Cecilia Bartoli: "Che onore cantare l'inno olimpico. Pausini? Spero uno show insieme"

Il mezzosoprano, tra i protagonisti della cerimonia di apertura di Milano-Cortina: "Lang Lang sul palco strepitoso, ci ascoltiamo a vicenda"

Cecilia Bartoli con il pianista Lang Lang e il coro di voci bianche dell'Accademia del Teatro alla Scala alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina (Fotogramma-Ipa)
Cecilia Bartoli con il pianista Lang Lang e il coro di voci bianche dell'Accademia del Teatro alla Scala alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina (Fotogramma-Ipa)
07 febbraio 2026 | 15.46
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Eleganza e musica si sono intrecciate nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, dove la cantante lirica Cecilia Bartoli ha incantato il pubblico interpretando l’inno olimpico accompagnata al pianoforte da Lang Lang e dal coro di voci bianche dell'Accademia del Teatro alla Scala. Un’emozione che si è trasformata in energia sul palco di San Siro, davanti a un pubblico immenso e a due miliardi di spettatori collegati in tutto il mondo. "All’inizio ero felicemente sorpresa che avessero pensato a una voce lirica per l’inno olimpico - spiega Bartoli all’AdnKronos - poi ho vissuto questo invito con grandissima gioia. Cantare in Italia, nel mio Paese, che privilegio, che onore".

Per l’occasione, la grande mezzosoprano italiana ha scelto l’eleganza senza tempo di Giorgio Armani, indossando un vestito prezioso nella delicata tonalità rosa polvere. “Quell’abito è una meraviglia, un gioiello - racconta ancora emozionata - appena l’ho infilato ho detto: devo cantare bene assolutamente, perché sono talmente ispirata già da quest’abito. Meraviglioso". Per Bartoli, partecipare a un evento di questa portata è stato un enorme privilegio. Inoltre, portare la musica classica in un contesto così globale, con due miliardi di persone che stavano guardando, è stato “un momento unico, di grande armonia, perché questo era anche il tema olimpico. L’armonia è condivisione, è ascoltarsi, respirare insieme, fare musica insieme”.

Al suo fianco, la superstar cinese del pianoforte Lang Lang, con cui Bartoli collabora da tempo: “Non è la prima volta che lavoriamo insieme. Abbiamo fatto concerti, recital, una tournée ad Amsterdam, Parigi, Latina, Amburgo. Ci conosciamo da diversi anni”. Durante l’esecuzione dell’inno, l’artista ha avvertito una connessione profonda con il pubblico: “Tutti erano in piedi, Lang Lang ha iniziato a suonare le prime note al pianoforte, c’è stato un momento totalmente magico. Ho avuto la sensazione che 65mila persone fossero tutte all’ascolto. Con la voce ho avuto la sensazione di abbracciare tutte le persone che erano lì e anche quelle a casa”.

Oltre al talento pianistico, Bartoli sottolinea anche le qualità umane del musicista: “È un pianista strepitoso ma ha anche un grande senso dell’accompagnamento, che non è scontato. È una persona gentile e cordiale. Fare musica insieme è sempre bellissimo perché ci ascoltiamo a vicenda. Il suo modo di suonare per me è fonte di ispirazione e probabilmente anche il mio modo di cantare lo è per lui. Ci compensiamo a vicenda”. Cantare in uno stadio, per la prima volta, ha rappresentato una vera sfida per Bartoli: “Era la mia prima volta in un ambiente all’aperto. Alla prova generale pioveva, c’era freddo, umidità. Venire dall’aria calda dei camerini all’aria fredda è stato un challenge. È stata un’esperienza nuova e bella tosta”.

Un’esperienza che vorrebbe ripetere: “Mi è piaciuto molto - confessa -. Mi piacerebbe rifare un evento del genere e condividere il palco con artisti pop”. Il clima dietro le quinte è stato altrettanto speciale: “In camerino con Andrea Bocelli e Lang Lang ci siamo divertiti, abbiamo improvvisato, cantato insieme. C’era un ambiente di amicizia e cordialità”. Bartoli racconta anche l’incontro con Laura Pausini, interprete dell’inno di Mameli: “È di una simpatia esagerata. Le ho detto: vieni a cantare da noi a teatro. Abbiamo parlato di un progetto insieme, come Pavarotti con Zucchero. Due donne, pop e lirica. Sarebbe fantastico”.

La cerimonia è stata anche un grande evento culturale, capace di unire tradizione e contemporaneità. Bartoli ricorda con entusiasmo la regia di Damiano Michieletto: “È stato lui a chiamarmi tempo fa. Nei primi momenti c’era Rossini, poi Verdi. Io lo trovo fantastico, con i ballerini che danzavano sulle note di questi grandi compositori”. Una cerimonia, quella olimpica, che può avvicinare nuovi pubblici all’opera: “Penso proprio di sì, soprattutto i giovani - sottolinea -. C’è spesso un po’ di paura, si dice: l’opera non la capiamo. Ma poi quando vengono a teatro, ascoltano, si divertono, cambia tutto”. Secondo Bartoli, il mondo lirico sta vivendo una trasformazione: “L’opera è cambiata grazie anche a nuovi registi giovani, che portano dimensioni più contemporanee”. E la sua performance alle Olimpiadi sembra andare proprio in questa direzione. (di Federica Mochi)

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