Caso Sangiuliano, indagine pm Roma su audio: citazione diretta a giudizio per Boccia e un giornalista

L’accusa contestata dalla procura di Roma è di interferenze illecite nella vita privata, per fatti avvenuti nello scorso agosto. I legali dell'imprenditrice di Pompei: "Stop all'accanimento giudiziario"

Maria Rosaria Boccia - Fotogramma Ipa
Maria Rosaria Boccia - Fotogramma Ipa
03 luglio 2026 | 14.09
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Citazione diretta a giudizio per Maria Rosaria Boccia e il giornalista Carlo Tarallo per la diffusione della registrazione di una conversazione privata tra Gennaro Sangiuliano e la moglie. L’accusa, contestata dalla procura di Roma, è di interferenze illecite nella vita privata, per fatti avvenuti nello scorso agosto “perché, in concorso fra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e anche in tempi diversi, diffondevano frammenti della registrazione della conversazione intrattenuta” tra l’ex ministro e la moglie, “registrazione che - secondo l’accusa - Boccia si era procurata indebitamente avendo imposto a Sangiuliano di tenere aperta la conversazione telefonica con lei mentre parlava con la moglie sotto la minaccia di recarsi a casa loro, pubblicandoli sui canali social Facebook ed Instagram della testata giornalistica Anteprima 24 e sul sito on line della stessa” lo scorso 26 agosto.

Nel procedimento, coordinato dalle pm Barbara Trotta e Giulia Guccione, risultano parti offese l’ex ministro e la moglie. Ora Boccia e il giornalista dovranno comparire nell’udienza predibattimentale davanti al Tribunale di Roma il prossimo 3 dicembre.

Per ottobre è invece fissato il processo che vede imputata l'imprenditrice di Pompei per stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e una contestazione relativa a false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di eventi.

Legali Boccia: "Stop all'accanimento giudiziario"

"La difesa apprende con immenso stupore quanto notificato in data odierna. All’esito delle indagine è stata prodotta una capillare memoria che probabilmente non è stata neanche letta" affermano, in una nota, gli avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, legali di Maria Rosaria Boccia. "I frammenti diffusi nell’intervista - spiegano gli avvocati Di Deco e Petruzzi - presentavano il logo di una trasmissione televisiva (nella fattispecie Report) e di conseguenza erano all’epoca dei fatti reperibili in rete. L’unica condotta posta in essere dalla dottoressa Boccia nel caso di specie è stata l’approvazione della collaborazione, inviata dalla testata Anteprima24 via social dell’intervista stessa, al pari di altri tantissimi utenti. Sarebbe ora che termini questo accanimento giudiziario - concludono i due legali - ad ogni modo siamo certi che venga dimostrata l’assoluta assenza di responsabilità in capo alla nostra assistita nel corso del processo".

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