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Il fratello di Michele Scarponi: "Città a 30 all'ora? Una rivoluzione per la sicurezza"

Marco Scarponi
Marco Scarponi
02 settembre 2023 | 17.20
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“Nel nostro Paese c’è un approccio sbagliato alla sicurezza, legato al fatto che la strada sia proprietà del mezzo motorizzato. Manca una cultura della sicurezza condivisa su cui non si è lavorato abbastanza. Per esempio non c’è comunicazione, riflettendo che essa stessa è già sicurezza. Da quant’è che non vediamo uno spot in tv?”. Lo dice all’Adnkronos Marco Scarponi, che guida la Fondazione Michele Scarponi, nata dopo la morte del fratello, campione di ciclismo, ucciso sulla strada a Filottrano (Ancona) nel 2017, in occasione dell’inaugurazione della SpoletoNorcia in Mtb in piazza Garibaldi a Spoleto. “Anche eventi come questo servono a far conoscere i problemi relativi alla strada”, osserva Scarponi.

“Prevenzione, educazione a partire dai banchi di scuola, considerando, tuttavia, che i bambini cambiano se poi trovano fuori dalla scuola un ambiente diverso dalla ‘giungla’, grazie anche alla cultura dei genitori”, è quel che occorre secondo Scarponi. E poi: “Io penso che la Città 30 sia un gran cosa. È inutile che ci giriamo attorno, sarebbe una vera e propria rivoluzione a livello di approccio alla mobilità, alla sicurezza, alla nuova città: abbassare il limite di velocità riduce le vittime e poi ci porta a riqualificare lo spazio urbano. Noi siamo stati promotori della proposta di legge della Città 30 insieme ad altre associazioni, da Legambiente a Fiab. Una iniziativa che dovrebbe realizzarsi ovunque”.

Quanto all’ipotesi del Governo - di cui si era parlato mesi fa - sul casco obbligatorio, l’assicurazione e le targhe alle biciclette, Scarponi sostiene: “a cosa servirebbe? Non credo a salvare le vite umane, casomai a punire ulteriormente i ciclisti. Ritengo che la protezione da sola non sia sufficiente, occorre soprattutto cambiare la strada”.

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