Teatro delle Vittorie in vendita, Fiorello: "Un crimine contro la storia dello spettacolo". Poi l'appello ai colleghi

La Rai: "Non è più sostenibile e funzionale". Lo showman: "Non è tecnologico? Allora vendiamo anche il Colosseo"

Fabrizio Biggio e Fiorello
Fabrizio Biggio e Fiorello
27 aprile 2026 | 12.06
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"Un crimine contro la storia dello spettacolo italiano". Fiorello diventa 'testimonial' di una crociata contro la vendita del Teatro delle Vittorie, storico tempio del varietà e dell'intrattenimento Rai. Lo showman, questa mattina, ha postato sui social un video in cui appariva davanti al teatro con Fabrizio Biggio, che con lui conduce 'La Pennicanza' per annunciare che la nuova settimana dello show radiofonico di Radio2 sarebbe partita oggi proprio da questo tema. Solo ieri, in un'intervista al 'Messaggero', Renzo Arbore indicava in Fiorello l'unico in grado di salvare il Teatro Delle Vittorie. E la risposta di Fiorello non è tardata ad arrivare. Lo showman e Biggio hanno affisso due cartelli sulle porte del Teatro delle Vittorie con messaggi inequivocabili: "Questo Teatro non si dovrebbe vendere" e “Questo Teatro non è in vendita!".

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Fiorello, nel video diffuso sui suoi social, dichiara: "Oggi inizieremo la puntata de ‘La Pennicanza’ proprio da qua, dal Teatro delle Vittorie. Io lo chiamo un crimine contro la storia dello spettacolo italiano. Questo teatro non si dovrebbe vendere e non si dovrebbe neanche pensare di venderlo per quello che si è vissuto là dentro, per la storia dello spettacolo italiano, per i grandi varietà - aggiunge lo showman -. Il grande ‘Fantastico’ di Pippo Baudo, Raffaella Carrà, Mina. Tutti i grandi dello spettacolo italiano sono stati qua dentro".

Il teatro è tra gli immobili che la Rai ha messo in vendita come previsto nel piano immobiliare votato dal precedente Cda Rai e confermato da quello attuale. Nel piano è prevista la vendita di 15 immobili della Rai, compresi, oltre al Delle Vittorie, la sede di Corso Sempione a Milano e Palazzo Labia a Venezia. Sul Teatro delle Vittorie - a quanto apprende l'Adnkronos - pesa il fatto che l'immobile, che richiederebbe una ristrutturazione importante e molto costosa, non risponderebbe comunque ai nuovi standard richiesti e alle nuove esigenze produttive, mentre a Saxa Rubra è in fase di ultimazione un nuovo studio che risponde a tutte le nuove esigenze e corredato dalle più moderne tecnologie.

Rai: "Il teatro Delle Vittorie non è più sostenibile e funzionale"

"La messa in vendita del Teatro Delle Vittorie rientra negli obiettivi di un piano immobiliare che – unico nella storia Rai - guarda al futuro, non solo a Roma, con significativi interventi tecnologici volti alla completa modernizzazione e trasformazione in Digital Media Company", sottolinea la Rai in una nota, mentre da ambienti vicini all'azienda, l'Adnkronos apprende che la stima per una ristrutturazione del teatro era stata quantificata in costi per oltre 7 milioni di euro e almeno tre anni di lavori. "Per quanto riguarda il Teatro Delle Vittorie – pezzo importantissimo della storia Rai – tutte le valutazioni tecniche rappresentano da tempo costi di gestione eccessivi e non più sostenibili in virtù della obsolescenza della struttura, delle problematiche di carattere tecnico e impiantistico, dei vincoli e delle limitazioni imposti dal fatto che si trova all’interno di un condominio, e dei problemi di impermeabilizzazione e la conseguente esiguità dei programmi che vi vengono realizzati. Per questi motivi, sommati ai costi milionari di manutenzione, la sua vendita era stata già deliberata dal precedente Cda nel luglio 2022", si legge ancora.

"L’obiettivo della Rai - prosegue la nota aziendale - non è, dunque, quello di cancellare la propria storia, ma di declinarla al futuro, razionalizzando al meglio le proprie strutture, investendo in profondi cambiamenti, come sta accadendo con il potenziamento tecnologico e d’avanguardia di Saxa Rubra, la riqualificazione di Viale Mazzini – attesa da decenni - con il concomitante utilizzo della sede di Via Alessandro Severo, già concepita con criteri d’avanguardia - e il completamento degli interventi in via Teulada. Il tutto per introdurre un modello immobiliare più flessibile e adattato alle reali esigenze produttive di un broadcaster moderno, migliorando l’utilizzo degli spazi e la qualità degli ambienti di lavoro per i propri dipendenti".

Fiorello torna all'attacco: "Non è tecnologico? Allora vendiamo anche il Colosseo"

La risposta di Fiorello non tarda ad arrivare. Come promesso, il conduttore inizia la puntata de 'La Pennicanza' dedicata alla vendita del Teatro delle Vittorie. Davanti a uno dei luoghi simbolo della tv, ricorda i grandi del passato, a partire da Pippo Baudo: "Qui si è fatto il vero varietà". Poi l’appello: "Vendete quello che volete, ma non il Teatro delle Vittorie. Capisco che la Rai abbia bisogno di soldi, ma proprio questo? Leggevo che Milly Carlucci dovrebbe traslocare in un nuovo studio a Saxa Rubra. Ma non costruite nulla, fate tutto qua! Non è tecnologico? Allora vendiamo anche il Colosseo, scusate! Che vuol dire? Bisogna rispettare il passato, perché senza di esso non c’è futuro. Viva l’Italia e viva questo teatro, che si dovrebbe intitolare a Pippo Baudo".

Il conduttore cita anche le indiscrezioni sulla Rai e sui programmi di Milly Carlucci: "Non costruite nuovi teatri, usate questo". Quindi l’invito a mettersi una mano sul cuore. Dopo la sigla, in studio con Biggio, il tono resta ironico: "Ci hanno boicottato, è saltato tutto", scherza, evocando anche Renzo Arbore: "Ho udito l’urlo di dolore di Renzo Arbore. Mi ha chiesto ‘Rosario, fai qualcosa’ e mi sto mobilitando". Poi il finto dispaccio d’agenzia: "Pd contro Fiorello, il Teatro delle Vittorie va venduto. Lo dice il Pd: è un nome che non ci rappresenta", legge tra le risate del pubblico.

Scatta quindi l’appello ai colleghi: "Faccio un appello ai colleghi: Carlo Conti, Panariello, Milly Carlucci, fatevi sentire! Soprattutto Milo Infante, Pierluigi Diaco e Geppi Cucciari, non lasciatemi solo! Siamo portavoce di un sentimento comune degli addetti ai lavori e del pubblico: torniamo a farci delle cose lì dentro". E sulla nota Rai che parla di "struttura obsoleta", Fiorello ribatte: "Ci spendi soldi e lo fai diventare moderno. Anche io ho modernizzato casa, non è che si butta il vecchio, sennò dovrebbero buttar via anche noi". E conclude con un finale provocatorio: "Non vendete il Teatro delle Vittorie, vendete noi. Vendeteci alla Nove, così non ci vede nessuno".

De Martino: "Spero rimanga luogo della creatività"

Anche Stefano De Martino, che dal Teatro delle Vittorie conduce 'Affari Tuoi', commenta il dibattito. "Sin dal primo momento in cui ho messo piede al Delle Vittorie, dove sono in questo momento, ho vissuto questo luogo come un privilegio. E a me, in più, ha portato anche molta fortuna", ha detto. "Mi fa una certa impressione pensare che io sia l'ultimo tra i colleghi della Rai a vivere questo teatro storico e voglio pensare che, come dicono i grandi Arbore e Fiorello, si possano trovare soluzioni diverse. Spero che, in ogni caso, questo teatro conservi la sua funzione originaria di luogo della creatività, e che non rimanga solo un tempio della tv del passato, ma che sia messo nelle condizioni di poter vivere nella modernità e nel futuro".

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