Famiglia nel bosco, Garante infanzia Abruzzo: "Bambini da tutelare, chiarire posizione Ctu"

Cantelmi: "Gravi violazioni, pronti richiesta ricusazione ed esposto a Ordine Psicologi"

I genitori dei bambini
I genitori dei bambini
23 febbraio 2026 | 15.52
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"In relazione alla vicenda ormai nota come 'caso della famiglia del bosco' ritengo doveroso intervenire per richiamare con fermezza la centralità del superiore interesse dei minori coinvolti, che deve rappresentare il riferimento esclusivo di ogni decisione e di ogni valutazione. Da quanto emerso, nell’ambito del procedimento che ha condotto all’allontanamento dei bambini dal proprio nucleo familiare e nelle successive attività di accertamento sulle condizioni degli stessi e dei genitori, risulterebbe il coinvolgimento di una professionista, un ctu, che in precedenza aveva già espresso pubblicamente, attraverso i social network, giudizi e posizioni fortemente denigratorie nei confronti della famiglia". Lo dice in una nota la Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Abruzzo, avvocata Alessandra De Febis.

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"Qualora tale circostanza fosse confermata - aggiunge - ci troveremmo di fronte a un fatto di estrema gravità, perché verrebbe meno in radice il requisito fondamentale dell’imparzialità che deve caratterizzare ogni valutazione tecnica in un ambito così delicato. Un professionista che abbia già manifestato un orientamento pregiudiziale non può garantire quella necessaria serenità di giudizio indispensabile per valutare in modo obiettivo la condizione psicologica e fisica dei minori e del loro nucleo familiare. In procedimenti che incidono in maniera così profonda sulla vita dei bambini non è ammissibile neppure il dubbio sulla neutralità di chi è chiamato a svolgere funzioni tecniche".

"Come ho già avuto modo di evidenziare nei miei precedenti interventi su questa vicenda - rimarca la Garante - il rischio concreto è che si perda di vista l’obiettivo principale: la tutela effettiva dei diritti dei bambini. Alla luce degli elementi che stanno emergendo, avverto ancora più forte la responsabilità, connessa al ruolo che ricopro, di adoperarmi affinché vengano compiuti tutti gli approfondimenti necessari per chiarire i fatti e verificare che ogni passaggio del procedimento sia stato improntato al rispetto dei principi di imparzialità, correttezza e trasparenza. Come garante dei Diritti dei minori, mi attiverò per utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento al fine di comprendere pienamente quanto accaduto e contribuire a fare luce su una situazione che sta assumendo contorni di particolare gravità. Il mio intervento non è volto ad alimentare contrapposizioni, ma a riportare con determinazione l’attenzione su ciò che deve venire prima di tutto: i diritti dei bambini, la credibilità dei percorsi valutativi e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Su un principio non può esserci alcuna deroga: ogni decisione che riguarda un minore deve fondarsi su valutazioni realmente imparziali, competenti e libere da qualsiasi pregiudizio".

Cantelmi: "Gravi violazioni, pronti richiesta ricusazione ed esposto a Ordine Psicologi"

"Ho letto con stupore alcuni post sui social in cui la testista condivide gravissimi giudizi sulla cosiddetta famiglia del bosco. Se le cose stanno così, si tratta di una grave violazione deontologica: chi esprime giudizi pubblici, secondo quanto previsto dal regolamento deontologico dell’Ordine degli Psicologi, non può assumere incarichi peritali sul caso stesso", dichiara all'Adnkronos lo psicologo e psicoterapeuta Tonino Cantelmi, consulente della famiglia Trevallion riguardo alla perizia tecnica disposta dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila nel procedimento che riguarda la cosiddetta 'famiglia nel bosco'.

"Inoltre - prosegue Cantelmi - la professionista incaricata dei test risulta iscritta all’Albo da poco più di tre anni al momento dell’incarico e non ottempera a quanto previsto dall’articolo 4, comma 4, del D.M. 109/2023, che stabilisce i requisiti di speciale competenza richiesti ai consulenti tecnici per operare in ambito minorile, ossia cinque anni di esperienza professionale documentata o docenza universitaria". Secondo lo psicologo, "la norma mira a garantire che solo esperti con comprovata esperienza nel trauma infantile valutino il destino dei minori, ed è uno strumento per contestare la legittimità dei periti che ne siano privi".

Cantelmi solleva poi altri interrogativi: "A questo punto mi chiedo se la dottoressa Ceccoli (incaricata della perizia sui coniugi Trevallion, ndr) fosse a conoscenza di questi due macigni che pesano sulla persona che dovrebbe sottoporre a test i tre bambini. Inoltre, già nella prima seduta di test abbiamo avuto molte perplessità". "Tutto questo - conclude - sarà dettagliato nelle sedi opportune: stiamo depositando in Tribunale una richiesta di ricusazione della testista e presenteremo all’Ordine degli Psicologi un esposto per le violazioni deontologiche, che verranno ulteriormente circostanziate".

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