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Vietati “verde” e “eco” tra le indicazioni di un prodotto: “troppo generici” per la direttiva Ue

22 gennaio 2024 | 12.25
LETTURA: 3 minuti

Le indicazioni del Parlamento europeo per combattere un “ambientalismo di facciata” e proteggere il consumatore

Pennellata di verde - - Canva
Pennellata di verde - - Canva

 Dire che qualcosa è sostenibile, senza spiegare come, non sarà più ammesso. A darne notizia negli scorsi giorni è il Parlamento europeo. La direttiva, approvata mercoledì 17 gennaio, con 593 voti favorevoli, 21 contrari e 14 astensioni, tenderà a migliorare l’etichettatura dei prodotti e vieterà l’uso di dichiarazioni ambientali fuorvianti.

Lo scopo è quello di proteggere i consumatori da pratiche di commercializzazione ingannevoli e aiutarli, quindi, nella scelta di acquisto, quanto più informata possibile.

Nell’elenco dell’Unione europea delle pratiche commerciali vietate, una serie di strategie di marketing sarà aggiunta alle già esistenti, proprio per annientare quello che è il fenomeno del “greenwashing”. Si tratta di un “ambientalismo di facciata”, come definito dal Parlamento europeo, che mina la consapevolezza dei consumatori con pratiche pubblicitarie.

Pubblicità tra chiarezza e attendibilità

Due criteri che salvaguardano il consumatore sono la chiarezza delle informazioni e la loro attendibilità. Le nuove regole in direttiva mirano a rendere l’etichettatura dei prodotti più leggibile, proprio tramite questi due criteri. Saranno vietate l’uso di indicazioni ambientali generiche, come “rispettoso per l’ambiente” o degli animali. Vietate anche locuzioni vaghe e poco incisive, come ad esempio aggettivi quali “verde” e “naturale”, “biodegradabile”, “a impatto climatico zero” o “eco”, se a supporto non ci sono informazioni aggiuntive che possano provarlo.

“Sarà ora regolamentato anche l'uso dei marchi di sostenibilità, data la confusione causata dalla loro proliferazione e dal mancato utilizzo di dati comparativi – si legge tra le indicazioni Ue -. In futuro nell'Ue saranno autorizzati solo marchi di sostenibilità basati su sistemi di certificazione approvati o creati da autorità pubbliche”.

L’obsolescenza del prodotto

La nuova direttiva si propone anche di annientare l’obsolescenza dei prodotti promuovendo una maggiore attenzione da parte di produttori e consumatori circa la durata del prodotto stesso. Le informazioni sulla garanzia, perciò, dovranno essere visibili e verrà creato un nuovo marchio armonizzato per dare maggiore risalto ai prodotti con un periodo di garanzia più esteso.

In termini assoluti, sarà vietato quindi usare formule del tipo “questa lavatrice durerà per 5 mila cicli di lavaggio” se ciò non corrisponderà all’esattezza delle condizioni normali e quindi all’impiego di variabili che possono differire dal tipo di uso e conservazione che ne farà il consumatore.

Infondate quindi le indicazioni sulla durata, non saranno accettate tra le caratteristiche del prodotto. Così come, saranno vietati gli inviti a sostituire il bene di consumo prima del tempo necessario e le false indicazioni sulla riparabilità del prodotto acquistato.

“Questa legge cambierà il quotidiano di tutti gli europei – ha detto la relatrice Biljana Borzan (S&D, Hr) -. Ci allontaneremo dalla cultura dello scarto, renderemo più trasparente il marketing e combatteremo l'obsolescenza prematura dei beni. Le persone potranno scegliere prodotti più durevoli, riparabili e sostenibili grazie a etichette e pubblicità affidabili. Soprattutto, le aziende non potranno più ingannare le persone dicendo che le bottiglie di plastica sono buone perché l'azienda ha piantato alberi da qualche parte - o dire che qualcosa è sostenibile senza spiegare come. Questa è una grande vittoria per tutti noi!”

La direttiva deve ora ricevere l'approvazione definitiva del Consiglio per essere poi pubblicata nella Gazzetta ufficiale. Gli Stati membri avranno 24 mesi di tempo per recepirla nel diritto nazionale.

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