Il nome e l’identità grafica di Netflix utilizzati per pubblicizzare sui social un casinò online che, in realtà, non risulta collegato alla piattaforma di streaming. È il meccanismo al centro di un’inchiesta firmata da Tony Colapinto per SiGMA News , che ha analizzato una serie di inserzioni rivolte agli utenti italiani.
Gli annunci promuovono un presunto “Netflix Casino”, presentandolo come un sito di gioco legale e autorizzato in Italia. Tra gli elementi utilizzati per convincere gli utenti compare anche una licenza attribuita all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, risultata però contraffatta, accompagnata dalla scritta “100% legale in Italia”.
La campagna sfrutta la notorietà del marchio Netflix, ma il nome del falso casinò scompare durante il percorso seguito dall’utente. Cliccando sulle inserzioni si viene infatti indirizzati verso pagine e piattaforme di gioco con denominazioni differenti, sulle quali è possibile procedere con la registrazione e, in alcuni casi, arrivare al deposito di denaro.
Per rendere più credibile la proposta, alcuni messaggi mettono “Netflix Casino” a confronto con operatori regolarmente autorizzati, tra cui SNAI ed Eurobet. Le inserzioni attribuiscono alle società legali condizioni meno convenienti e arrivano, in un caso, a mettere in dubbio l’esistenza di una regolare licenza.
Il sistema ricostruito da SiGMA News utilizza anche pagine che riproducono l’aspetto grafico di Repubblica, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. Al loro interno compaiono articoli che non sono mai stati pubblicati dalle testate originali, con racconti di presunte vincite, pagamenti immediati e reazioni degli operatori italiani.
A rafforzare l’apparenza di affidabilità contribuiscono recensioni, conversazioni WhatsApp, ricevute PostePay e classifiche di presunti vincitori. Alcune schermate imitano inoltre quelle degli store digitali e riportano numeri molto elevati di download e valutazioni. Si tratta, secondo la ricostruzione, di dati inseriti nelle pagine promozionali e non di informazioni certificate dalle piattaforme ufficiali.
L’indagine non attribuisce automaticamente tutti i domini individuati a un unico soggetto e non sostiene che i diversi siti siano necessariamente gestiti dalla stessa organizzazione. Gli elementi raccolti consentono però di ricostruire uno schema ricorrente: un marchio molto conosciuto viene utilizzato per catturare l’attenzione, mentre false autorizzazioni e contenuti giornalistici contraffatti servono a conquistare la fiducia dell’utente prima del reindirizzamento verso un’altra piattaforma.
Il caso presenta diverse analogie con la precedente campagna denominata “Amazon Slots”, nella quale erano stati impiegati il marchio Amazon e le immagini di Jeff Bezos e Khaby Lame. Amazon aveva escluso qualsiasi rapporto con l’iniziativa, mentre ADM aveva confermato che le piattaforme segnalate non risultavano autorizzate a offrire gioco online in Italia.