Dov’eravamo rimasti con la nuova legge elettorale? Nei due mesi trascorsi dall’incardinamento in commissione Affari costituzionali alla Camera, tra riunioni della maggioranza e audizioni che hanno smontato alcuni punti dello Stabilicum, qualcosa è effettivamente cambiato, tanto che ieri è stato presentato un nuovo testo, il cosiddetto Bignami bis. Nel disegno di legge con le nuove regole del gioco, che assicura Donzelli sono modificabili, non sono state introdotte le preferenze, su cui non c’è accordo tra le forze di governo, ma è cambiato il premio di maggioranza, che scatterà solo per la coalizione che dovesse raggiungere il 42% dei voti, e solo se non ci dovessero essere maggioranze diverse tra Camera e Senato. È stato introdotto un tetto massimo di seggi raggiungibile, 220 a Montecitorio e 113 a palazzo Madama, così che non si vada oltre il 60%, scongiurando quindi che gli organi di garanzia vengano eletti senza accordo tra gli schieramenti.
Ancora: è stato eliminato il ballottaggio, e sono stati introdotti dei parametri per il voto all’estero. Proprio su quest’ultimo punto c’è stato ieri un dibattito in commissione, con il Pd che vuole vederci chiaro, perché quello che c’è scritto può voler dire tutto e nulla, e Fratelli d’Italia che si è difesa spiegando che le norme introdotte servono per evitare frodi elettorali. Le opposizioni unite, però, non si sono lamentate solo per questo. Al netto del testo, i problemi riguardano soprattutto i tempi. Il 3 giugno, infatti, riprenderanno le audizioni, ma dureranno solo un giorno, perché già il 4 in commissione verrà adottato il testo base, che il 26 giugno approderà nell’aula della Camera, come deciso nella capigruppo di ieri. A questo proposito, la presidente dei deputati dem, lanciando un appello a Fontana, denuncia il fatto che la scelta di portare il provvedimento in aula già il 26 rischia di comprimere il lavoro parlamentare e impedire un esame approfondito e trasparente. Insomma, il clima sembra tutt’altro che collaborativo.