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Violenza su donne, Le Onde onlus: "Oltre 600 richieste d'aiuto a Palermo e provincia"

Elvira Rotigliano: "E' una tragedia senza fine. Vittime anche di stereotipi e tritacarne giustizia". A rivolgersi al centro antiviolenza donne di ogni classe sociale ed età

Elvira Rotigliano,  presidente associazione 'Le Onde Onlus'
Elvira Rotigliano, presidente associazione 'Le Onde Onlus'
09 settembre 2023 | 17.16
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Oltre 600 telefonate dall'inizio dell'anno e 228 donne vittime di violenza seguite nel percorso di liberazione da abusi e maltrattamenti. E' un bollettino di guerra quello fornito da Elvira Rotigliano, avvocato e presidente de 'Le Onde Onlus', l'associazione che a Palermo da più di 30 anni è impegnata nel contrasto alla violenza di genere. "La violenza sulle donne non è un fenomeno, è un problema sistemico e strutturato della nostra società. E' qualcosa che accade tutti i giorni, è una tragedia senza fine", dice all'Adnkronos. Numeri, quelli del centro antiviolenza Le Onde, che rischiano di essere solo la punta dell'iceberg. "Ovviamente più se ne parla più le donne prendono coraggio e denunciano", spiega Rotigliano. Le Onde onlus è un centro antiviolenza accreditato a livello nazionale: due case rifugio a indirizzo segreto, una risposta telefonica immediata da parte di operatrici formate secondo standard europei che sanno valutare immediatamente gli indicatori di rischio, consulenze psicologiche e legali.

A chiedere aiuto sono donne di ogni classe sociale e di ogni età. "La violenza è un problema trasversale, non riguarda solo le fasce sociali più deboli o disagiate - avverte la presidente -. Anzi, più alto è il livello culturale più subdola è la violenza. Lo stereotipo diffuso è che chi subisce violenza è una poveretta, una disagiata. Nulla di più falso". Lo dimostra anche l'ultimo caso di cronaca, quello di Marisa Leo, la 39enne uccisa nel Trapanese dal suo ex compagno che poi si è tolto la vita. "Marisa era un'attivista, si occupava di diritti delle donne, era una donna consapevole, virtuosa - sottolinea -. Ci aveva messo la faccia, aveva fatto un video commovente invitando le donne a rivendicare la propria libertà. Era una combattente che, però, è rimasta da sola. La sua storia ci dice che può capitare a ciascuno di noi". Dalle giovanissime alle over 60. Chi chiede aiuto al centro antiviolenza Le Onde non conosce neppure confini anagrafici. "La forbice più rappresentativa è quella che va dai 30 ai 55 anni - dice Rotigliano -, ma ci sono anche settantenni". Un paio d'anni fa ha iniziato il suo percorso anche una donna di 80 anni. "Mi disse: 'Ho il diritto di potermi svegliare senza avere una persona che mi guarda e mi dice ancora non sei morta? Sono più di 50 anni che mi tratta così'. L'abbiamo aiutata e sostenuta. Si è separata a 80 anni".

Donne vittime di mariti e compagni violenti. Donne umiliate, abusate o uccise. "Un intervento immediato può spesso essere salvifico. Ecco perché sono fondamentali i servizi a sostegno e i centri antiviolenza". Ma per Rotigliano c'è poi un altro aspetto non secondario nel contrasto alla violenza di genere. "Un problema culturale di fondo che dovremmo affrontare in maniera più seria al di là degli spot", dice. C'è la vittimizzazione secondaria delle donne. Anche nelle aule dei tribunali. "Leggiamo sentenze in cui ci si sofferma sui costumi sociali della vittima, sulla sua vita sessuale 'non ordinata', sul suo abbigliamento 'provocante'. Abbiamo sentito qualche giorno fa le parole del compagno della premier, un giornalista, un uomo strutturato socialmente ma vittima inconsapevole degli stereotipi di genere. Vorrei dire che nessuna donna deve aspettarsi il lupo, ogni donna deve poter essere libera di uscire la sera nel modo in cui vuole, esattamente come fanno gli uomini, e non sentirsi una preda. Mai e in nessun caso".Vittime della cultura patriarcale le donne finiscono spesso anche nel "tritarcarne della macchina della giustizia". Un primo passo in avanti sarebbe la modifica dell'articolo 609-bis del Codice penale. Con l'introduzione del concetto di 'consenso sessuale'. "Invece di andare avanti con decreti securitari in cui si fa sentire il clangore delle manette, sarebbe utile rivedere queste norme". E l'inasprimento delle pene? "Sono il frutto dell'emotività del momento - spiega la presidente dell'associazione Le Onlus -. Tutte le volte in cui avvengono fatti drammatici, come quelli dello stupro di Palermo o di Caivano, il popolo chiede la pelle di chi li ha commessi e la risposta più facile da dare è questa. Il punto non è inasprire le pene, che già ci sono e che se venissero applicate nella loro severità forse darebbero una prima risposta di fronte alla sfiducia crescente rispetto alla giustizia, il tema è lavorare a un cambiamento culturale. Le battutacce da bar ci dicono che il sessismo è ancora oggi tollerato e, purtroppo, è anticamera della violenza. I fatti di cronaca ci dicono che i nostri ragazzi considerano le compagne come bambole, non hanno il minimo senso del rispetto dell'altro, dell'educazione alla sessualità". E poi c'è il tema della formazione professionale di chi si deve occupare di violenza di genere. Dalle forze dell'ordine ai magistrati. "Per riconoscere i fattori di rischio, perché le vittime non siano umiliate e colpevolizzate ancora un volta", conclude. (di Rossana Lo Castro)

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