Confindustria agita lo spettro della recessione e invoca la stabilità politica

Il Rapporto di previsione Primavera 2026 del Centro Studi già dal titolo evidenzia un alert significativo: 'Guerra, dazi, incertezza: a rischio la crescita'

Emanuele Orsini, presidente Confindustria
Emanuele Orsini, presidente Confindustria
25 marzo 2026 | 16.53
LETTURA: 3 minuti

Il Rapporto di previsione Primavera 2026 del Centro Studi Confindustria già dal titolo evidenzia un alert significativo "Guerra, dazi, incertezza: a rischio la crescita". Tradizionalmente, questo documento sintetizza previsioni che si basano sull'analisi dei numeri disponibili e sulla percezione che il mondo dell'industria restituisce rispetto alle prospettive future. Questa volta ci sono due passaggi che, più degli altri, si legano alla strettissima attualità. Da una parte la guerra in Iran e Medio Oriente che suggerisce di agitare lo spettro di una recessione, nello scenario peggiore; dall'altra, l'esito del referendum sulla giustizia e le fibrillazioni nel governo possono essere accostate alla richiesta di stabilità politica, che evidentemente l'ipotesi di una campagna elettorale prolungata verso la fine della legislatura rende ancora più stringente. Quello di Viale dell'Astronomia non vuole essere un'ingerenza politica, nè una scelta di campo, ma il nesso fra le difficili condizioni economiche e le risposte che i governi, questo e quello che si formerà dopo le elezioni politiche, devono essere nelle condizioni di dare rappresenta una variabile che va considerata.

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Con la guerra che si ferma entro la fine di marzo, pil 2026 +0,5%

L’ipotesi di base della previsione per il 2026 e 2027 è che il conflitto in Iran non si protragga oltre il mese di marzo. Tuttavia, dato che il quadro internazionale presenta un elevato grado di volatilità, sono stati disegnati anche due scenari alternativi che ipotizzano un conflitto in Iran più lungo (4 mesi e 10 mesi) e con conseguenze peggiori per l’economia italiana e internazionale.

Secondo lo scenario base, la crescita in Italia nel 2026 sarà pari a +0,5%, più bassa di quanto previsto a ottobre scorso di -0,2 punti percentuali. Tale revisione al ribasso riflette gli effetti della guerra in Medio Oriente scoppiata a fine febbraio 2026. Il Pil italiano è invece stimato in stagnazione se la guerra si prolunga fino al 2° trimestre (scenario alternativo B), o addirittura in recessione se il conflitto dura fino al 4° trimestre (scenario alternativo C). Lo scenario base, quindi, è esposto a importanti rischi al ribasso che hanno una probabilità non trascurabile, anche perché le ipotesi sottostanti sono comunque da considerare ottimistiche.

Nel 2027 l’economia italiana dovrebbe recuperare solo moderatamente (+0,6%), nello scenario base, rimanendo su ritmi molto contenuti. La crescita sarà trainata ancora dai consumi delle famiglie e dagli investimenti, cui si aggiungerà un lieve contributo positivo delle esportazioni nette, favorito dal miglioramento delle ragioni di scambio previsto nel prossimo anno. Ai rischi al ribasso collegati alla guerra in Iran se ne aggiungono altri, legati all’implementazione del PNRR, a un’eventuale ulteriore svalutazione del dollaro, al proseguire dell’alta incertezza, alla possibilità che anche il taglio dei tassi FED risulti inferiore alle attese.

Il valore della stabilità politica

Negli ultimi anni l’Italia, contrariamente al passato, rileva il Csc, "è stata caratterizzata da una relativa stabilità politica, che è legata alla durata del Governo in carica, ma anche al commitment dei governi che si sono succeduti dal pre-pandemia nel mantenere una politica di bilancio pubblico virtuosa, nel rispettare i parametri del Patto di Stabilità e Crescita, nel procedere con determinazione all’implementazione del PNRR". Questi elementi "hanno consentito al Paese di essere percepito positivamente da mercati finanziari e agenzie di rating, che stanno migliorando le loro valutazioni sull’Italia, accrescendo il clima di fiducia intorno al Paese". Questo sta determinando un calo del rendimento dei titoli pubblici italiani e quindi: una riduzione della spesa per interessi della PA; un più basso costo del credito per le imprese, che vale tra 0,5 e 1,4 miliardi di euro; un migliore andamento della Borsa: +28,4% nel dicembre 2025 da dicembre 2024, più che in Germania e USA.

L'indicazione: è importante nei prossimi anni avere governi stabili

Quindi, a valle dell'analisi economica, arriva dagli industriali una chiara indicazione politica: "È importante, anche nei prossimi anni, riuscire ad avere governi stabili e a mantenere una determinazione condivisa trasversalmente tra le forze politiche su alcuni punti cruciali dell’azione di governo". Ribadirlo serve a evidenziare che le cose, in assenza di questi due elementi, possono andare anche peggio. (Di Fabio Insenga)

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