa viaggiare e infatti ho bottiglie da tutto il mondo. Per quanto riguarda l’estero, la Francia la fa da padrona. Amo molto i Riesling, soprattutto austriaci e tedeschi. Ho vini portoghesi, georgiani, libanesi, greci. Poi Nuovo Mondo, ho persino un vino cinese! C’è veramente di tutto nella mia carta.

E l’Italia?

L’Italia rappresenta la fetta più grande, almeno il 70%. Ho tutte le ragioni, ovviamente più o meno rappresentate.

Anche il Molise?

Sì, anche il Molise! (Ride, ndr)

Il naturale ti interessa?

Sono molto appassionato. I vini naturali e biodinamici mi emozionano perché escono dagli schemi tradizionali. In carta però non c’è una sezione a parte, mi piace proporli e raccontarli. E quando mi accorgo che il cliente ha delle chiusure rispetto a questo mondo, per me diventa una sfida: apro la bottiglia e faccio assaggiare il vino senza anticipare nulla. Se vedo che viene apprezzato, allora spiego che è un vino naturale. Molto spesso è solo un pregiudizio.
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