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Migranti, l'attivista: "Tutti sognano fuga dalla Tunisia, no assegni in bianco a Saied"

Imen ben Mohamed: "E' peggio di Ben Ali, il vero problema è un ritorno a un regime autoritario, non l'islamizzazione. Gli aiuti siano condizionati alle riforme democratiche"

(Afp)
(Afp)
28 marzo 2023 | 12.50
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"Adesso lasciare la Tunisia è il sogno di tutti i tunisini, non solo delle fasce più disagiate della popolazione. E quindi il rischio di un aumento esponenziale degli arrivi in Italia è alto anche per l'incapacità del presidente Kais Saied di trovare soluzioni" in un Paese che attraversa una "crisi molto grave e molto profonda". Parla così con l'Adnkronos Imen ben Mohamed, tunisina, cresciuta in Italia, eletta all'Assemblea nazionale di Tunisi nel 2011 e 2014. Era stata eletta con Ennahda e racconta di aver poi lasciato il partito, che accusa Saied di un "golpe", e di essere oggi impegnata come attivista per i diritti umani, di collaborare da Ginevra con organizzazioni attive in Tunisia.

Imen ben Mohamed parla degli sbarchi in Italia e della "società tunisina, del crollo economico e finanziario del Paese" che nel 2010 fu la culla delle cosiddette Primavere Arabe con la sua Rivoluzione dei Gelsomini. Parla dell' "incapacità del governo di gestire la situazione, dell'incapacità del presidente di riconoscere la crisi economica". Per Saied, dice, "la crisi economica non esiste ed è solo un complotto contro lo Stato, una questione di complottismo dell'opposizione e di campagna mediatica dell'opposizione".

L'ex deputata denuncia la "crisi molto grave" della Tunisia. "I tunisini non trovano medicine, farina, latte, i prezzi sono alle stelle", afferma, precisando di "capire la paura" dell'Italia che "forse non vuole essere lasciata da sola e fa un discorso allarmanente all'interno dell'Ue per manifestare la sua preoccupazione profonda".

"Quello che l'Italia e l'Europa dovrebbero capire è che il presidente tunisino Kais Saied non è l'uomo che risolverà il problema dei migranti e che non è con la collaborazione con Saied che risolveranno la questione", prosegue, convinta che saranno "soldi buttati" se arriveranno a Tunisi finanziamenti o aiuti - dall'Fmi o dall'Ue - senza essere condizionati a "riforme economiche ma anche democratiche, politiche, relative ai diritti umani" perché "il vero problema della Tunisia è una crisi molto profonda con un ritorno a un regime autoritario peggiore anche di quello di Ben Ali".

Imen ben Mohamed denuncia "un ritorno alla dittatura" nel suo Paese d'origine e teme, "con Saied, una crisi ancor più grave", accusando il presidente di "incapacità", di essere alla guida di un "regime populista, autoritario e razzista". "Non bisogna dare un assegno in bianco a un dittatore - incalza - Servono condizioni, riforme e l'assenza di riforme significherebbe buttare i soldi".

"Saied, che è contrario alle riforme economiche, dovrebbe cambiare la sua politica e l'Europa - rimarca - non può sostenere un dittatore". "Spero non siano solo parole quelle su democrazia e diritti umani", insiste. Allo stesso tempo, dice, l'eventuale sblocco del finanziamento da 1,9 miliardi di dollari da parte dell'Fmi, "qualora la Tunisia faccia la sua parte", non sarebbe comunque "la soluzione per la Tunisia e quei soldi servirebbero solo a ritardare l'esplosione della crisi".

Se le si chiede delle parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani che domenica scorsa ha sottolineato come non si possa "abbandonare la Tunisia, perché se cade questo governo rischiamo di avere i Fratelli musulmani che sono fonte di grande instabilità" e perché "non ci possiamo permettere l'islamizzazione del Mediterraneo", Imen ben Mohamed risponde parlando di "sviamento dell'opinione pubblica europea sul vero problema della Tunisia". "E' Saied l'ultraconservatore che ha introdotto la sharia (la legge islamica) nella Costituzione", afferma.

Fa riferimento al "decennio che ha passato la Tunisia", quello successivo alla Rivoluzione dei Gelsomini, quello della transizione democratica. "Non so cosa intenda con Fratelli Musulmani o islamizzazione - dice - Non capisco questa sua dichiarazione. Il problema della Tunisia è quello di un regime autoritario, xenofobo, razzista". Il pensiero dell'ex deputata va alle "dichiarazioni di Saied contro i migranti subsahariani, contro le opposizioni politiche", all'opposizione "che è tutta democratica e in parte anche laica" e a chi "dell'opposizione di destra e sinistra finisce in carcare con l'accusa di complotto contro lo stato per contatti con diplomatici stranieri".

E quando si chiede a Imen ben Mohamed quale sia secondo lei la 'ricetta' per la Tunisia, insiste sulla necessità di un "programma di assistenza macrofinanziaria, parla di salvataggio", ma "non sotto la dirigenza di una persona che non crede nelle riforme, non sotto Kais Saied". Poi la conclusione: "Se dovesse crollare la Tunisia, seguirebbe il crollo di tutta la regione".

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