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Con attività fisica ad hoc doppio beneficio contro la sclerosi multipla

Con attività fisica ad hoc doppio beneficio contro la sclerosi multipla
23 ottobre 2015 | 18.32
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L'attività fisica ha effetti doppiamente positivi - fisici e cognitivi - nelle persone con sclerosi multipla, a livelli di disabilità lieve o moderata. Con protocolli sportivi studiati ad hoc migliorano infatti equilibrio, postura, forza ma si riduce anche l'ansia e ne beneficiano l'umore e la qualità della vita, spiega all'Adnkronos Salute Paola Sarchielli, neurologa dell'università di Perugia e dell'ospedale Santa Maria della Misericordia.

L'esperta, già a partire dai primi dati disponibili, fa un bilancio positivo del progetto pilota partito nella città umbra di 'attività fisica adattata' (Afa) per persone con sclerosi multipla. Un'iniziativa sostenuta dall'Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, che ha coinvolto oltre 150 malati. "L'attività fisica adattata - spiega Sarchielli all'Adnkronos Salute - da non confondere con la riabilitazione che viene utilizzata in alcuni momenti specifici della malattia, non è un'attività medica ma viene seguita da specialisti in scienze motorie su singoli pazienti o piccoli gruppi con problematiche omogenee. In tutti i casi si utilizzano protocolli specifici a seconda della gravità - lieve o moderata - della disabilità per migliorare fattori come la forza, l'equilibrio".

I pazienti, nel corso della sperimentazione, hanno seguito due sessioni settimanali, in palestra e in piscina: "questo anche perché le persone con sclerosi multipla si affaticano molto e un impegno maggiore sarebbe pesante". Le verifiche realizzate dai ricercatori a tre e sei mesi dall'inizio dell'attività hanno dimostrato che "si hanno reali vantaggi per i sistemi motori, ma anche a livello di riduzione dell'ansia e miglioramento dell'umore, oltre che punteggi migliori nelle scale di valutazione della qualità della vita". Il progetto, ha ricordato Sarchielli, è nato dagli ottimi riscontri di una piccola esperienza, su 20 pazienti, realizzata per una tesi di laurea per il corso triennale di scienze motorie a Perugia, dove la ricercatrice insegna. "I dati positivi ci hanno spinto a lavorare sull'attività fisica adattata anche per offrire a tutti i pazienti questa possibilità", che si è concretizzata con il progetto sostenuto dall'Aism regionale.

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