L’Italia si ferma all’8,5% secondo lo Sme-aimix 2026 di Webidoo, la parola ai protagonisti
Lo Sme - Ai Maturity Index 2026 (Sme-Aimix 2026) di Webidoo Insight Lab fotografa con precisione lo stato dell’adozione dell’intelligenza artificiale nelle piccole e medie imprese italiane. Il quadro che emerge è quello di un potenziale concreto - l’Ai può aumentare la produttività del 30% - che oggi resta in gran parte inespresso per via di una crescita disomogenea. L’Italia resta sotto la media europea con uno score di maturità pari all’8,5%. L’Ai viene adottata soprattutto dove è più immediato generare efficienza: il 33,1% dei casi riguarda marketing e vendite, il 25,7% l’amministrazione, il 20% la ricerca e sviluppo.
A livello settoriale, la maturità dell’Ai si concentra ancora in comparti limitati: guida l’informatica e i servizi digitali (31,1%), seguita dall’audiovisivo (27,1%), dall’editoria (21,1%), dai servizi professionali (20,7%) e dalle telecomunicazioni (19,8%). Forti le differenze territoriali: il Nord-Ovest guida l’adozione con il 18,6%, seguito dal Nord-Est (17,0%). Il Centro si attesta al 14,5%, mentre Sud e Isole si fermano all’11,3%.
Tra le aziende che ancora non utilizzano l’Ai, gli ostacoli sono chiari: il 58,6% segnala la mancanza di competenze interne, il 47,3% l’incertezza normativa, il 45,2% difficoltà legate alla gestione dei dati. A questi si aggiungono temi di privacy e costi. Numeri che raccontano una sfida prima di tutto organizzativa e culturale, come sintetizza Giovanni Farese, Ceo di Webidoo: "Il 30% di incremento di produttività non è un’ipotesi teorica: è ciò che i dati mostrano laddove l’Ai viene davvero integrata nei processi. Eppure, siamo all’8,5% di maturità media nelle pmi italiane. Il gap non è tecnologico: è di competenze, cultura e governance. Colmarlo è la priorità assoluta per rendere l’Ai un reale motore di competitività del tessuto produttivo italiano".
Una responsabilità da governare, appunto: è questo il punto di partenza di Casa & Associati, che ha scelto di trasformare la riflessione in una struttura interna dedicata. "L’intelligenza artificiale non è una minaccia da subire né uno strumento da adottare senza criterio: è una responsabilità da governare, per noi e per ognuna delle pmi italiane. Per questo abbiamo scelto di costruire all’interno dello studio un dipartimento dedicato, che non si limita a monitorare l’evoluzione normativa ma sperimenta, apprende e sviluppa competenze concrete. Lo facciamo prima di tutto per noi, perché crediamo che per guidare i clienti in un territorio nuovo bisogna averlo attraversato. E lo facciamo per loro: per aiutare imprese e professionisti a usare l’Ai in modo corretto, consapevole e sostenibile. E abbiamo voluto renderlo visibile, dialogando con Federico Faggin, uno dei padri dell’informatica moderna, che ce lo ha ricordato con la chiarezza di sempre: le macchine elaborano simboli, noi comprendiamo significati. Ed è proprio in quel margine della coscienza, del giudizio e dell’etica che si gioca il valore di chi usa l’AI davvero bene", commenta Fabio Sebastiano, Managing Partner di Casa & Associati.
Se per Casa e Associati la governance è innanzitutto una questione di metodo e di cultura del rischio, per chi si occupa di sicurezza digitale il tema assume un’urgenza ancora più concreta. "L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità per le pmi, ma anche un rischio crescente quando viene adottata più rapidamente di quanto venga governata. L’innovazione accelera, mentre processi, controlli e competenze spesso faticano a tenere il passo e questo divario può trasformarsi rapidamente in una vulnerabilità", spiega David Baldinotti, Ceo di SimpleCyb.
"Molte aziende - prosegue - investono nell’Ai per ottenere benefici immediati in termini di efficienza, ma spesso lo fanno in modo frammentato senza destinare risorse adeguate alla sicurezza e alla governance. L’Ai può rafforzare le difese grazie a capacità predittive e adattive, ma può anche rendere le minacce più sofisticate e difficili da individuare. Per le pmi, il vero valore non sta solo nell’adottare l’intelligenza artificiale, ma nel farlo con un approccio strutturato, investendo contemporaneamente in sicurezza, monitoraggio e competenze. Solo così innovazione e protezione possono crescere insieme".
Anche dal lato della tecnologia che le pmi usano ogni giorno, il tema della governance trova eco soprattutto per chi lavora a stretto contatto con le piccole imprese, come racconta Luciano Tramontano, Head Of Services di Odoo: "Abbiamo come obiettivo aiutare le aziende a eliminare le attività ripetitive e a basso valore aggiunto che rallentano il lavoro quotidiano delle persone. Per questo consideriamo l'Ai non come un fine, ma come uno strumento di efficienza operativa, da adottare con responsabilità, concretezza e una chiara comprensione dei processi aziendali da migliorare. Con questa filosofia abbiamo integrato l'intelligenza artificiale nel nostro gestionale: non per sostituire le persone, ma per supportarle velocizzando i processi decisionali/operativi. Crediamo che il suo vero valore emerga quando viene inserita in modo naturale nei flussi di lavoro esistenti. Per le pmi, in particolare, questo significa dedicare più tempo alla crescita del business, ai clienti e alle attività strategiche, lasciando alla tecnologia il compito di gestire il resto”.
Dal piano organizzativo a quello strategico nazionale, il filo si allarga. "Siamo davanti a un bivio storico: l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento di efficienza, ma forse il principale asset strategico di un Paese, basta guardare alla Cina, che ne ha fatto un pilastro della propria strategia di potenza mondiale. Per non restare indietro dobbiamo trasformare quel potenziale in capacità diffusa con competenze, cultura d’impresa e governance, dal Nord-Ovest al Sud. Il futuro non aspetterà chi resta a guardare: costruirlo adesso significa dare alle nostre pmi un vantaggio competitivo che durerà nel tempo", osserva Roberto Spagnolo, direttore commerciale di Gruppo Effort Cube.
Se il futuro dell’Ai per le pmi si costruisce oggi, c’è anche chi guarda già alla prossima generazione. "Abbiamo selezionato scuole, tradizionalmente anglofone, che hanno saputo evolversi, integrando nei loro percorsi linguistici corsi di intelligenza artificiale e robotica. Una scelta che ci ha convinto fin da subito, perché risponde a un bisogno reale: quello di avvicinare i ragazzi, fin dalle primissime esperienze all’estero, a competenze che saranno fondamentali nel loro futuro. Anche chi sceglie solo due settimane di viaggio studio si ritrova oggi a fare i conti con strumenti potenti come l’Ai, imparandoli a usare con consapevolezza e responsabilità. È un arricchimento straordinario, che sta orientando sempre di più le scelte non solo dei genitori, ma degli stessi studenti: e questo, per noi, è la conferma che l’innovazione può diventare una reale opportunità di crescita per i ragazzi", racconta Vanessa Rota, Ceo & Founder di Mlc Edu Ltd.