Famiglia nel bosco, tribunale allontana madre dai bimbi: "Ostile e squalificante". Meloni: "Senza parole"

Il Tribunale dell'Aquila ha stabilito che i tre figli verranno portati in un'altra struttura protetta e Catherine non li potrà seguire

Giorgia Meloni (Afp), nel riquadro Nathan e Catherine
Giorgia Meloni (Afp), nel riquadro Nathan e Catherine
06 marzo 2026 | 11.10
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato oggi, venerdì 6 marzo, sui social la decisione del Tribunale per i Minorenni dell'Aquila che ha disposto l'allontanamento della madre della famiglia nel bosco dai suoi figli. Secondo la premier "il compito dei Tribunali per i Minorenni è quello di tutelare i bambini e gli adolescenti di fronte ai casi di maltrattamento, abuso o abbandono, agendo nel superiore interesse del minore". "E dove sarebbe il superiore interesse del minore - chiede -, quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per stare mesi e mesi in una casa famiglia, sempre più soli, perché i giudici del Tribunale dei Minorenni non condividono lo stile di vita della famiglia?".

"Secondo quanto riportato dall’Autorità garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza - che ha chiesto la sospensione del provvedimento di trasferimento dei bambini, con conseguente allontanamento dalla madre - le perizie indipendenti sulla salute dei minori hanno già segnalato uno stato di disagio e sofferenza. Queste decisioni del Tribunale stanno migliorando o peggiorando le condizioni di questi bambini? È lecito domandarselo", osserva ancora Meloni che ha chiesto anche che "il Parlamento approvi presto Ddl sui minori".

"Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion, la 'famiglia nel bosco', mi lasciano senza parole", scrive. "Dopo aver deciso di affidare ai servizi sociali tre bambini che vivevano con i genitori nella natura e di collocarli in una casa-famiglia, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha stabilito di allontanare la madre dalla struttura protetta dove le era concesso di stare insieme ai figli e di separare anche i minori. È una decisione - rimarca la leader di Fdi - che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre. Il mio pensiero va ai bambini e ai loro genitori colpiti da una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico".

Garante per l'Infanzia: "Sospendere provvedimento, voglio incontrare i bimbi"

Per l'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza Marina Terragni va ripensata la decisione di trasferire i bambini dalla struttura della casa famiglia di Vasto senza la madre Catherine. "Da notizie di stampa apprendiamo che – probabilmente oggi stesso – i minori Trevaillon verranno spostati dalla casa famiglia, che li ospita da ormai quattro mesi per essere destinati a un’altra struttura, e che la madre Catherine Birmingham non li seguirà nella nuova destinazione, venendo separata da loro". “In nome del principio inaggirabile del superiore interesse del minore – che è e deve restare sempre e saldamente al centro di questi provvedimenti – auspico un ulteriore approfondimento medico indipendente sulla base di quanto già verificato. Approfondimento atto a verificare le possibili conseguenze di questo trasferimento-separazione sulla salute dei tre bambini. E auspico pertanto che la decisione di trasferire i minori separandoli dalla madre venga sospesa in attesa degli esiti di questo nuovo esame”.

L'Autorità garante per l'Infanzia e l'Adolescenza vuole incontrare i bambini della famiglia nel bosco. Marina Terragni ha scritto a tal proposito al Tribunale per i minorenni dell’Aquila e ad altre autorità. "Mi farò accompagnare da consulenti indipendenti" annuncia la Garante. Le richieste di incontro sono state indirizzate, oltre che al presidente del Tribunale per i minorenni, anche alla Procura presso lo stesso tribunale, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dell’Aquila e alla tutrice.

L'ordinanza del tribunale dell'Aquila

Il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha disposto il trasferimento in un'altra comunità educativa dei tre figli della coppia Trevallion Birmingham, interrompendo la convivenza con la madre all’interno della struttura che li ha finora ospitati a Vasto. Il provvedimento è contenuto in una nuova ordinanza con cui il collegio, presieduto dalla giudice Cecilia Angrisano, ha rivalutato la situazione alla luce delle relazioni depositate dal servizio sociale, dalla casa-famiglia e dal servizio di Neuropsichiatria infantile, evidenziando come la presenza costante della madre sia divenuta "gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori".

I tre bambini erano stati collocati in comunità dopo la sospensione della responsabilità genitoriale dei genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. Una decisione motivata, già nei precedenti provvedimenti, dalla mancata collaborazione con i servizi sociali e dal rifiuto di aderire agli interventi di supporto proposti. In particolare, i genitori avevano respinto l’accesso settimanale a un centro socio-psico-educativo, destinato a favorire la socializzazione dei figli e il sostegno alla genitorialità, interrompendo successivamente anche i contatti con gli operatori e impedendo verifiche dirette sulle condizioni dei bambini. Dalle relazioni depositate nelle ultime settimane emerge, tuttavia, che nei primi giorni successivi al collocamento i minori avevano mostrato una reazione positiva al nuovo contesto. Secondo quanto riferito dalla casa-famiglia, "a distanza di una settimana dal loro inserimento hanno esplorato con entusiasmo la casa e si sono compiaciuti degli ambienti e dei giochi messi a disposizione".

Con il passare del tempo i bambini avevano iniziato a partecipare alle attività ludiche con maggiore spontaneità e a condividere momenti di gioco con gli altri ospiti della struttura, pur mantenendo alcune difficoltà soprattutto nella fase dell'addormentamento. L'osservazione diretta dei minori ha, inoltre, consentito ai servizi di accertare una situazione di grave ritardo nell'apprendimento, in particolare per quanto riguarda la primogenita. Secondo il servizio sociale la bambina "si trova ancora in una fase alfabetica e non ortografica", non riuscendo a sillabare correttamente le parole né a mettere insieme i numeri. Una condizione che, secondo il tribunale, indicherebbe l'assenza di un percorso educativo adeguato nonostante l'obbligo scolastico. La madre avrebbe spiegato agli operatori di condividere un modello educativo secondo cui l’apprendimento formale dovrebbe iniziare solo dopo i sette anni, perché "il cervello è maggiormente predisposto ad apprendere dopo aver fatto esperienze dirette nella natura". Una visione che, osserva il collegio, "confligge con l'obbligo di istruzione previsto dalla normativa". Per colmare le lacune era stato quindi avviato un percorso didattico con una maestra incaricata di seguire i bambini alcune ore alla settimana. Anche in questo caso, tuttavia, le relazioni degli operatori descrivono un clima di crescente tensione. In particolare la madre avrebbe manifestato atteggiamenti ostili nei confronti delle educatrici e dell’insegnante, arrivando in alcune circostanze a contestare apertamente le modalità delle lezioni e a scoraggiare la collaborazione dei figli. "Nonostante i tentativi di dialogo – riferiscono gli educatori – Catherine è spesso ostile e squalificante, deride i nostri tentativi di trovare un punto di incontro e non si fida di nessuno".

Con il passare delle settimane la situazione sarebbe ulteriormente degenerata, con episodi di forte conflittualità all’interno della struttura. Secondo quanto riportato nelle relazioni della casa-famiglia, i bambini avrebbero iniziato a mettere in atto comportamenti distruttivi e aggressivi, rompendo oggetti e tentando in alcune circostanze di colpire le educatrici con bastoni ricavati da persiane danneggiate. In uno di questi episodi un’operatrice ha riportato piccoli tagli a una mano e sotto il mento. Gli operatori sottolineano, inoltre, che la madre avrebbe progressivamente ignorato le regole organizzative della comunità, portando i figli nel proprio alloggio al piano superiore per lunghi periodi e impedendo di fatto la supervisione del personale. "Decide e attua in maniera autonoma e contraria alle direttive – si legge nella relazione – rimandando ai bambini di non dare importanza alle nostre osservazioni".

Alla luce di questo quadro la casa-famiglia ha segnalato l'impossibilità di proseguire l’intervento educativo nelle condizioni attuali, chiedendo una valutazione urgente di soluzioni alternative. Il tribunale ha, quindi, ritenuto che la permanenza della madre nella struttura non fosse più sostenibile e che la situazione rischiasse di compromettere non solo il percorso dei tre minori, ma anche la serenità degli altri ospiti. "La condotta tenuta dalla madre – scrivono i giudici – è divenuta fonte di grave pregiudizio non solo per l'istruzione dei figli ma anche per il loro equilibrio psichico, per la loro educazione e persino per la loro incolumità". Per questo il collegio ha disposto il trasferimento dei bambini in un’altra comunità educativa, con l’interruzione della convivenza con la madre e la prosecuzione degli interventi dei servizi sociali e sanitari. Restano comunque previsti incontri protetti e contatti a distanza tra la donna e i figli, mentre i servizi sono stati invitati a valutare anche un possibile incremento della frequentazione con il padre, descritto nelle relazioni come collaborativo e capace di rassicurare i bambini durante gli incontri.

Nell’ordinanza i giudici affrontano anche il tema dell’esposizione mediatica della vicenda, definita particolarmente critica. Dalla documentazione acquisita, scrive il tribunale, emergerebbero "in diversi casi gravi violazioni dell’articolo 5 del Testo unico dei doveri del giornalista e della Carta di Treviso", le norme che tutelano l’identità e la riservatezza dei minori. Il collegio sottolinea tuttavia di non disporre di elementi sufficienti per procedere a segnalazioni disciplinari agli organismi competenti. Il provvedimento richiama infine la necessità di proseguire il percorso educativo e sanitario dei bambini, tenendo conto delle indicazioni della Neuropsichiatria infantile che suggerisce un inserimento graduale nel sistema scolastico pubblico. Una soluzione che, secondo il tribunale, consentirebbe di garantire "il diritto all’istruzione, allo sviluppo di relazioni sociali e alla crescita delle competenze relazionali dei minori".

L'avvocato della famiglia nel bosco: "Le stupidaggini possono farle tutti"

"Le stupidaggini possono farle tutti, nessuno è esente dalle stupidaggini" ha commentato Marco Femminella, avvocato della famiglia Trevallion. E secondo Marina Aiello, una delle psicologhe che compone il team dei periti della cosiddetta famiglia nel bosco, un eventuale allontanamento rappresenterebbe "uno sconvolgimento che, qualora fosse confermato, costituirebbe un’escalation di una gravità enorme". Nella struttura protetta i bambini sono ospitati da circa quattro mesi. Intanto, proprio oggi prende il via la perizia psicologica disposta dal tribunale sui tre bambini. Gli accertamenti serviranno a valutare il loro stato psicologico e il contesto familiare in cui sono cresciuti.

Psichiatra Cantelmi: "Famiglia smembrata è un nuovo trauma per i bambini"

"Questa ordinanza viene emessa durante una perizia, quella sui bambini, di cui critichiamo fortemente la metodologia, affidata a una psichiatra che di giorno non fa la psichiatra ma lavora in una struttura per anziani e non si occupa di minori e a una ausiliaria che non ha competenze sui minori, come dichiara sul suo stesso sito, dove si attribuisce tantissime competenze, ma non quelle sui minori". Così all'Adnkronos lo psichiatra Tonino Cantelmi, riguardo alla separazione dei bimbi della famiglia nel bosco dalla madre, come ha disposto il Tribunale per i minorenni dell'Aquila.

"L'ordinanza accoglie l’ostinazione del servizio sociale ad attribuire tutte le cause di difficoltà a Catherine e con incredibile tranquillità non esita a smembrare ulteriormente la famiglia e a generare un nuovo trauma a questi bambini, che dovranno essere trasferiti in un’altra struttura, confrontarsi con altri adulti sconosciuti e inserirsi in altri contesti problematici. Non oso credere che tutto ciò avvenga per crudeltà, ma credo che una catena di errori in buona fede oggi generi la sostanziale incapacità di tornare indietro. Questi bimbi hanno bisogno di essere restituiti ai loro genitori. Ogni giorno in più, soprattutto in un contesto ulteriormente traumatico, genererà problemi permanenti. Ci siamo dichiarati disponibili a una collaborazione equilibrata, ma tutto ciò è caduto nel vuoto. La mia posizione umana e di sgomento, la mia posizione professionale è di incredulità. È un'ordinanza che va sospesa subito".

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