Netanyahu sospende i piani su richiesta americana, ma avverte: "Risponderemo se attaccati"
Il presidente americano Donald Trump ha annunciato di aver avuto un colloquio telefonico, definito "molto produttivo" con il premier israeliano Benjamin Netanayhu. Secondo quanto riferito dal presidente americano Israele avrebbe garantito che "non ci sarà alcun dispiegamento di truppe a Beirut e che tutte le unità già mobilitate sono state richiamate".
"Allo stesso modo - ha aggiunto su Truth Social - tramite rappresentanti di alto livello, ho avuto un colloquio molto positivo con Hezbollah, che ha accettato di cessare ogni tipo di scontro a fuoco: Israele non li attaccherà e loro non attaccheranno Israele".
In un post su Truth Trump ha fatto sapere anche che continuano i negoziati tra Washington e Teheran. "I colloqui proseguono a ritmo spedito" ha scritto, facendo intendere possibili sviluppi sul fronte diplomatico nelle prossime settimane.
La conferma dell'accordo è arrivata dall'ambasciata libanese a Washington che ha parlato di una proposta mediata dagli Stati Uniti e accettata da Hezbollah. Secondo la nota ufficiale l'intesa rientra negli sforzi del governo libanese per preservare la stabilità del Paese ed evitare una nuova escalation militare. L'accordo sarebbe maturato, dopo un colloquio tra il presidente Joseph Aoun e il segretario di Stato americano Marco Rubio.
"In base all’accordo proposto, gli attacchi israeliani alla periferia sud di Beirut cesserebbero in cambio dell'astensione di Hezbollah dal compiere attacchi contro Israele, con la portata del cessate il fuoco successivamente estesa fino a comprendere l'intero territorio libanese " riferisce Beirut.
La dichiarazione riferisce, inoltre, che Trump avrebbe informato l’ambasciatrice del Libano negli Stati Uniti, Nada Maawad, di aver ottenuto il consenso del premier israeliano Benjamin Netanyahu. L’esito delle trattative sarebbe stato poi comunicato al presidente Aoun e, attraverso quest’ultimo, a Hezbollah.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato di aver avuto un colloquio telefonico con il presidente americano Donald Trump. "Se Hezbollah non smetterà di attaccare le nostre città e i nostri cittadini, Israele colpirà obiettivi terroristici a Beirut - ha scritto su X -. La nostra posizione rimane immutata. Parallelamente, le Forze di difesa israeliane continueranno a operare come previsto nel Libano meridionale".
Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha esortato il premier Benjamin Netanyahu a respingere la richiesta del presidente statunitense Donald Trump di rinviare eventuali attacchi israeliani contro Beirut e a procedere, invece, con l'azione militare annunciata contro Hezbollah.
"In passato hai detto che un primo ministro forte dice al presidente degli Stati Uniti 'sì' quando è possibile e 'no' quando è necessario. Ora è il momento di dire no al nostro amico, il presidente Trump", ha scritto Ben-Gvir. Il ministro ha aggiunto che "è il momento di fare ciò che è richiesto e necessario per colpire Hezbollah, sciogliere i vincoli che limitano l'azione dei nostri combattenti e ripristinare la sicurezza nel nord" di Israele.
L'Iran in mattinata aveva deciso di "bloccare completamente" lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Bab al-Mandeb proprio in risposta all'escalation delle operazioni militari israeliane in Libano. A renderlo noto era stata l'agenzia semi-ufficiale Tasnim, secondo cui non solo lo Stretto di Hormuz - dove già nelle ultime settimane il traffico navale era fortemente limitato e consentito solo a determinate condizioni imposte da Teheran - ma anche lo Stretto di Bab al-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all'Oceano Indiano, sarebbero stati chiusi al traffico dal cosiddetto "fronte della resistenza", l'alleanza regionale sostenuta dall'Iran.
Le forze armate statunitensi hanno coordinato nelle ultime tre settimane il transito attraverso lo Stretto di Hormuz di circa 70 navi commerciali, nonostante lo stallo nei negoziati per porre fine al conflitto con l'Iran. Lo riferiscono al New York Times funzionari americani, secondo cui la maggior parte delle imbarcazioni ha attraversato il passaggio con i transponder disattivati per evitare di essere individuate. Le autorità Usa non hanno precisato la tipologia delle navi coinvolte né i percorsi esatti, ma analisti del settore hanno evidenziato come almeno una delle navi si sia mantenuta più vicina alle coste dell'Oman e lontana da quelle iraniane.
Nonostante l'assistenza americana, il traffico marittimo resta ben al di sotto dei livelli precedenti all'escalation militare. Prima degli attacchi congiunti israelo-americani contro Teheran, lo stretto era attraversato ogni giorno da oltre 100 navi commerciali; oggi con i passaggi coordinati da Washington la media si attesta sui tre al giorno. La continuità delle traversate suggerisce comunque che ci siano armatori disposti ad assumersi il rischio per raggiungere o lasciare il Golfo Persico, dove risultano bloccate da settimane numerose unità. Il corridoio coordinato dagli Stati Uniti rappresenta inoltre un'alternativa per gli operatori che non intendono richiedere autorizzazioni all'Iran o pagare pedaggi per il transito.
Teheran ha il diritto di imporre alle navi una tassa ambientale per il transito nello Stretto di Hormuz, sostiene Arman Khorsand, capo del Centro iraniano per gli affari internazionali e le convenzioni ambientali, aggiungendo che l'inquinamento da petrolio, l'attività delle flotte militari straniere e i danni agli ecosistemi sensibili nel Golfo hanno "raddoppiato la necessità di fornire risorse per il ripristino ambientale" e che le tariffe riscosse potrebbero essere utilizzate per compensare i danni causati all'ambiente del Golfo.
Secondo il sistema del “passaggio inoffensivo”, ha affermato, i paesi che si affacciano sullo stretto possono riscuotere tariffe per i servizi marittimi e risarcimenti per i danni causati da violazioni delle normative, “e questa questione ha un precedente nel diritto internazionale”. Khorsand ha respinto le critiche al provvedimento, spiegando che "l'affermazione secondo cui la riscossione di tasse ambientali dalle navi di passaggio è illegale non ha fondamento giuridico" e che l'azione potrebbe essere intrapresa "nel quadro delle norme internazionali riconosciute".