Giallo di Pietracatella, nuovo interrogatorio per Gianni Di Vita: terza volta in questura

L'uomo ha firmato il decreto di sequestro di una borsa della moglie, che era ancora nello studio commerciale dei due, e ha consegnato un dispositivo elettronico: "Sono serenissimo". Il legale: "Non è indagato ma parte offesa"

Pietracatella, Gianni Di Vita
Pietracatella, Gianni Di Vita
29 settembre 2026 | 08.55
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Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte per avvelenamento da ricina a Pietracatella, di nuovo in questura a Campobasso per un nuovo interrogatorio. L'uomo è arrivato negli uffici di via Tiberio alle 18.10. E’ la terza volta oggi che varca la porta della questura.

Di Vita aveva lasciato la questura intorno a mezzogiorno, dopo aver firmato il decreto di sequestro di una borsa della moglie, ancora nello studio commerciale dei due, a Campobasso. "Gianni non è indagato, ma parte offesa - ha detto il suo avvocato, Vittorino Facciolla - gli è stato chiesto di far accedere la polizia in entrambi i suoi studi, di Pietracatella e Campobasso, e lui stesso ha accompagnato gli agenti, che hanno perquisito entrambi i locali”.

Allo stato la perquisizione si è risolta con un unico prelievo, quello di una borsa di Antonella Di Ielsi. Anche la procuratrice Antonelli, su richiesta della stampa, ha confermato che, al momento, la posizione di Gianni Di Vita non è cambiata.

L'uomo era poi tornato in questura intorno alle 13 per consegnare spontaneamente un dispositivo elettronico agli investigatori. "Sono serenissimo", le parole pronunciate da Di Vita all’uscita dalla questura. Il commercialista è rimasto negli uffici di via Tiberio solo pochi minuti. "Parlerò nei tempi e nei modi che riterrò opportuni - ha aggiunto - Valuterò con il mio avvocato se rilasciare qualche dichiarazione".

Ieri si erano concluse le analisi sul computer e sulle chiavette Usb della famiglia Di Vita. Precisamente, gli esperti della Direzione centrale anticrimine hanno acquisito e catalogato forensicamente i dati contenuti nel computer Lenovo e nelle dieci chiavette Usb sequestrate. La Procura ha ora 60 giorni di tempo per analizzare il materiale raccolto.

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