Caso Ranucci, De Gregorio: "Con Lavitola devo 23 milioni allo Stato ma pago solo io"

L'ex senatore Sergio De Gregorio, che con l'imprenditore arrestato con l'accusa di essere il presunto mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci condivide una condanna contabile, ha parlato in un'intervista al Fatto Quotidiano

Valter Lavitola - Foto Archivio
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09 settembre 2026 | 12.22
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"Se Lavitola ha restituito qualcosa, di quei 23 milioni? Non credo proprio". A parlare con 'il Fatto Quotidiano' è l'ex senatore Sergio De Gregorio, che con l'imprenditore arrestato con l'accusa di essere il presunto mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci condivide una condanna contabile. Entrambi devono risarcire alla Presidenza del Consiglio 23.879.502 di euro per i contributi ricevuti da 'L’Avanti!', incassati - ricorda il quotidiano - "secondo la Corte dei conti, con fatture per operazioni inesistenti e 'strillonaggio' fittizio". A lui lo Stato pignora il vitalizio. "Non posso pagare, sono nullatenente. Campo con l’aiuto dei miei fratelli", dice. "Da Lavitola, per quel che risulta, nulla", scrive il Fatto che ha scoperto, però, che al Cefalù, il bistrot riconducibile a Lavitola sono arrivati altri soldi pubblici: "9.576 euro di Fondo ristorazione nel 2021 e, nel 2022, la garanzia dello Stato su un prestito da 100 mila euro, garantito per 80 mila, più due esenzioni Irap. Tutti al Registro nazionale degli aiuti di Stato".

De Gregorio: "Con Lavitola devo 23 milioni allo Stato ma pago solo io"

Intanto nella memoria depositata dalla compagna di Lavitola, Natalia Potenza, "legale rappresentante a tutte le date degli aiuti", annota il quotidiano, spunta il nome di De Gregorio, che, però precisa: "Non la conosco", sottolineando anche che i rapporti con Lavitola si sono interrotti nel 2019 ("Mai più visto e sentito"). A quello stesso anno risale un incontro al Cefalù. "Lì Lavitola gli spiegò che il ristorante era di una coop - scrive 'il Fatto Quotidiano' -. E gli raccontò dell’Avanti!: 'Mi disse quello che già sapevo: che il giornale era di Berlusconi e lui aveva lavorato come prestanome'. Ora voleva essere risarcito: 'Cinquanta milioni per i debiti e per sé'".

De Gregorio, comprendendo che "c’era un disegno pressorio" depositò un esposto in Procura a Roma, a Milano e alla Consob. "Non se ne occupò nessuno - scrive ancora il Fatto Quotidiano -. Per una tentata estorsione ai danni di Berlusconi – 5 milioni per tacere sulle escort – Lavitola è stato condannato. E il Cavaliere ha sempre negato di essere stato estorto. 'Sul letto di morte Berlusconi ha chiesto all’avvocato di Lavitola di voler testimoniare per far sì che quel processo venisse rivisto', sostiene De Gregorio, che a questa vicenda collega tutto quel che è venuto dopo. 'Io non ho prove, ho una lettura'".

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