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Giorgetti, 'no a vincoli Ue troppo stringenti, ostacolano crescita '

05 dicembre 2023 | 17.05
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'serietà è non accettare impegni impossibili'

Giorgetti, 'no a vincoli Ue troppo stringenti, ostacolano crescita '

No a regole "troppo stringenti" che ostacolano la crescita, no a impegni "impossibili" da mantenere, più spazio agli investimenti e piani di rientro di 7 anni in presenza di Pnrr ambiziosi, come nel caso dell'Italia. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in audizione davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato fissa i paletti dell'Italia per la riforma del Patto Ue in vista dell'Eurogruppo e dell'Ecofin del 7 e 8 dicembre a Bruxelles.

"La posizione negoziale che stiamo tenendo - sottolinea - è di disponibilità all’introduzione di salvaguardie sul debito e sul deficit, m a solo a condizione che esse non siano troppo stringenti e, come ho argomentato, non prevalgano di fatto sulla regola di spesa". Per il ministro infatti "le esigenze di consolidamento dovrebbero essere compatibili con l’intento di favorire una crescita sostenibile e duratura dell’economia, che potrebbe essere ostacolata da vincoli eccessivi e regole troppo stringenti".

Una posizione che il ministro è tornato a ribadire nel corso di tutta l'audizione. "La sostenibilità delle finanze pubbliche - ribadisce - non può essere raggiunta attraverso percorsi di a ggiustamento eccessivamente rigorosi, perché questo danneggia i fondamentali di crescita e peggiora la dinamica del debito nel medio e lungo periodo. Il Governo è disposto a ricercare una soluzione, ma la stessa non deve tradursi in un sistema eccessivamente complesso e potenzialmente contraddittorio".

Regole che non soffochino la crescita, ma anche più spazio agli investimenti smart e green e piani di rientro di sette anni ma senza rialzare ulteriormente l'asticella dei vincoli. "Abbiamo posto come condizione imprescindibile che la nuova governance economica dia sufficiente spazio agli investimenti per la transizione digitale ed ecologica - spiega Giorgetti - e, nel primo ciclo di applicazione delle nuove regole, consenta a Paesi quali l’Italia, che hanno concordato ambiziosi Programmi di Ripresa e Resilienza, di poter accedere all’estensione del periodo di aggiustamento a sette anni". Il tutto, prosegue, "senza l’imposizione di ulteriori condizionalità, ma solamente in base all’impegno dello Stato membro a continuare lo sforzo di riforma e di investimento intrapreso con il Pnrr".

Detto questo "ridurre l’elevato debito pubblico e i disavanzi eccessivi è un obiettivo del Governo ed è nell’interesse generale del Paese", ci tiene a sottolineare il titolare di via XX settembre. Ma "la fissazione di un ritmo di riduzione minima del debito e di un obiettivo massimo di deficit deve, per così dire, salvaguardare la prudente gestione del quadro di finanza pubblica nazionale, ma non dovrebbe trasformarsi in ulteriori stringenti regole che limitino in maniera eccessiva le politiche di bilancio dei Paesi europei".

D'altra parte "serietà è prendere impegni che si possono mantenere e non impegni che nessuno in questo paese potrebbe mantenere", quindi, conclude, "a impegni impossibili da mantenere io non credo che per serietà si possa dire di 'si'".

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