Esce il 3 aprile “Daua”, primo romanzo di Sebastiano Caputo: una storia di spionaggio che intreccia geopolitica, religione e introspezione, tra Roma e i principali scenari di crisi internazionale
Arriva in libreria dal 3 aprile “Daua”, il primo romanzo del giornalista Sebastiano Caputo (Paesi edizioni), una spy story che mescola azione, geopolitica e riflessione sul potere contemporaneo. Ambientato tra Roma, il Vaticano e alcuni dei principali teatri di crisi globale, il libro si muove lungo una trama che unisce intelligence, diplomazia e dimensione spirituale.
Al centro della narrazione c’è Giovanni, giovane agente dei servizi segreti italiani, incaricato di riportare in patria Alessandro, imprenditore rapito in Iraq in un contesto segnato da forti tensioni regionali. Da qui prende avvio un percorso che si sviluppa tra Europa e Medio Oriente, attraversando Paesi come Siria, Iran, Libia e Ucraina, e popolato da una pluralità di figure: monaci ribelli, agenti sotto copertura, hacker, clan criminali e uomini di potere.
“Daua” non si limita ai codici del thriller politico. Il romanzo ambisce a costruire un affresco più ampio, in cui il potere si declina attraverso religione, identità, propaganda e controllo. In questo intreccio, la dimensione narrativa si apre a una riflessione più profonda sui meccanismi che regolano il mondo contemporaneo.
Il titolo stesso richiama una dimensione simbolica: Daua è il luogo invisibile del “grande gioco” globale, uno spazio in cui si incontrano strategie, interessi e destini individuali. È qui che i protagonisti si confrontano non solo con le sfide della geopolitica, ma anche con i propri conflitti interiori.
Uno degli elementi distintivi del romanzo è l’ambientazione, che alterna i palazzi romani e vaticani a scenari internazionali segnati da conflitti e instabilità. Night club, salotti aristocratici e ambienti istituzionali si intrecciano con fronti di guerra e territori fragili, restituendo un racconto che unisce dimensione locale e globale.
La costruzione dell’universo narrativo riflette anche il percorso professionale dell’autore, che ha lavorato come reporter in numerose aree di crisi, dall’Europa orientale al Medio Oriente, fino all’Asia centrale e al Nord Africa.
“Daua” rappresenta l’esordio narrativo di Caputo e si inserisce nella collana “I quarti”, una serie che punta a raccontare le città come organismi vivi, intrecciando storie personali e dimensioni collettive. Il romanzo si muove così tra thriller d’avventura e romanzo di idee, con l’ambizione di offrire uno sguardo inedito sui rapporti tra potere, fede e informazione.