Iran, al via l'offensiva economica di Trump: sanzioni contro 60 organizzazioni, persone e navi

Misure contro tutti i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con Teheran, compresa la Cina, al fine di ottenere un isolamento totale dell’economia iraniana. La Repubblica islamica risponde a Bessent, paragone con Bush. Pechino: "Difenderemo con fermezza i nostri interessi"

Murales a Teheran, Iran - Afp
Murales a Teheran, Iran - Afp
25 agosto 2026 | 07.15
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Partita l'offensiva commerciale dell'amministrazione Trump contro l'Iran, con sanzioni a tutti i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con Teheran, compresa la Cina, al fine di ottenere un isolamento totale dell’economia iraniana.

Gli Stati Uniti hanno quindi imposto nuove sanzioni contro oltre 60 organizzazioni, individui e navi in vari paesi collegati all’Iran. Le restrizioni prendono di mira entità che, secondo Washington, aiutano Teheran a procurarsi tecnologie proibite e proventi derivanti dalle esportazioni di petrolio, ha annunciato il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. Secondo quanto da lui riferito, l’Ufficio per il controllo dei beni stranieri del Tesoro statunitense ha aggiunto alle proprie liste di sanzioni oltre 60 organizzazioni, individui e navi in tutto il mondo.

"Essi consentono al regime iraniano di acquisire tecnologie nucleari e missilistiche vietate, condurre operazioni informatiche e generare entrate dalla vendita di petrolio", ha dichiarato Bessent. Il segretario ha sottolineato che gli Stati Uniti intendono aumentare la pressione sull’Iran e ottenere il suo massimo isolamento sulla scena internazionale. Washington prevede inoltre di tagliare le potenziali fonti di finanziamento per il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.

"Nessuno è fuori dalla portata delle sanzioni", ha spiegato ancora Bessent, rispondendo a chi gli chiedeva se tra le sanzioni si prevedono azioni contro le banche cinesi attraverso le quali viene venduto petrolio iraniano. Senza nominare direttamente la Cina, Bessent ha poi detto che il miglior modo di dialogare con questi Paesi è attraverso "una diplomazia riservata".

Il pacchetto di sanzioni, perché e contro chi

"Gli Stati Uniti hanno intrapreso azioni decisive contro numerose entità, individui e imbarcazioni che agevolano le attività destabilizzanti del regime iraniano", si legge nel comunicato stampa del Dipartimento di Stato firmato dal portavoce Thomas Pigott. Tra queste attività, precisa il comunicato, figurano «attacchi contro le forze statunitensi e i loro alleati nella regione, l’acquisto illegale di armi, intrusioni informatiche nelle infrastrutture statunitensi e il traffico di prodotti energetici la cui vendita finanzia il terrorismo a livello globale».

Le sanzioni sono rivolte, da un lato, "contro ufficiali militari iraniani responsabili dell’acquisto di armi e della conduzione di attacchi contro le forze armate statunitensi e i partner regionali, entità con sede in Iran che raccoglievano informazioni di intelligence per attaccare le forze statunitensi e i loro alleati, e una rete di approvvigionamento che riforniva i programmi militari e missilistici dell’Iran".

Tra questi, secondo quanto riportato in un documento che illustra in dettaglio le sanzioni pubblicato in parallelo dal Dipartimento di Stato, figurano il comandante della Guardia Rivoluzionaria, Ahmad Vahidi; il comandante della Forza Aerospaziale della Guardia Rivoluzionaria, Hosein Majid Musavi Eftejari; il comandante del quartier generale operativo Jatam al Anbiya, Alí Abdolahi; il comandante dell’Esercito iraniano, Amir Hatami, e il portavoce del Ministero della Difesa, Rezsa Talaei Nik. "Le sanzioni sono rivolte anche contro un gruppo informatico guidato dal regime, responsabile di estese intrusioni nelle infrastrutture critiche statunitensi", aggiunge la diplomazia statunitense, che nel suddetto documento fa riferimento al 'Comando cibernetico-elettronico della Guardia Rivoluzionaria iraniana'.

Inoltre, la misura riguarda "un ampio gruppo di trasportatori e agenti che movimentano petrolio iraniano, oltre a prodotti petroliferi e petrolchimici, attraverso gli Emirati Arabi Uniti, la Cina, Singapore e l’Europa per finanziare la Forza Quds della Guardia Rivoluzionaria Islamica, designata dagli Stati Uniti, e altri elementi del regime", aggiunge la nota.

L'annuncio che si conclude con "un appello alla comunità internazionale affinché si unisca" a Washington "nel compito di chiamare questi attori a rispondere delle loro azioni".

Teheran risponde a Bessent: "Ricorda Bush e l'annuncio 'Missione compiuta'"

L'Iran continua intanto a rispondere agli Stati Uniti, che insistono nel puntare sulla leva economica contro la Repubblica islamica, e al segretario al Tesoro Scott Bessent. E ricorda il 2003, il discorso "Mission Accomplished" di George W. Bush con cui venne dichiarata la fine delle principali operazioni di combattimento in Iraq. "Scott Bessent: 'L'ultima fase inizia oggi'", ha scritto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei, in un post su X pubblicando l'immagine storica di Bush sulla portaerei Uss Abraham Lincoln.

Pechino: "Difenderemo con fermezza nostri interessi"

La Cina "adotterà tutte le misure necessarie per difendere con fermezza" i propri interessi. Ad affermarlo è Lin Jian, il portavoce del ministero degli Esteri cinese dopo l'annuncio Usa.

"Le pressioni massime esercitate nell’ambito di una guerra economica non risolvono affatto i problemi. Al contrario, alimentano ulteriormente le tensioni e i conflitti, provocano effetti di contagio, destabilizzano l’ordine economico e finanziario mondiale e ledono i diritti e i legittimi interessi degli altri Paesi", ha sottolineato Lin Jian. "La Cina adotterà tutte le misure necessarie per difendere fermamente i propri diritti e interessi".

Taglia Usa da 10 milioni di dollari sui vertici dei pasdaran

Gli Stati Uniti offrono intanto fino a 10 miloni di dollari per informazioni sui leader chiave delle Guardie della Rivoluzione Islamica, a partire dal comandane in capo dei Pasdaran, Ahmad Vahidi. E' quanto si legge in un comunicato del dipartimento di Stato che fa riferimento al programma "Rewards for Justice" che la scorsa settimana ha messo la taglia su Vahidi ed altri, tra i quali Ali Abdollahi, capo del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, accusati di "pianificare, organizzare e realizzare atti di terrorismo in tutrto il mondo".

"Se avete informazioni su questi o altri leader chiave inviatecele - si legge in un post su X del programma che indica canali protetti - le vostre informazioni vi possono rendere candidati alla ricompensa ed ad un trasferimento. Aiutateci a fermare questa minaccia, inviate un'informazione oggi".

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