Marilyn Manson, vendetta e redenzione in 'One Assassination Under God - Chapter 2'

A due anni dal primo capitolo, la rockstar torna con un album più cinematografico e compatto, attraversato da riferimenti a letteratura e pittura. E c'entrano anche Carroll, Fellini e Bulgakov

La copertina di 'One Assassination Under God - Chapter 2' di Marilyn Manson
La copertina di 'One Assassination Under God - Chapter 2' di Marilyn Manson
14 agosto 2026 | 11.31
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“Per chiunque stia ascoltando…ora sapete chi sono”. È con un lungo spoken word che Marilyn Manson chiude il nuovo capitolo della sua storia artistica. La voce arriva in ‘Enantiomorph’, il brano finale di ‘One Assassination Under God – Chapter 2’, uscito oggi per Nuclear Blast. Un album che arriva a due anni dal primo capitolo, quello che ha segnato il ritorno sulla scena della rockstar americana, e che ne sviluppa la traiettoria cambiando registro: se il primo disco era dedicato alla rinascita, questo secondo capitolo è, nelle parole dello stesso Manson, quello della vendetta. “Non sono soltanto un libro che possono gettare nel fuoco. Sono stato letto e imparato a memoria e non ho paura di bruciare", dice ancora in ‘Enantiomorph’. Parole che evocano inevitabilmente una delle frasi più celebri de 'Il Maestro e Margherita' di Michail Bulgakov, “i manoscritti non bruciano”, trasformando il disco in una metafora della sopravvivenza e della capacità di resistere alla distruzione.

Il secondo capitolo, composto da 9 tracce, si muove su coordinate più introspettive e malinconiche rispetto al precedente lavoro. Ci sono richiami ad alcune atmosfere del passato di Manson, strumenti oscuri, una sensazione quasi nebbiosa che avvolge diversi brani e una dinamica vocale che alterna momenti sussurrati ad altri urlati. È un disco che può apparire più raccolto e crepuscolare, salvo poi esplodere in episodi di maggiore aggressività, come ‘Front Toward Enemy’, tra i brani più duri dell'album. Un ritorno accolto con enorme entusiasmo dal pubblico, che lo ha ritrovato anche dal vivo in Italia, con tre date lo scorso luglio. Manson è apparso in grande forma, fisica e vocale, sostenendo un tour che la prossima settimana lo vedrà protagonista di una tournée nordamericana al fianco di Rob Zombie. Il 'Reverendo' proseguirà poi da headliner e tornerà in autunno con una serie di ulteriori concerti negli Stati Uniti per festeggiare i 30 anni di ‘Antichrist Superstar’. La produzione di 'Oaug 2' porta la firma di Tyler Bates, mentre Tim Skold, storico collaboratore di Manson, è rientrato nella formazione live dopo l’uscita di Bates dall’attività concertistica.

Il nuovo album sembra andare oltre la semplice prosecuzione del precedente. È un racconto costruito come un secondo capitolo, nel quale Manson mette in scena una trasformazione. E lo fa anche attraverso la pittura, altra dimensione sempre più centrale del suo lavoro: per ogni brano ha realizzato un’opera, raccolte in un boxset a tiratura limitata, e che appaiono anche in un sito dedicato ai due capitoli. Cliccando sui singoli dipinti, l’ascoltatore può sentire la sua voce mentre racconta la genesi e il significato di ogni traccia. È così che Marilyn Manson accompagna l’ascoltatore dentro Chapter 2, a partire da ‘Unalive’, l’opener: “Stabilisce il tono di ciò che il capitolo 2 sta per raccontare - spiega Marilyn Manson -. Dal punto di vista dei testi, chiarisce che mentre il primo parlava di rinascita, il secondo parla di vendetta”. Un’immagine che, aggiunge, gli ricorda anche gli studi biblici della sua infanzia, con il Vecchio e il Nuovo Testamento. “Credo ci sia un’assurdità nel fatto che si possa sostituire la parola ‘vivo’ con ‘morto' solo con un suffisso. Ma qui ho scelto di manifestarla come una parola magica, come 'abracadabra'”. La canzone, per lui, funziona “come una filastrocca o un incantesimo”, una formula che evoca “la persona che sapevo di dover diventare per essere chi sono oggi”.

Con ‘Don’t Answer the Door’ affronta invece il tema della consapevolezza di sé. “Parla dell’essere abbastanza forti da mantenere intatti i propri quattro muri, il pavimento e il soffitto”, spiega Manson. È il momento di “abitare la propria nuova pelle, sapendo cosa può e cosa non può ferirti”, di riconoscere “il potere della propria frequenza, della propria luce” e di sentirsi “a proprio agio nell’oscurità quando gli altri hanno paura”. Ma c’è anche una lezione maturata nel tempo: “Non ripetere mai l’errore di lasciare entrare nella propria casa persone inferiori e compagnie di basso livello, permettendo loro di distruggerla”. In definitiva, dice, “questa canzone parla davvero della presa di coscienza del proprio potere”. ‘Front Toward Enemy’, secondo singolo estratto, è un brano che musicalmente, racconta l'artista, “ti prende letteralmente la testa e te la stacca”. L’ispirazione arriva dalle storie sulla guerra che gli raccontava il padre e dalle mine Claymore, sulle quali era incisa proprio quella frase. “Credo che quel ‘alzati e combatti’, sentire la voce di mio padre, mi abbia ricordato la mia responsabilità verso me stesso e verso coloro che contano su di me”. È una voce che lo spinge “a non accettare ciò che mi viene dato, a pretendere di più”. E il messaggio diventa universale: “Non permetteremo che ci sottoponiate alle vostre pose fraudolente e alla vostra esistenza priva di arte e di Dio”.

‘All the Violent Things’ era già stata scritta prima del tour del primo capitolo. “In realtà, tutte le canzoni sono state scritte nello stesso momento, prima che partissimo in tour”, racconta Marilyn Manson. Era una questione di capire “quando la storia si sarebbe realmente manifestata nel modo in cui l’avevo concepita”. Alcuni versi di questo brano erano stati anticipati sul palco proprio perché sentiva che la canzone “si stava manifestando” durante quel primo tour. Il tema è quello del risentimento e della punizione: “Parla del bilanciare i propri risentimenti e del fare i conti con la giusta dose di punizione da infliggere nelle questioni di guerra”. Musicalmente voleva una chitarra acustica ad accompagnare “questi paesaggi desolati e apocalittici”, mentre i suoni creati con la band gli ricordavano “dinosauri di metallo che avanzano come carri armati in lontananza”. Una frase fondamentale della canzone tornerà poi nell’ultimo brano dell’album, ‘Enantiomorph’. Per Manson, ‘All the Violent Things’ fornisce “un vero equilibrio all’idea di vendetta”.

In 'None of the Suns' emerge invece il suo amore per la musica post-punk e goth. Manson la definisce, per certi versi, “una lontana parente” di ‘If I Was Your Vampire’ (l'opener del disco 'Eat me, Drink me' del 2007, ndr) ma sottolinea che si tratta di una prospettiva completamente diversa. Torna quindi a un’ossessione della sua vita, quella per lo scrittore di ‘Alice nel Paese delle meraviglie’, Lewis Carroll, e all’idea di “sfidare la luce del giorno” come modo per “ingannare la morte”. Anche ‘Toby Dammit’ di Federico Fellini, terzo episodio del film 'Tre passi nel delirio' del 1968, tratto liberamente dal racconto 'Non scommettere la testa con il diavolo' di Edgar Allan Poe, ha contribuito all’atmosfera del brano. Nel dipinto associato alla canzone Manson si rappresenta “intrappolato da qualche parte tra questi due mondi”, quello del giorno e quello della notte. ‘Lucifer’s Teardrop’ nasce invece da 'L'angelo caduto', dipinto del 1847 di Alexandre Cabanel. Ma il punto di partenza è soprattutto la sensazione di essere “cacciati via o messi da parte” e il modo in cui questa esperienza può trasformare il cuore in un’arma, costringendo a “ripensare a come e a cosa amo”. In ‘The Arsonist’ si arriva a un punto di svolta: “Questo è il momento in cui la narrazione dell’intera storia, il capitolo uno e il capitolo due, si cristallizza in una posizione di combattimento”. La metafora è esplicita: “La penna non è più potente della spada, è la spada”. E, come nel dipinto realizzato per la canzone, “il tessuto cicatriziale bruciato si è trasformato in un’armatura” assicura Manson.

‘Exit Wound’ è nata contemporaneamente a 'Necromancer', il dipinto scelto per la copertina dell’album. “Quando lo stavo dipingendo stavo lavorando anche al testo di questa canzone”. L’immagine gli ricorda la Morte ne 'Il settimo sigillo' di Ingmar Bergman. Nel bridge torna invece “all’idea dell’uno”, un elemento che “compare nel titolo dell’album” e ricorre intenzionalmente in entrambi i capitoli. È un dettaglio che, secondo Manson, gli ascoltatori possono approfondire, “traendone le proprie conclusioni e trovando delle somiglianze nelle loro stesse vite”. Musicalmente, invece, è il terreno in cui si sente più a suo agio: “Adoro il lavoro delle chitarre e il ritmo martellante di questa canzone, è come un guanto comodo da indossare”. Fino ad arrivare a ‘Enantiomorph’, il brano che chiude il disco e che ha richiesto più tempo per prendere forma, introdotto da un minuto di spoken word. “C’erano così tanti elementi musicali che dovevano accadere nel modo giusto nella mia mente per riuscire a catturare quelli che dovevano essere i titoli di coda finali della mia storia”. Il titolo è arrivato prima del testo e la parola ‘enantiomorph’ aveva per lui “molti significati diversi”. Ma ‘Enantiomorph’ introduce anche un elemento nuovo nella sua storia: “Questa è la prima vera canzone d’amore del suo genere che abbia mai scritto”. Un sentimento che diventa fondamentale perché rappresenta “una ragione pura e giusta per combattere per se stessi” e, allo stesso tempo, “per sapere per cosa si è disposti a morire”.

Impossibile separare il secondo capitolo dal primo. ‘One Assassination Under God’, title track dell’intero progetto e prima canzone del capitolo uno, era stata scelta per “introdurre la storia” che Manson avrebbe raccontato nei due album. È l’inizio, dice. Un inizio nel quale sapeva di dover affrontare “dove ero in quel momento, dove ero stato e dove sapevo che alla fine sarei arrivato”. Difficile non collegare queste parole alla crisi personale e professionale che ha attraversato negli ultimi anni. Nel 2021 l'ex compagna Evan Rachel Wood lo accusò pubblicamente di abusi, accuse che lui ha sempre respinto. Dichiarazioni cui seguì una forte ondata di critiche mediatiche, la perdita di collaborazioni lavorative e a quello che molti hanno definito una sorta di "cancellazione" pubblica. Parallelamente, l'artista stava affrontando anche problemi personali. Nel corso degli anni ha parlato apertamente dei suoi eccessi con alcol e droghe, e durante quel periodo è apparso spesso molto diverso rispetto all'immagine iconica del passato, con un evidente aumento di peso e un aspetto che molti fan consideravano quasi irriconoscibile.

Per questo motivo, Chapter 1 e Chapter 2 possono essere letti come due tappe di un percorso di rinascita. Tra confessione e rivalsa, i testi e le atmosfere cupe dell'opera restituiscono l'immagine di un uomo costretto a fare i conti con le macerie della propria esistenza: la caduta pubblica, gli eccessi, le dipendenze e la necessità di reinventarsi. In questo spazio si inserisce 'One Assassination Under God – Chapter 2', un album che amplia la dimensione cinematografica del primo capitolo, spingendo il racconto verso una nuova fase. L'ex Antichrist Superstar mostra oggi un lato più introspettivo senza rinunciare alla violenza dei suoni industrial che da sempre attraversa il suo universo. La parabola artistica di Brian Hugh Warner conferma così la straordinaria capacità di reinventarsi nei momenti più difficili. E, proprio come il manoscritto ne 'Il Maestro e Margherita' di Bulgakov, anche la storia di Marilyn Manson ribadisce che certi racconti, per quanto si tenti di distruggerli, non bruciano mai. (di Federica Mochi)

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