Perdita della forza esplosiva e della capacità di recupero, cali di velocità e di potenza, articolazioni e muscoli più rigidi con un maggior rischio di infortuni. Ecco cosa potrebbe compromettere la performance dell'atleta
La Regina torna sull'erba di Wimbledon. A 44 anni compiuti, dopo quasi 4 anni di inattvità, 'The Queen' Serena Williams parteciperà di nuovo al torneo inglese che l'ha vista trionfare 7 volte in singolare, 6 in doppio e una in doppio misto. Sarà "un evento che trascende la semplice cronaca sportiva". Anche se il talento non ha età, "la campionessa avrà a che fare con sfide molto importanti sia dal punto di vista biomeccanico che fisiologico", spiega all'Adnkronos Salute il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all'UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa). Perdita della forza esplosiva e della capacià di recupero; cali di velocità e di potenza; articolazioni e muscoli più rigidi con un maggior rischio di infortuni: queste acune delle insidie che, secondo l'analisi dell'esperto, potrebbero minare le performance dell'atleta statunitense.
"Il tennis moderno - spiega Bernetti - è uno sport che richiede esplosività, aspetto caratteristico della carriera di Serena, ma anche cambi di direzione repentini e alta velocità di reazione. Nei cosiddetti atleti 'Master' (over 35-40), l'invecchiamento biologico innesca processi inevitabili che modificano la risposta ai carichi e possono compromettere ognuno di questi aspetti. In particolare, con il superamento dei 40 anni si assiste a una progressiva atrofia e perdita delle fibre responsabili della forza esplosiva. Come evidenziato da alcune ricerche scientifiche sull'invecchiamento neuromuscolare, questo si traduce in una minore velocità nello scatto breve e in una ridotta potenza al servizio", prospetta lo specialista. "Anche la capacità aerobica massima (VO2 max) e la frequenza cardiaca massima - prosegue il medico-fisiatra - diminuiscono fisiologicamente di circa il 10% per decennio dopo i 30 anni, limitando la capacità di recupero tra uno scambio lungo e l'altro. Senza considerare come, nelle atlete di sesso femminile over 40, possono essere presenti fluttuazioni ormonali con un progressivo calo dei livelli di estrogeni. Come dimostrato in letteratura, gli estrogeni svolgono un ruolo cruciale anche nella sintesi del collagene. Un loro calo riduce quindi l'elasticità di tendini e legamenti, aumentando rigidità del sistema muscolo-scheletrico. Questo espone potenzialmente la tennista a un rischio significativamente più alto di tendinopatie (in particolare al tendine d'Achille, rotuleo e alla cuffia dei rotatori della spalla)".
"Un altro aspetto rilevante" segnalato da Bernetti "è l'assenza della campionessa dalle competizioni da molti tempo. Sicuramente il talento puro e la memoria motoria non si cancellano", premette. "Tuttavia, l'età e il disuso possono creare non pochi problemi. Alcuni studi internazionali condotti sugli effetti dell'interruzione protratta degli stimoli ad altissima intensità hanno dimostrato come porti a una drastica caduta della tolleranza al carico dei tessuti sottoposti alle sollecitazioni dell'attività sportiva. Paradossalmente, è più facile ritrovare fitness cardiovascolare che le proprietà biomeccaniche dei i tessuti connettivi di cartilagini e tendini. Il rischio principale, quindi, non è la fatica, ma l'infortunio muscolo-scheletrico (lesioni muscolari, tendinopatie, traumi articolari)", puntualizza l'esperto. "L'approccio della Williams - suggerisce Bernetti - dovrà quindi necessariamente cambiare. Dovrà fare un affidamento estremo sull'intelligenza tattica per accorciare gli scambi. Poi è fondamentale lavorare molto dal punto di vista preventivo e riabilitativo per preparare i tessuti ai carichi del tennis giocato sull'erba, la cui superficie scivolosa e irregolare richiede una stabilità propriocettiva perfetta".