Strage di Corinaldo, in carcere il gestore della discoteca Lanterna Azzurra

Dovrà scontare 5 anni. Nel locale, l'8 dicembre 2018, morirono cinque giovanissimi e una mamma nel tentativo di fuggire dalla banda dello spray al peperoncino

La discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo - Fotogramma
La discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo - Fotogramma
28 maggio 2026 | 16.33
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Il gestore della discoteca teatro della strage di Corinaldo, la 'Lanterna Azzurra' dove l'8 dicembre 2018 morirono cinque giovanissimi e una mamma nel tentativo di fuggire dalla banda dello spray al peperoncino, è stato accompagnato in carcere dai carabinieri che hanno eseguito un ordine di carcerazione emesso dalla procura generale della Corte d'Appello di Ancona. Il 38enne dovrà espiare una pena definitiva pari a 5 anni di reclusione per omicidio colposo e crollo di costruzioni o altri disastri dolosi ed è stato portato nella Casa Circondariale di Ancona Montacuto.

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Il papà della vittima: "Ci sono altri responsabili"

"La ferita resterà aperta finché non riusciremo a scrivere la parola fine su questo processo. Solo allora potrò parlare di giustizia. Non ci dobbiamo dimenticare che, oltre ai gestori e ai proprietari, c'è ancora un procedimento in corso che riguarda la Commissione di Vigilanza di Corinaldo che permise di far riaprire quel locale dichirandolo a norma, quando non lo era affatto. Hanno sbagliato in pieno, sono loro i diretti responsabili della tragedia". Commenta così all'Adnkronos Giuseppe Orlandi, papà di Mattia, tra le sei vittime della strage. "Non c'è pena che possa alleviare il dolore di un genitore che perde un figlio", dice Orlandi. Che torna poi sulle responsabilità di chi ha dato agibiltà a una struttura "con un impianto elettrico non a norma e quasi del tutto abusiva. Non può venire fuori in primo grado che non c'è il nesso di causalità".

La Corte d'Appello di Ancona ha disposto un'ulteriore perizia tecnica sulle balaustre del locale"che riguarderà, mi auguro, tutta la scalinata e l'uscita di sicurezza. Mancava un pianerotto di stazionamento e l'altezza dell'uscita non era norma, mancavano 2 metri di corrimano sul lato destro della scalinata che peraltro non aveva la giusta pendenza. Non c'era niente a norma, compreso l'impianto antincendio. Non mi spiego certe cose: i prioprietari, nel 2017, chiesero al Comune di Corinaldo di poter riaprire il locale, la Commissione di Vigilanza si riunì e dopo le perizie rilasciò la licenza ma non c'era niente a norma. Quindi se hanno condannato i gestori e i proprietari, dovrebbero condannare anche i membri della Commissione di Vigilanza", evidenzia Giuseppe Orlandi ringraziando alla fine tutti coloro che "si sono impegnati in questa vicenda, dagli inquirenti agli investigatori fino agli operatori del 118 che quella maledetta notte si trovarono di fronte a un disastro".

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