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Covid, Locatelli: "Giovani troppo rilassati, età contagi è più bassa"

17 luglio 2020 | 11.22
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Così il presidente del Consiglio superiore di sanità: "A ottobre altra fase critica ma non credo uguale alla precedente"

(Fotogramma)
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L'età media dei nuovi contagiati dal coronavirus Sars-CoV-2 si è abbassata, "in primis perché siamo molto più attenti a proteggere gli anziani, in secondo luogo perché c'è stato qualche eccesso di rilassamento nella popolazione giovane nel mettere in pratica le misure di prevenzione". Lo spiega in un'intervista al 'Qn' Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), invitando a tenere alta l'attenzione e a mantenere le misure di sicurezza.

Quanto al rischio di una seconda ondata di Covid-19, per adesso "la stagione che stiamo vivendo è favorevole a una diminuzione dei contagi", mentre "da ottobre potrebbe, ma nessuno può dirlo con certezza - precisa l'esperto - aprirsi un'altra fase critica che, tuttavia, non credo proprio sarà uguale alla precedente. Il sistema sanitario, che ha dato una grande prova di rilevante efficienza in questi mesi così difficili, è in grado d'individuare e circoscrivere eventuali focolai, come accaduto recentemente a Bologna e Mondragone, per esempio".

Chi sono i contagiati da Covid-19 in questa fase dell'emergenza coronavirus? "Si tratta di una miscellanea diversa ogni giorno, ma, genericamente, una quota che non supera il 30% è costituita da persone che arrivano dall'estero o transitano per l'Italia (marginale, a oggi, è, invece, il ruolo dei migranti)" è l'identikit tracciato da Locatelli, che considerato il dato precisa: "Condivido totalmente la scelta del ministro Speranza di chiudere ai voli provenienti da Paesi ancora, purtroppo, ad alto rischio, per non vanificare i risultati raggiunti".

Non solo stranieri, però. "Ci sono poi casi che derivano da focolai locali - spiega l'esperto - pazienti (in larga parte asintomatici o paucisintomatici) identificati perché sottoposti a tampone dopo essere stati sottoposti a test sierologici risultati positivi, quelli che manifestano sintomi acuti anche gravi, come il signore vicentino contagiato in Serbia, e una quota di rilevamenti casuali, come accaduto al bimbo di Nembro, finito in ospedale dopo essersi ferito giocando a calcio e risultato positivo al virus".

A chi gli chiede se la leggera risalita dei positivi a Sars-CoV-2 in Italia deve allarmarci, Locatelli risponde "no, ma mi preme chiarire un concetto: se da un lato siamo assolutamente soddisfatti dalla flessione verso il basso della curva epidemica, anche grazie ai sacrifici degli italiani che durante il lockdown hanno dimostrato un altissimo senso di responsabilità, deve essere altrettanto chiaro che il virus circola ancora".

"Sono crollati i ricoveri e gli accessi alle terapie intensive (oggi molti soggetti trovati positivi hanno, grazie anche a una precoce identificazione, sintomi meno gravi e una carica virale ridotta) - ammette il numero uno del Css - ma le evidenze molecolari disponibili ci dicono che il coronavirus è esattamente lo stesso: non si è attenuato. Usciremo dalla situazione pandemica in maniera definitiva soltanto quando sarà messo a punto il vaccino".

Per Locatelli "aderire allo studio di sieroprevalenza significa aiutare il Paese e onorare la memoria dei morti" e con queste parole invita i cittadini a partecipare - in caso venga loro proposto - alla campagna nazionale di test sierologici per la ricerca degli anticorpi contro il coronavirus Sars-CoV-2, utile a capire chi è entrato in contatto con il patogeno.

"Purtroppo gli italiani hanno un po' dimenticato il dramma che ha caratterizzato la fase calda dell'epidemia", osserva il medico, convinto che "questo studio resta fondamentale per definire compiutamente la diffusione virale nelle varie aree territoriali, per chiarire la quota dei pazienti asintomatici e il tasso di letalità del virus".

In merito alla mortalità dell'infezione, uno studio presentato dall'Istituto superiore di sanità (Iss) indica che Covid-19 è stata la causa diretta di decesso per quasi 9 vittime su 10 positive a Sars-CoV-2. "E' un'analisi certo utile - commenta Locatelli - ma, personalmente, non ho mai amato la distinzione tra morti per coronavirus e morti con coronavirus".

"I morti che hanno ferito le nostre coscienze sono quasi tutti dovuti a Covid-19", afferma l'esperto. "Per non parlare - aggiunge - delle morti indirette da Covid-19, cioè quelle dei pazienti che non hanno potuto ricevere nelle settimane di massimo picco epidemico trattamenti tempestivi (per esempio gli infartuati) o adeguati a causa della pressione che aveva investito le strutture sanitarie, incluse quelle di soccorso ed emergenza territoriale".

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