Biennale di Venezia, rinasce il Padiglione Centrale dei Giardini

Il presidente Buttafuoco: "Inizia un nuovissimo capitolo della storia gloriosa di un luogo unico, che ha avuto inizio 131 anni fa"

(ufficio stampa Biennale di Venezia)
(ufficio stampa Biennale di Venezia)
19 marzo 2026 | 13.46
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Il Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale di Venezia si presenta da oggi completamente trasformato, pronto a diventare il cuore pulsante della 61esima Esposizione internazionale d'arte, in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026. Dopo la presentazione ufficiale, il Padiglione si prepara, infatti, ad accogliere la mostra "In Minor Keys" curata da Koyo Kouoh, prima curatrice africana della Biennale Arte, scomparsa prematuramente nel maggio 2025, con la presenza di 111 artisti.

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L’intervento di restauro e riqualificazione, frutto di un investimento pubblico di 31 milioni di euro stanziati dal Ministero della Cultura nell’ambito del Pnrr, segna una nuova stagione per il celebre spazio espositivo. "Inizia un nuovissimo capitolo della storia gloriosa di un luogo unico, che ha avuto inizio 131 anni fa", ha sottolineato Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, durante la cerimonia alla presenza dei suoi predecessori, Paolo Baratta e Roberto Cicutto, del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, oltre ai progettisti, ai tecnici e alle imprese che hanno realizzato la riqualificazione. Il ministero della Cultura, assente il titolare Alessandro Giuli, è stato rappresentato dal vice capo di gabinetto, Valerio Sarcone.

I lavori, iniziati nel dicembre 2024 e conclusi in soli 16 mesi, hanno rispettato i tempi previsti dal Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari, dimostrando come efficienza e ambizione possano andare di pari passo. La riqualificazione, curata dalla Biennale di Venezia insieme al Comune e alla Soprintendenza, ha ridisegnato completamente l’organismo architettonico dell’edificio, valorizzando la sua storia e al tempo stesso proiettandolo verso il futuro. L’area dei Giardini misura circa 51.000 metri quadrati, mentre la superficie del Padiglione Centrale è di circa 5.450 metri quadrati.

Il progetto ha trasformato gli spazi espositivi del Padiglione Centrale in ambienti flessibili e luminosi, “white box” capaci di accogliere ogni tipo di allestimento. Gli impianti tecnici sono stati integrati in modo invisibile, mentre gli infissi storici di Carlo Scarpa sono stati restaurati con cura, così come la Sala Brenno del Giudice, rivisitata secondo l’originaria geometria del 1928. Due nuove altane in legno lamellare carbonizzato e pannelli X-Lam si affacciano sui Giardini, introducendo leggerezza e dialogando armoniosamente con il paesaggio veneziano. La nuova architettura del Padiglione Centrale punta all’eccellenza anche in termini di sostenibilità: lucernari con vetro fotovoltaico, ventilazione naturale e sistemi di oscuramento motorizzati concorrono a creare un ambiente efficiente e confortevole, con l’obiettivo di ottenere la certificazione Leed Gold.

Il progetto ha affrontato un edificio profondamente stratificato e segnato da interventi successivi, restituendogli ordine, gerarchia e chiarezza spaziale. La riqualificazione del Padiglione non si è limitata a un aggiornamento funzionale: ha riscritto l’intero organismo architettonico, ridefinendo relazioni, sequenze e connessioni. Gli spazi espositivi sono stati riorganizzati in modo chiaro e leggibile: il nucleo centrale dell’edificio è accessibile attraverso la Sala Chini, che diventa il principale snodo distributivo. Intorno si sviluppa una corona di spazi di servizio al pubblico – bookshop, caffetteria, sala didattica e spazi tecnici – progettati in maniera distinta dalle sale. Le sale espositive sono ambienti neutri e flessibili, vere e proprie "scatole bianche" in grado di accogliere allestimenti temporanei. Tutti gli impianti tecnici sono integrati all’interno dell’involucro edilizio e nascosti dietro le nuove pareti, liberando completamente gli spazi.

Tra gli elementi storici che caratterizzano il Padiglione, particolare attenzione è stata dedicata nel progetto di riqualificazione agli infissi progettati da Carlo Scarpa, restaurati e ricollocati. Inoltre, la Sala Brenno del Giudice è stata ridisegnata secondo le forme spaziali del progetto per la caffetteria del 1928, mentre sono state ripristinate le aperture che si affacciano sulla terrazza lungo il Canale.

L’intervento ha superato la logica del restauro conservativo per orientarsi verso una re-invenzione critica del Padiglione. Attraverso un approccio stratigrafico alla storia dell’edificio, si è valorizzata la serialità e l’essenzialità dell’architettura, preservando la memoria delle diverse fasi costruttive ma liberandola dalle superfetazioni e dagli elementi incongrui. Il progetto dimostra come il riuso possa essere un atto creativo, non nostalgico: seleziona, ordina e interpreta le diverse fasi della storia del Padiglione per costruire una nuova unità architettonica capace di rispondere alle esigenze contemporanee della Biennale.

Tra gli interventi più riconoscibili vi è la realizzazione di due nuove strutture esterne, ispirate alle altane veneziane, collocate in corrispondenza della caffetteria e della sala polifunzionale. Queste strutture leggere introducono un elemento di apertura che connette il Padiglione al paesaggio dei Giardini, senza competere con la massa muraria esistente. Realizzate in legno lamellare carbonizzato e pannelli X-Lam, le altane rappresentano un gesto progettuale consapevole che dialoga con Venezia e con la sensibilità progettuale di Carlo Scarpa.

La nuova architettura del Padiglione è concepita come un sistema unitario in cui struttura, luce naturale, fotovoltaico, ventilazione e oscuramento diventano un unico organismo. Tutti gli impianti tecnici sono completamente nascosti dietro pareti e copertura, liberando le sale da ogni ingombro. I nuovi lucernari, realizzati con vetro fotovoltaico e vetro diffondente, garantiscono illuminazione naturale uniforme e contribuiscono alla produzione energetica. Alcuni moduli apribili garantiscono la ventilazione, mentre tende motorizzate consentono il completo oscuramento. Lo spazio resta nudo, essenziale, flessibile ed efficiente, dove la qualità architettonica è protagonista e la sostenibilità è integrata in ogni elemento.

Il progetto di riqualificazione del Padiglione Centrale si pone l’obiettivo di conseguire la certificazione Leed (Leadership in Energy and Environmental Design) livello Gold, uno dei principali sistemi di certificazione volontaria a livello internazionale. Il protocollo Leed valuta le prestazioni degli edifici secondo criteri di sostenibilità integrata: risparmio energetico e idrico, riduzione delle emissioni di CO2, miglioramento della qualità ambientale degli spazi interni, uso responsabile di materiali e risorse, e scelte progettuali legate al sito e al contesto. Tutte queste strategie sono state applicate al Padiglione per garantire efficienza, sostenibilità e qualità architettonica degli spazi espositivi.

L’intervento di riqualificazione è stato realizzato grazie ai finanziamenti pubblici dello Stato italiano stanziati dal Ministero della Cultura nell’ambito del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari (Pnc) al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), destinati al “Progetto di sviluppo e potenziamento delle attività della Biennale di Venezia in funzione della creazione di un polo permanente di eccellenza nazionale e internazionale”. La progettazione definitiva ed esecutiva, nonché il percorso autorizzativo, così come il completamento dei lavori sono stati compiuti in tempi stretti e in ottemperanza alle milestones fissate dal Piano Nazionale Complementare al Pnrr.

Il progetto si inserisce nel programma del Ministero della Cultura denominato “Grandi Attrattori Beni Culturali” e rientra nel più ampio programma di sviluppo e potenziamento delle attività della Biennale di Venezia, il quale prevede una serie di interventi articolati in 22 opere, che interessano edifici e aree di proprietà del Comune di Venezia, situati nei Giardini della Biennale, all’Arsenale di Venezia, al Lido di Venezia, a Forte Marghera e al Parco Albanese (Bissuola). Gli interventi sono realizzati dalla Biennale di Venezia e dal Comune di Venezia, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Venezia, nell’ambito di un programma finalizzato alla valorizzazione e al rafforzamento delle infrastrutture culturali destinate alle attività della Biennale.

I lavori, iniziati nel dicembre 2024 e conclusi nel marzo 2026, hanno rispettato il cronoprogramma, con una durata complessiva di 16 mesi e un investimento complessivo di 31 milioni di euro. La riqualificazione del Padiglione rappresenta uno degli interventi più complessi del programma di rinnovamento delle infrastrutture della Biennale, sia per l’importanza dell’edificio sia per i tempi particolarmente contenuti di realizzazione.

L’intervento è stato seguito dagli uffici della Biennale di Venezia attraverso il settore Progetti Speciali diretto dall’architetto Arianna Laurenzi, con responsabile unico del procedimento l’ingegnere Cristiano Frizzele, responsabile dell’Ufficio Servizi Tecnico Logistici. Il progetto è stato sviluppato dal raggruppamento temporaneo di professionisti composto da BuroMilan - Milan Ingegneria Spa (mandataria), Labics Srl e Arch. Fabio Fumagalli per l’architettura, ia2 Studio Associato per impianti e prevenzione incendi, e dal geologo Francesco Aucone. La direzione lavori è stata affidata all’ingegnere Massimiliano Milan. La procedura di gara aperta per la realizzazione delle opere si è conclusa nel mese di novembre 2024 con l’aggiudicazione alla ditta Setten Genesio Spa. (di Paolo Martini)

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