Al Neuromed termoablazione laser integrata al cervello per controllare aree funzionali

All’Irccs di Pozzilli la procedura per seguire in tempo reale l’effetto nel distruggere il cancro cerebrale e controllare la condizione delle strutture nervose fondamentali

Il team che ha eseguito l'intervento - Neuromed
Il team che ha eseguito l'intervento - Neuromed
13 luglio 2026 | 16.21
Maddalena Guiotto
LETTURA: 3 minuti

Polverizzare un tumore cerebrale con il laser mantenendo sotto controllo, in tempo reale, le strutture nervose più delicate del cervello. È l’approccio applicato all’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) dove la termoablazione laser (Litt, 'Laser Interstitial Thermal Therapy') è stata integrata con avanzate tecniche di studio e monitoraggio anatomo-funzionale del cervello. L’intervento è stato eseguito su un paziente di 57 anni affetto da un tumore localizzato in prossimità dell’area del linguaggio. La procedura - riferisce l’Irccs molisano - si è svolta senza complicanze e il paziente è stato dimesso a circa 36 ore dall’intervento. La procedura ha coinvolto un’équipe multidisciplinare composta da neurochirurghi, neuropsicologi, neuroradiologi e anestesisti, sotto la guida di Sergio Paolini, responsabile della Neurochirurgia III dell’Irccs Neuromed e professore all’Università Sapienza di Roma.

La termoablazione laser è una procedura mini-invasiva attualmente eseguita in pochi centri europei e realizzata al Neuromed nell’ambito di una collaborazione con la Neurochirurgia dell’ospedale pediatrico Aorn Santobono Pausilipon Irccs di Napoli, pioniera e leader in Italia nell’utilizzo di questa metodica. La procedura - continua la nota - prevede l’introduzione nel cervello di una fibra ottica del diametro inferiore ai 2 millimetri. Dopo il posizionamento della fibra, ottenuto per via robotica tramite una microincisione chirurgica, il paziente viene trasferito in risonanza magnetica per l’ablazione vera e propria. Il laser veicolato dalla fibra genera un aumento controllato della temperatura che consente la distruzione del tessuto patologico.

L’elemento che ha caratterizzato la procedura - descrivono gli esperti - è l’integrazione del laser con le più moderne tecnologie di imaging cerebrale. Grazie all’utilizzo della risonanza magnetica ad alto campo equipaggiata con i più moderni algoritmi di intelligenza artificiale, l’équipe ha potuto seguire in tempo reale il rapporto tra l’area sottoposta all’azione del laser e le aree cerebrali eloquenti, quelle che presiedono a funzioni fondamentali come il movimento e il linguaggio.

Alla base dell’intervento c’è stato quindi un approfondito studio preoperatorio dell’anatomia e delle funzioni proprie del paziente integrato con le informazioni acquisite durante l’ablazione. Queste fasi sono state messe in atto dal neuroradiologo Andrea Bartolo e dal neuropsicologo Marco Ciavarro dell’Irccs Neuromed.

“La Litt è un’opzione terapeutica applicabile in casi selezionati di tumori cerebrali primitivi o metastatici localizzati in aree particolarmente profonde o critiche - spiega Paolini - la stessa metodica è applicabile anche alla rimozione di malformazioni vascolari note come cavernomi. La costante sfida della neurochirurgia non è soltanto trattare la lesione ma farlo preservando nel modo più accurato possibile le funzioni neurologiche e la personalità del paziente. Le moderne tecniche di studio funzionale del cervello ci consentono oggi di pianificare questi interventi con un livello di precisione che fino a pochi anni fa non era disponibile. In questo caso, il passo in avanti risiede nella possibilità di monitorizzare in tempo reale gli effetti della procedura tramite la risonanza magnetica”.

Le tecniche mininvasive “stanno ampliando le possibilità terapeutiche della neurochirurgia moderna il nostro gruppo da anni adotta questa filosofia nella chirurgia dei tumori cerebrali e spinali - prosegue Paolini - È importante però sottolineare che la mini-invasività è realmente percorribile laddove si accompagni a una riduzione del trauma chirurgico e al tempo stesso preservi o migliori l’efficacia e la sicurezza della procedura. Questo requisito è raggiunto appieno dalla termoablazione poiché la necrosi termica della lesione tumorale è a tutti gli effetti assimilabile a una rimozione chirurgica e i pazienti possono lasciare l’ospedale a poche ore dalla procedura”.

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