Un romanzo che sfida le definizioni di genere posizionandosi come un “Western delle vette”
Un romanzo che sfida le definizioni di genere posizionandosi come un “Western delle vette” o, più propriamente, un racconto di geografia dell'anima e del sacro dove l'avventura di frontiera si fonde con il misticismo alpino: è "Nello spirito dell'Orsa maggiore" di Massimo Maggiari (Il Ciliegio Edizioni, pagine 288, euro 17,00). Ambientata sul finire del XVIII secolo nel cuore dell’Impero Austro-Ungarico, la vicenda prende avvio con il ritrovamento del corpo dell’attendente Steiner, congelato in un crepaccio della Croda del Lago. Con lui viene recuperata una borsa postale contenente un messaggio enigmatico che segnerà l'inizio di una deriva irreversibile: “Il mio artiglio è sacro. Le cose del mondo sono sacre”.
Incaricato di indagare sulla richiesta d’aiuto rinvenuta nella sacca, il tenente Joseph Castelrut intraprende una pericolosa missione verso le vette, accompagnato dal sergente Dorives e dall'imperscrutabile frate Ginepro. La storia affonda le sue radici nella memoria familiare: il padre di Castelrut aveva partecipato all'assedio di Vindobona del 1683, e quell'eredità di confine sembra ora gravare sul destino del figlio. Insieme, i tre viandanti dovranno svelare il destino di Assur, una misteriosa donna giunta dall'Oriente e insidiata dalle forze oscure guidate dal Maestro della Grande Ombra. In questo contesto, Castelrut sperimenta un radicale mutamento interiore: l'abbandono dei rigidi protocolli di servizio in favore di una profonda connessione spirituale con le vette, trascendendo la rigidità del resoconto bellico per farsi narrazione mitica dell'interiorità. Lungo il cammino, la missione militare evolve in un viaggio iniziatico in cui la montagna smette di essere scenario per farsi personaggio vivo e parlante, dando vita a un vero e proprio “realismo magico alpino”.
Il testo si muove su coordinate spazio-temporali volutamente vaghe, dove la toponomastica si fa creativa fondendo le vette asburgiche con echi delle Alpi Liguri. È in questa sospensione che emerge chiaramente il modello buzzatiano: come nel Deserto dei Tartari, il racconto è pervaso da un'attesa metafisica e dal confronto con l'ignoto. Al centro del racconto, dunque, non vi è solo l'azione tipica del romanzo d'avventura, ma la possibilità di una guarigione dell’anima attraverso l’ascolto delle pulsazioni della terra, in un costante dialogo tra la razionalità occidentale dell'ufficiale imperiale e la sapienza magica d’Oriente incarnata dalla sciamana tartara.
È un’opera che esplora l’invisibile e il senso di precarietà storica, dove il “ritmo del tamburo” diventa il battito del cuore della tradizione in opposizione al nichilismo moderno, ponendosi come un ponte necessario tra la memoria del Novecento e una nuova sacralità del vivente. La scrittura di Maggiari, densa e poetica, vibra di una tensione metafisica che invita a riscoprire l’Anima Mundi tra il ghiaccio e la roccia.
La copertina è firmata da Ivo Milazzo, maestro dell'acquerello e co-creatore di Ken Parker. Noto a livello internazionale per aver firmato indimenticabili interpretazioni di icone come Tex e per le sue prestigiose incursioni nei classici della letteratura e del cinema d'autore, Milazzo lega con il suo tratto iconico il volume alla grande tradizione narrativa d’avventura e d’esplorazione.
Massimo Maggiari, nato a Genova-Nervi, vive a Charleston (South Carolina) ed è Professore Emeritus di Italian Studies presso il College of Charleston. Studioso di letteratura orfica e antropologia, è tra i principali esponenti del movimento dei Poeti Mitomodernisti. È esperto delle culture artiche e in particolare della Groenlandia, dove ha compiuto numerosi viaggi di ricerca, arrivando sull’isola anche attraverso i nuovi collegamenti aerei diretti dagli Stati Uniti, che stanno ridisegnando le geografie dell’Artico contemporaneo. Già vincitore dei premi Lerici Pea e Montale Fuori Casa, ha esplorato lo sciamanesimo artico e messicano in volumi di successo come 'Al canto delle balene' (Giunti, 2018), 'Leggere nel cuore. I segreti di un curandero' (Giunti, 2022), 'Passaggio a Nord-Ovest' (Corriere della Sera, 2021) e 'Nel cuore del Passaggio a Nord-Ovest' (Meltemi, 2024). La sua scrittura fonde ricerca antropologica e narrativa di viaggio in una costante esplorazione del senso spirituale dell’esperienza.