Flotilla, l'attivista italiana: "Sgomberati con violenza da forze Libia Ovest. Verso Misurata per rimpatrio"

La testimonianza all'Adnkronos di Sara Suriano, attivista pugliese nella missione di terra Land Convoy organizzata insieme dalla Maghreb Sumud e dalla Global Sumud Flotilla

Alert della Global Sumud Flotilla per gli attivisti della missione di terra fermati in Libia - Global Sumud Flotilla
Alert della Global Sumud Flotilla per gli attivisti della missione di terra fermati in Libia - Global Sumud Flotilla
25 maggio 2026 | 23.35
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"Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell'ovest nel nostro accampamento verso le 18.30. Eravamo in presidio ad attendere il rilascio delle compagne e dei compagni (i dieci attivisti fermati ieri dalle milizie della Libia dell'Est dopo aver oltrepassato il confine e ancora non rilasciati ndr), quando abbiamo visto arrivare le camionette nere con a bordo i militari. Erano tutti a volto coperto. Prima due, poi quattro, poi altri ancora. Ci siamo radunati tutti nella moschea ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l'area, di salire sui pullman e di andare via". Così all'Adnkronos Sara Suriano, attivista pugliese, descrive quanto accaduto questo pomeriggio a Sirte, nella Libia dell'Ovest, dove si trovavano lei e gli altri partecipanti della Land Convoy, la missione internazionale organizzata insieme dalla Maghreb Sumud e dalla Global Sumud Flotilla con l'obiettivo di portare aiuti umanitari al valico di Rafah, tra Egitto e la striscia di Gaza per consegnarli alla popolazione palestinese. Peraltro a Sirte il convoglio formato da circa 250 persone provenienti da diversi continenti e da automezzi, autobus, una ambulanza e camion contenenti case modulari e beni di consumo, era rimasto accampato per nove giorni proprio vicino alla stessa moschea senza che accadesse nulla.

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"Ora siamo in pullman diretti verso Misurata preceduti e seguiti dalle camionette militari", aggiunge. "Non ci è stato detto dove ci stiano portando ma abbiamo saputo dal console che siamo diretti a Misurata per il rimpatrio", aggiunge. "Ci urlavano di andare anche se chiedevamo solo di prendere i nostri effetti personali. C’è stato molto caos. Due compagne italiane erano rimaste nella moschea - dice Suriano - ma non ci è stato permesso di tornare indietro a caricarle. Abbiamo ripreso i contatti con loro e verificato che sono nell'altro bus solo ora. Un ragazzo dell'organizzazione è privo di sensi e si ipotizza un trauma cranico perché colpito da un pugno. La moschea, in cui erano rimaste alcune donne, alla fine è stata sgomberata con il gas. Alcune donne sono state strattonate, colpite alla schiena, una presa per il collo, una trascinata fuori per i piedi. Il tutto è durato sino alle 20.30 circa. Tutti e 7 i componenti della delegazione italiana che erano in Libia - rassicura - stanno bene", assicura. Intanto i dieci attivisti fermati ieri sono ancora nelle mani del governo della Libia dell'Est.

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