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Brexit, Boris Johnson choc: "L'Unione europea è come Hitler"

Boris Johnson (Fotogramma) - FOTOGRAMMA
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15 maggio 2016 | 11.58
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Polemica in Gran Bretagna per le parole Boris Johnson, uno dei sostenitori della Brexit, che ha paragonato l'Unione Europa al leader nazista Adolf Hitler. Intervistato dal Sunday Telegraph, l'ex sindaco di Londra, ha affermato che l'Unione Europea persegue un obiettivo simile a quello di Hitler nella creazione di un sovrastato europeo.

Lanciandosi in una interpretazione storica un po' semplicistica, il politico conservatore ha sostenuto che gli ultimi duemila anni di storia europea sono stati segnati da tentativi di unificare l'Europa sotto un singolo governo per far rivivere "l'età dorata dell'impero romano". "Napoleone, Hitler, varie persone ci hanno provato, ed è finita tragicamente", ha proseguito, sostenendo "che l'Ue è un tentativo di fare lo stesso con metodi diversi".

"L'eterno problema, è che manca una sottostante lealtà all'idea di Europa. Non esiste una singola autorità che tutti rispettino o capiscano. Questo crea un grande vuoto democratico", ha affermato Johnson, che ha invocato lo spirito di Winston Churchill, invitando i britannici ad essere di nuovo "gli eroi dell'Europa" votando per l'uscita della Gran Bretagna dalla Ue al referendum del 23 giugno. I "disastrosi fallimenti" dell'Ue, ha detto ancora l'ex sindaco, hanno provocato tensioni fra gli Stati membri permettendo alla Germania di "rilevare" l'economia italiana e "distruggere" la Grecia.

Immediate le reazioni da parte della campagna "Gran Bretagna più forte in Europa". Johnson "fa un gioco veramente sporco", ha commentato l'ex ministro laburista Yvette Cooper, secondo il quale l'ex sindaco "non dovrebbe fare giochetti con il periodo più buio e sinistro della storia europea". Più Johnson "usa questo tipo di affermazioni isteriche - ha aggiunto - più dimostra la sua mancanza di giudizio".

Intanto, Nigel Farage, leader del partito antieuropeista britannico Ukip, si dice pronto a sostenere Johnson a diventare primo ministro britannico se al referendum del 23 giugno vincerà la Brexit. Intervistato dal Daily Mail, Farage ha paragonato Johnson all'ex presidente americano Ronald Reagan e non ha escluso di poter collaborare con il suo governo. "Amo Boris, lo rispetto, lo ammiro. Sono un fan di Boris. Potrei lavorare per lui? Certo. Posso immaginare uno scenario in cui diventi primo ministro e mi chieda qualcosa? Non lo escluderei", ha affermato Farage, definendo l'attuale primo ministro David Cameron "un fanatico pro-Bruxelles".

L'associazione dei sindacati britannici Tuc (Trade Union Congress) ha invece avvertito che l'uscita della Gran Bretagna potrebbe mettere a rischio quattro milioni di posti di lavoro e minacciare i diritti dei lavoratori. "Quattro milioni di posti di lavoro sono in pericolo", ha detto all'agenzia stampa tedesca dpa Owen Tudor, responsabile questione europee del Tuc, sottolineando i rischi per tutti i settori legati all'esportazione come la chimica e le automobili.

"E' molto probabile che il prezzo dei prodotti da esportare aumenterà in caso di uscita dall'Ue", ha spiegato, aggiungendo che molto dipenderà dagli accordi che si potranno stipulare con Bruxelles. A suo avviso "caleranno anche gli investimenti di paesi terzi", perché si perderà l'accesso ai mercati europei. Infine, come ha sottolineato un comunicato del Tuc, c'è il timore che aumentino le ore di lavoro. "Chi sostiene la Brexit non nasconde di voler cancellare le regole europee sul limite massimo di ore lavorative. I lavoratori potrebbero essere costretti a lavorare 60-70 ore alla settimana", avverte il segretario generale del Tuc, Frances O'Grady.

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