Nel carcere di Civitavecchia Claudio Carlomagno ha ammesso di aver ucciso la moglie. La lite per "l'affidamento del figlio". L'ordinanza: "Nessuna capacità di autocontrollo dell'indagato"
Colpo di scena nel caso di Anguillara. Il procuratore di Civitavecchia ipotizza "due scenari" per la morte della 41enne Federica Torzullo, il cui cadavere è stato ritrovato domenica scorsa ad Anguillara. Oggi il marito Claudio Carlomagno ha confessato. E' accusato di femminicidio e occultamento di cadavere. C'è stata "premeditazione o la complicità di qualcuno" sostiene il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori che non crede nella "ricostruzione della dinamica dell'omicidio". "Non convince" ribadisce.
Di certo c'è il movente, "la paura di perdere l'affidamento del figlio" e l'arma "un coltello di cui" il marito "si è disfatto il pomeriggio del 9 gennaio". Sia il teli che il cellulare di Federica, informa, "sono stati bruciati".
"Ci sono delle zone d'ombra, su cui vorremmo fare luce: c'è riscontro - spiega Liguori - sulle prove generiche specifiche, acquisite prima dell'interrogatorio, come telecamere, geolocalizzazioni, ma non ci troviamo sulla tempistica così ristretta: Carlomagno definisce tutto fra le 6.30 e 7.15 del mattino del 9 gennaio", in cui l'uomo, in circa 45 minuti, avrebbe "incontrato Federica, discusso con lei, l'avrebbe soppressa, trasportata dal primo piano al piano terra e poi caricare il corpo nell'auto, sarebbe risalito su, cercando di ripulire il copioso sangue che abbiamo ritrovato, cambiandosi per andare a lavoro", per poi "spostarsi con il cadavere alle 7.35" per portarla nel terreno vicino alla sua azienda e seppellire il corpo.
Nella conferenza stampa il procuratore, ringraziando i carabinieri per il lavoro sul caso, ha spiegato che il movente "parrebbe una scelta frutto di una trattativa sulla separazione, che ha trovato il punto di reazione d'urto e di impeto quando è stato minacciato che se non avesse completato la separazione, non avrebbe più rivisto il figlio". L'uomo infatti ha raccontato nel pomeriggio "di una scelta di separazione consensuale, dopodiché lui eccepisce che si è dato da fare per trovare situazione abitativa. Cosa che non aveva convinto Federica, convinta che lui facesse melina per non lasciare il bambino". Da qui la lite "quella mattina in bagno dopo colazione: Federica lo accusa di tergiversare sul rapporto, dicendo che è un anno che vivevano da separati in casa" e che la donna avrebbe detto che, "in qualità di madre, avrebbe avuto l'affidamento esclusivo del figlio". L'aggressione "è avvenuta esclusivamente in bagno" anche se "i tecnici del Ris non hanno trovato tracce così copiose come avrebbe dovuto lasciare lo zampillare del sangue".
Il corpo di Federica, portato nell'auto dal marito, "era avvolto in teli per il trasporto" e, una volta all'azienda dell'uomo, sarebbe stato messo "nel cassone di un mezzo da lavoro, dove ha cercato di bruciare i panni utilizzati per il trasporto della salma e che, accidentalmente, per propagazione della fiamma ha colpito il corpo di Federica" su cui ieri sono state trovate tracce di bruciature al volto, al collo e alla parte alta del torace. L'esame autoptico di ieri ha rivelato anche l'amputazione della gamba sinistra che, spiega Liguori, "nella narrazione dell'azione, nell'intombamento, Carlomagno avrebbe utilizzato mezzo meccanico che ha lesionato arto". Carlomagno ha anche parlato, nell'interrogatorio, dell'arma del delitto: "Dice - prosegue il procuratore - di aver utilizzato un coltello da cucina, tenuto in bagno e usato per disgorgare il lavandino. Arma che avrebbe inizialmente nascosto ai piedi del sedile del passeggero della sua auto e di cui si è disfatto al termine della giornata, nel pomeriggio, dando indicazioni del posto dove si troverebbe". Tuttavia, nell'interrogatorio, l'uomo "è parso provato ma non ha avuto parole per Federica". Sulla relazione della moglie con un altro uomo, Claudio Carlomagno ha poi detto “di esserne all’oscuro”.
In conclusione il procuratore conferma: "Il movente potrebbe convincerci. Ma andrà verificata l'interruzione del rapporto privato, da quanto tempo la storia è arrivata al capolinea, dalla decisione irreversibile di andare dagli avvocati per la separazione al 9 gennaio". Sull'omicidio di Federica, continua Liguori, "ci sono due chiavi di lettura: o c’è qualcun altro", ovvero ha avuto almeno un complice, "o ha preparato e realizzato tutto in 40 minuti".
Sui messaggi, inviati dal telefono di Federica Torzullo, il procuratore conferma che Claudio Carlomagno “parrebbe che è stato distrutto insieme agli asciugamani e ha confessato di aver utilizzato il telefono per rispondere alla mamma di Federica, inventandosi la storia della colazione”.
"Merita di essere considerata la negativa personalità dell'indagato che, non solo non ha mostrato alcuna capacità di autocontrollo e di contenimento dei propri impulsi, ma ha altresì evidenziato una particolare ostinazione nella condotta delittuosa, posta in essere sia per la carica violenta esercitata sulla vittima in costanza dell'atto omicidiario, sia per le successive attività volte a ostacolarne il ritrovamento" scrive il gip di Civitavecchia Viviana Petrocelli nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Il gip al termine dell'interrogatorio non ha convalidato il fermo, ma ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere. "Certamente sussistono le esigenze cautelari ravvisate dal pubblico ministero sia con riferimento al pericolo di inquinamento probatorio, sia con riferimento al pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie", scrive il giudice, mentre "non si ritiene che nel caso di specie sia emerso un concreto pericolo di fuga dell'indagato. Non depongono in senso contrario le argomentazioni espresse dal pm nella richiesta di convalida che si limita a richiamare le modalità con cui si sarebbe verificato il delitto e in particolare l'attività immediatamente successiva volta ad occultarne le tracce, da cui desumere le capacità organizzative dell'indagato, e l'assenza di una rete familiare e sociale presso cui rifugiarsi in seguito alla stretta mediatica e investigativa che lo avrebbe visto al centro dell'indagine e ormai prossimo a una cattura". "L'indagato, inoltre, pur nella consapevolezza dei propri agiti aggressivi e pur a fronte del rapido evolversi dell'attività investigativa, non ha in alcun modo collaborato al recupero del corpo della vittima, attendendo in maniera passiva l'esito delle operazioni di polizia, sebbene chiaro ne fosse l'epilogo" scrive ancora il giudice. "L'indagato, pur avendo fornito un racconto articolato volto a ricostruire la dinamica dei fatti, ha reso indicazioni generiche circa i plurimi accessi all'immobile, situato in via Costantini nel corso della giornata del 9 gennaio 2026, non spiegando neppure come abbia potuto provvedere a eliminare le tracce ematiche dall'abitazione in un arco temporale così ristretto come quello descritto; dunque - sottolinea il gip - non può escludersi che vi siano ulteriori elementi e profili investigativi da approfondire che potrebbero essere facilmente annullati da un'eventuale azione dell'indagato che, se non adeguatamente contenuto, potrebbe intervenire manipolando e condizionando l'accertamento della verità". Per il giudice "a fronte di tale quadro, unica misura idonea a garantire l'adeguata tutela delle esigenze cautelari è quella della custodia in carcere richiesta dal pm".
"Nel corso dell'interrogatorio, reso in sede di convalida del fermo - si legge nell'ordinanza -, l'indagato ha ammesso gli addebiti contribuendo con piena confessione a meglio delineare la già chiara e drammatica dinamica dei fatti”.
“L'indagato ha ammesso di attraversare una profonda crisi di coppia con la moglie principalmente legata all'ormai dissoluzione del reciproco sentimento affettivo. Sebbene su impulso diretto di Federica e per sua scelta, i due avevano cominciato a dormire separati alternandosi di fatto nella gestione delle incombenze relative alla genitorialità essendo peraltro entrambi molto legati al figlio e pienamente interscambiabili nella sua crescita e cura, dividendosi equamente i compiti - si legge nell’ordinanza di 10 pagine - La mattina del 9 gennaio, dopo essersi svegliati all'incirca vero le 6,30 avevano discusso. Federica aveva contestato il suo modo di procedere chiarendo di essere determinata a portare avanti il progetto della separazione e, per manifestare la serietà del proprio intento, gli aveva detto che se non si fosse adeguato collaborando avrebbe lasciato la casa familiare portando via con sé il figlio, minacciandolo di non farglielo vedere con frequenza. Tale prospettiva, in ragione del fortissimo legame avvertito nei confronti del figlio, lo aveva scosso al punto da reagire in maniera violenta. Aveva preso un coltello che sapeva essere custodito nel bagno dove la coppia in quel momento stava discutendo e l'aveva colpita con almeno due fendenti” scrive il gip .
“Il corpo della donna si era poi accasciato privo di sensi. Resosi conto dell'accaduto aveva pensato al suicidio non trovando però il coraggio - si legge nell’ordinanza- Si era allora determinato a eliminare le tracce di quanto accaduto ripulendo l'immobile e avvolgendo il corpo della moglie per trasportarlo all'interno del bagagliaio della propria autovettura verso il deposito della ditta di famiglia dove, in prima battuta, spostava il corpo all'interno del cassone dell'autocarro”. Carlomagno “provava allora a darle fuoco per eleminare le tracce ma successivamente spegneva l'incendio approfittando però delle fiamme per bruciare il telefono cellulare della vittima dopo aver risposto al suo posto al messaggio della madre sulla colazione del figlio”. Carlomagno “recuperava del materiale e dei detriti per coprire il corpo e si aggirava in strada senza meta precisa in stato confusionale bordo dell'Iveco; raggiungeva l'abitazione alle 10 per poi rientrare in deposito deciso a seppellirla. Non avendo con sé le chiavi dell'escavatore si recava con la propria autovettura al cantiere di Prima Porta, dove veniva in effetti visto alle 11 circa solo per prelevare le chiavi; rientrava in deposito e con il mezzo lì presente, su cui poi verranno repertate tracce ematiche, provvedeva a scavare una buca dove depositava il corpo della vittima ricoprendolo con il terreno”. L’uomo poi “lavava il cassone dell'autocarro per poi recarsi a scuola del figlio; lungo il tragitto, percorrendo la SS Braccianese Claudia, all'altezza dell'incrocio con Osteria Nuova, si liberava dell'arma del delitto buttandola via in un corso d'acqua” viene riportato nell’ordinanza.
Oggi è arrivata la confessione del marito Claudio Carlomagno nel corso dell’interrogatorio di convalida del fermo nel carcere di Civitavecchia. "Il litigio è nato per l'affidamento del figlio" ha detto il legale di Claudio Carlomagno Andrea Miroli che ha anche precisato che l'omicidio è avvenuto "la mattina del 9 gennaio".
"Lunedì il mio assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere per un'unica ragione: perché noi non eravamo stati notiziati del decreto di fermo che ci è stato notificato in carcere alle ore 2:30. Una ragione di mero rispetto delle regole. Oggi, con la fissazione dell'udienza di convalida dell'arresto, il mio assistito ha risposto avanti al Gip, al procuratore capo, al sostituto e tutti i loro ausiliari" ha detto l'avvocato fuori dal carcere di Civitavecchia. "L'interrogatorio è durato circa quattro ore - afferma l’avvocato - in cui sono emersi tutti i fatti. Carlomagno è certamente consapevole della gravità del crimine che ha commesso. Tutti noi lo siamo. Ci troviamo di fronte ad una tragedia che non avrebbe mai dovuto accadere, a cui non avremmo mai voluto assistere".
"Il litigio è nato per il discorso del figlio: la separazione tardava ad essere introdotta, e quindi il fatto che la separazione potesse essere formalizzata solo da Federica, con il rischio che il bambino fosse a lei assegnato in via esclusiva, nella sostanza ha fatto insorgere al signor Carlomagno quello che ha commesso, il fatto che ha compiuto, la tragedia alla sua genesi". La coppia, spiega Miroli, "non ha mai litigato, se per litigio vi riferite a botte o maltrattamenti. Certamente, in una coppia che è in crisi, i litigi verbali ci sono: però loro si erano accordati, erano andati da due avvocati romani", dove "sono state illustrate le motivazioni per cui loro avrebbero potuto o meno separarsi in termini materiali, in termini di affido, in termini di casa".
Per il legale si è trattato "certamente di un dolo d'impeto che si è verificato nella mattina di venerdì 9 gennaio". Il legale poi esclude la richiesta di una perizia psichiatrica: "Assolutamente no". Miroli, poi, parla del marito di Federica Torzullo come di un uomo che "si sta svegliando da un incubo in cui sicuramente si è trovato. Certamente lui si rende conto di aver distrutto tre famiglie, di aver sottratto il figlio alla madre, il figlio al padre. Il bambino per lui era tutta la sua vita". Sull'arma del delitto, l'avvocato conclude confermando che "è un coltello" e che Carlomagno "ha rivelato all'autorità giudiziaria dove trovarlo".
Dall'autopsia effettuata ieri sul corpo della donna è emerso che la donna è stata uccisa con 23 coltellate, la prima delle quali al lato destro del collo e sferrata da un aggressore mancino, come Claudio Carlomagno.