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Ufficio parlamentare Bilancio boccia norme pro-esodati: maglie troppo larghe

Ufficio parlamentare Bilancio boccia norme pro-esodati: maglie troppo larghe
23 febbraio 2016 | 15.56
LETTURA: 5 minuti

L'Ufficio parlamentare di Bilancio boccia i provvedimenti di salvaguardia con cui i governi, dal 2013, hanno garantito la pensione, di anzianità o di vecchiaia, ai cosidetti esodati che rischiavano, per effetto della riforma Fornero che ne aveva modificato i requisiti di accesso, di restare senza stipendio nè pensione. Le norme che si sono succedute nel tempo e che hanno interessato circa il 10% del flusso annuale di nuove pensioni per vecchiaia e anzianità sorte nel 2014 e nel 2015, infatti, si legge in un dossier dedicato al tema, hanno via via perso il requisito di urgenza e allentato le maglie che circoscrivevano l'accesso al beneficio "finendo con l'includere progressivamente anche coloro che avevano preso decisioni molti anni prima della riforma Fornero e che attendevano la decorrenza della pensione anche in tempi di molto successivi alla riforma".

Più che uno strumento di tutela dei lavoratori in difficoltà economica negli anni tra la cessazione dell’attività e la percezione della prima pensione, dunque, i 7 provvedimenti emanati dagli esecutivi per una spesa complessiva tra il 2013 e il 2023, di 11,4 miliardi di euro (circa il 13%dei risparmi previsti dalla stessa riforma Fornero) "sembrano supplire alla inadeguatezza delle politiche passive del lavoro o di altri istituti di welfare, rendendo in tal modo meno trasparente il disegno delle politiche e le priorità dell’azione pubblica". Interventi che hanno interessato circa il 10% del flusso annuale di nuove pensioni per vecchiaia e anzianità sorte nel 2014 e nel 2015.

"Nel tempo - si legge ancora- le diverse salvaguardie hanno determinato un percorso di quasi integrale tutela delle aspettative, includendo progressivamente anche coloro che avevano preso decisioni molti anni prima della riforma Fornero e che attendevano la decorrenza della pensione anche in tempi di molto successivi alla riforma". Una criticità, questa, maturata via via si rendevano necessari altri interventi di garanzia: "se i primi interventi di salvaguardia potevano apparire come necessari perfezionamenti di una riforma, come quella Fornero, adottata in via d’urgenza per fronteggiare una situazione di emergenza economica, quelle successive, che non solo hanno reso più laschi i requisiti richiesti per accedere agli esoneri per le categorie inizialmente previste ma hanno progressivamente incluso categorie di esodati del tutto nuove, h anno invece rivelato incertezza nel definire chi considerare meritevole di tutela e difficoltà nel reperire dati affidabili per perimetrare le platee dei possibili beneficiari", spiega ancora L'Upb.

Ma anche le stesse norme non sono esenti da problemi: la produzione normativa, infatti appare ai tecnici parlamentari come "assai complessa sia per le istituzioni chiamate a rendere operative le regole di salvaguardia che per i cittadini che devono conoscerla per avanzare domanda", spiega ancora il dossier che ne ripercorre il 'tragitto': oltre alla legge istitutiva, infatti, "ogni salvaguardia quasi sempre ha richiesto un decreto attuativo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, una Circolare dello stesso Ministero contenente specificazioni tecniche e dettagli operativi, una o più Circolari dell’INPS con ulteriori elementi operativi, uno o più Messaggi dell’INPS per il riepilogo schematico".

Proseguire su questa strada, dunque, ammonisce ancora l'Ufficio parlamentare di Bilancio equivarrebbe a certificare un progressivo cambiamento di obiettivo di queste misure: "non un esonero indirizzato in maniera specifica ai lavoratori ma una soluzione per mettere al riparo platee più ampie e non necessariamente, o non tutte, danneggiate in maniera diretta dalla riforma, utilizzando le salvaguardie come surrogato di politiche passive del lavoro o di altri istituti di welfare oggi sottodimensionati o assentii". Non solo. I provvedimenti si sono sovrapposti anche "in maniera non sufficientemente coordinata" Jobs Act e alla revisione degli ammortizzatori sociali, "cui finisce anche col sottrarre risorse".

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