La "superintelligenza per tutti" di Meta: Zuckerberg spinge su agenti, approccio 'open' e (soprattutto) data center

Mark Zuckerberg (Sipa Usa)
Mark Zuckerberg (Sipa Usa)
10 agosto 2026 | 21.16
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Con una mossa che cerca di riposizionare Meta ai vertici della corsa all'intelligenza artificiale sfruttando la spinta di una parte del mercato verso i modelli open, come quelli cinesi che minacciano il dominio americano, Mark Zuckerberg pubblica una lettera aperta (e un video sui social) intitolata 'The Future is for Everyone', in cui la filosofia di base è una superintelligenza per tutti e non per pochi. Distribuirla permetterà di "dare potere alle persone" che potranno migliorare la propria vita grazie all'aiuto ormai insostibuile degli agenti di intelligenza artificiale. Quelle stesse persone, magari, preoccupate dall'impatto dei data center sui luoghi dove vivono. Per questo nella stessa lettera Zuckerberg presenta i nuovi modelli di casa Meta e difende le infrastrutture alla base dell'Ia, con un approccio che dovrebbe premiare economicamente le comunità che accolgono i centri di calcolo.

Uno dei vantaggi dei modelli open-weight, di solito, è proprio la possibilità di farli girare in locale a dare a un agente le capacità necessarie per assistere il suo padrone umano. Meta lancia così Muse Glimmer, un modello leggero da 30 miliardi di parametri che funziona su un laptop con una singola Gpu e che secondo Zuckerberg è uno dei più performanti della sua categoria.

Per Meta la scelta open è significativa: è stata la sua filosofia di partenza, e l'aveva sospesa lo scorso anno mentre riorganizzava le sue attività sull'intelligenza artificiale. Nelle prossime settimane Meta renderà disponibili anche i 'pesi' di Muse Spark 1.2, definito uno dei modelli di base più all’avanguardia al mondo, costruito dal costosissimo team di superintelligence assemblato a suon di miliardi da Zuckerberg con alcuni dei più quotati esperti del settore.

Lettera, video e lancio degli agenti permettono a Zuckerberg di cavalcare l'onda dei modelli open source, o più precisamente open-weight, nei quali le aziende rendono pubblici solo i pesi (weights), ovvero i file contenenti i miliardi di parametri matematici che l'Ia ha appreso alla fine del suo addestramento. Il modello si può scaricare ed eseguire in locale mantenendo la privacy e farne il fine-tuning per compiti specifici. L'altra caratteristica fondamentale dei modelli open è che il controllo non è nelle mani di chi li produce, e questo si è rivelato fondamentale quando la piattaforma di Hugging Face si è dovuta difendere dagli attacchi autonomi e imprevisti degli agenti Ia di OpenAI: ha dovuto ricorrere a un modello open-weight cinese, perché quelli americani hanno limitazioni rigide sugli usi nel campo della sicurezza informatica. Hugging Face si è ritrovata nel paradosso di essere attaccata da un'Ia targata Usa e di non poterla usare per difendersi.

Nella lettera il Ceo di Meta chiede agli Usa di virare con decisione insieme ai suoi alleati sull'Ia open source, collaborando con le aziende sul controllo dei modelli rifiutando l'approccio dell'amministrazione di Donald Trump prevederebbe l'istituzione di un periodo di revisione volontaria di 30 giorni per i nuovi modelli.

Ha anche respinto i timori sugli effetti sul mondo del lavoro e ha dedicato un lungo paragrafo ai data center: "Lo sviluppo sostenibile delle infrastrutture significa che le comunità devono trarre un beneficio significativo da ogni progetto", scrive Zuckerberg. L'azienda lancerà un "Future Is For Everyone Fund" da 1 miliardo di dollari per sostenere direttamente le comunità intorno alle strutture di calcolo, e nella lettera Zuckerberg cita l'esperienza di una cittadella in Louisiana dove gli insegnanti hanno ricevuto bonus di 50.000 dollari finanziati dall'aumento dell'attività economica vicino al campus del data center Hyperion di Meta. Eppure, sul funzionamento del fondo molti fanno notare la mancanza di dettagli. E anche in questo caso, come per la scelta di puntare sull'approccio open, il tempismo non sembra casuale: oltre 500 giurisdizioni statunitensi ora limitano o vietano la costruzione di nuovi data center, e più di 150 di questi divieti sono entrati in vigore solo a luglio. Un sondaggio Gallup ha rilevato che il 71% degli americani si oppone alla presenza di data center nella propria zona.

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