La Procura di Civitavecchia contesta al marito il reato di femminicidio. Domani udienza di convalida in carcere
Federica Torzullo, la donna scomparsa e ritrovata morta ad Anguillara Sabazia, è stata uccisa con 23 coltellate, la prima delle quali le è stata inferta sul lato destro del collo, sferrata con la mano sinistra. La 41enne ha provato a difendersi, come dimostrerebbero almeno 4 delle ferite rilevate. Questo è quanto emerge dall'autopsia, effettuata sul corpo della vittima presso l’Istituto di medicina legale di Roma.
La gamba sinistra della donna è risultata amputata all’altezza della coscia dalla pala meccanica utilizzata per seppellire il corpo, ritrovato completamente nudo dai carabinieri nel terreno nei pressi della ditta del marito Claudio Carlomagno. Durante l’autopsia, cui hanno partecipato il professor Gino Saladini consulente nominato dal tutore del figlio della coppia, il professor Giulio Sacchetti come consulente di parte di Carlomagno, la dottoressa Benedetta Baldari per il pm e il dottor Antonello Cirnelli per i genitori della donna, sono state riscontrate bruciature sul volto, sul collo e sulla parte alta del torace risultato schiacciato oltre a gravi lesioni al bacino e all’addome. L’arma del delitto sarebbe un coltello bilama. Ora si procederà agli esami istologici e chimico-tossicologici, i cui risultati arriveranno fra 90 giorni.
La procura di Civitavecchia contesta il reato di femminicidio al marito Claudio Carlomagno, fermato dopo il ritrovamento del corpo di Federica.
Nella richiesta di convalida del fermo i pm, coordinati dal procuratore Alberto Liguori, alla luce di quanto emerso dalle indagini hanno modificato l’accusa ipotizzando la nuova fattispecie di reato prevista dall'articolo 577 bis del codice penale, introdotta con un disegno di legge approvato lo scorso anno, che prevede la pena dell’ergastolo per “chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali”.
L’uomo, indagato anche per occultamento di cadavere, domani comparirà davanti al gip per l'udienza di convalida del fermo. L'udienza è fissata per domani alle 11 nel carcere di Civitavecchia.
L’uomo è comparso ieri davanti ai pm è rimasto in silenzio. Gli inquirenti puntano a ottenere un’ammissione, elementi sul movente, sull’arma utilizzata che non è stata ancora trovata, e sulla dinamica dei fatti.
Dal decreto di fermo firmato dal pm Gianluca Pignotti, titolare dell’inchiesta insieme al procuratore Alberto Liguori, è emerso che Carlomagno avrebbe tentato di dare fuoco e fare a pezzi il corpo della moglie per “ostacolarne il riconoscimento” e che l'uomo sarebbe stato in procinto di darsi alla fuga.
“La dissimulazione della propria condotta, il contegno non collaborativo, il difficile contesto territoriale, consentono ragionevolmente di ritenere che un soggetto ormai privo di legami affettivi e professionali e deradicalizzato dal suo contesto abitativo, raggiunto dalla notizia del ritrovamento del corpo della vittima, sia in procinto di darsi alla fuga”, si legge ancora nel decreto.
“Il numero delle coltellate e anche la violenza usata, viste le ustioni rinvenute sul corpo di Federica, fa pensare a un atto particolarmente crudele. Bisogna vedere se è morta subito: se a seguito delle prime coltellate, e quindi le altre sono post mortem, allora non si parla più di crudeltà ma si configura il vilipendio di cadavere. Il fatto che sia stata colpita più volte e denudata, bruciata e colpita anche una volta seppellita, porta a ipotizzare una condotta grave e cruenta su una vittima già morta”. A dirlo all’Adnkronos è l’avvocato Paolo Pirani, legale nominato quale difensore dal curatore speciale del figlio di Claudio Carlomagno e Federica Torzullo. La gravità della posizione di Claudio Carlomagno, in carcere a Civitavecchia e accusato di femminicidio e occultamento di cadavere, spiega Pirani, “cambia a seconda se le coltellate mortali sono arrivate subito, e poi si è infierito sul cadavere, o se le ferite mortali sono venute successivamente. È sicuramente una condotta che dovrà essere valutata e bisognerà ragionare sulla volontà di creare sofferenza”.
“Non vogliamo pensare cosa stanno vivendo i familiari, una sofferenza inimmaginabile: aver perduto una figlia, una mamma. E tra le priorità - conclude il legale - c’è anche quella di proteggere e tutelare il minore nel migliore dei modi, un bambino senza una madre, per volontà del padre. La più grave delle ipotesi immaginabili".