Proteste galleristi spagnoli contro l'Iva, Mollicone: "Modello italiano al 5% spacca maggioranza Sanchez"

Il presidente della commissione Cultura della Camera, presente alla fiera ArcoMadrid 2026 per incontrare le eccellenze del gallerismo italiano, rivendica i risultati raggiunti con l'innovativo sistema fiscale applicato all'arte

Proteste galleristi spagnoli contro l'Iva, Mollicone:
06 marzo 2026 | 13.11
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I galleristi spagnoli contro il governo Sanchez a causa dell'Iva sulla cessione delle opere d'arte. Il Consorcio de Galerías de Arte Contemporáneo, con una sonora protesta durante la visita del Re nei padiglioni della fiera internazionale ArcoMadrid 2026, denuncia una situazione di profondo svantaggio competitivo: la Spagna continua ad applicare l'aliquota al 21% quando in Italia è stata tagliata al 5%. Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, presente alla fiera per incontrare le eccellenze del gallerismo italiano, rivendica parlando con l'Adnkronos i risultati raggiunti con l'innovativo sistema fiscale applicato all'arte.

Cosa dice la protesta dei galleristi spagnoli?

"Pur nel pieno rispetto della sovranità e degli affari interni della Spagna, osserviamo con estremo interesse la mobilitazione del settore artistico locale. Riteniamo, da un punto di vista generale, che i galleristi spagnoli abbiano piena ragione nel chiedere l’abbattimento dell’Iva al 5%. Come abbiamo dimostrato in Italia, questa è l’unica via per permettere al sistema di ripartire e competere globalmente".

Cosa comporta la disparità di trattamento che denunciano?

"Il differenziale fiscale non è un semplice numero: l’eventuale e momentaneo mancato introito del 16% - rispetto all’aliquota ordinaria spagnola del 21% - viene ampiamente compensato dall’aumento del fatturato di tutta la filiera e dall’attrattività verso i grandi collezionisti internazionali. Non è vero che si tolgono soldi all'erario, è un questione di strategia fiscale".

La protesta dei galleristi ha anche un profilo politico. Perché?

Il 16 febbraio scorso, la Commissione Cultura del Senato spagnolo ha approvato una mozione che impegna ufficialmente il governo di Pedro Sánchez a una riduzione immediata dell'IVA culturale. La mozione è passata con i voti favorevoli del Partido Popular (PP), di Sumar (alleato di governo ma favorevole alla misura), di Junts e dei partiti nazionalisti (PNV e ERC). Solo il Psoe (il partito di Sanchez) ha votato contro, rimanendo isolato. Il modello italiano fa scuola e spacca la maggioranza che appoggia Sanchez, perché si è creata una nuova maggioranza trasversale".

Il modello italiano è diventato un riferimento.

"Stiamo parlando ormai di un caso europeo, ed è motivo di profonda soddisfazione constatare come il lavoro del Parlamento italiano sia diventato un punto di riferimento per le altre Nazioni. Non è un caso che la Commissione Cultura del Senato spagnolo abbia citato esplicitamente l’Italia come modello virtuoso da seguire. Vedere la nostra riforma indicata come soluzione in un atto parlamentare straniero è la prova della lungimiranza della nostra visione".

Come si è arrivati all'attuale regime fiscale?

"Questo traguardo è stato possibile grazie a un lavoro corale con il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che hanno saputo recepire con lungimiranza le istanze del Parlamento. Un percorso avviato grazie al mio emendamento, sottoscritto convintamente da tutta la maggioranza, nel 2022 che ha dato il via alla delega per la riduzione dell’Iva, entrata pienamente a regime la scorsa estate. Continueremo a lavorare affinché l’Italia resti al centro del mercato globale dell’arte, coniugando tutela della bellezza e dinamismo economico".

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