Gli spari in un casolare vicino alla statale 16, alla periferia della città. Ferito anche un quarto uomo
L'uomo morto oggi a Foggia, a seguito di una sparatoria avvenuta in un casolare vicino alla statale 16 e alla via per Cerignola alla periferia della città, si chiamava Giuseppe Stefano Bruno, 33 anni. È accaduto intorno a mezzogiorno. L'uomo è deceduto in ospedale a causa delle ferite riportate. Sull'episodio indaga la Squadra Mobile che sta cercando di ricostruire la dinamica. Nella sparatoria sono rimasti feriti il padre e il fratello della vittima e anche una quarta persona, forse colui che ha esploso i colpi mortali. Bruno e i suoi congiunti sono imparentati con un presunto esponente di spicco di un clan della Società, la mafia foggiana.
"Un altro omicidio ha scosso la nostra città. Dai pochi elementi raccolti, sembrerebbe che il fatto sia maturato in ambienti riconducibili alla criminalità foggiana. Una versione che, se confermata, mostrerebbe come il fenomeno non sia ancora eliminato e riesca a manifestare sempre la propria ferocia e il proprio disprezzo per la vita umana. Come sindaca, ho il dovere di dire con chiarezza che le istituzioni preposte devono essere messe nelle condizioni di lavorare. Foggia ha bisogno di più presenza, più organici, più risorse. Ha bisogno che il Governo nazionale guardi a questa città non come a una nota a margine, ma come a una priorità". Così la sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo, a proposito dell'omicidio.
"La criminalità foggiana è riconosciuta come una delle organizzazioni più ramificate d’Italia", aggiunge. "Trattarla come un problema locale è un errore politico prima ancora che istituzionale. Chiedo alla Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Interno un’attenzione concreta e continuativa su Foggia. Come amministrazione - assicura Episcopo - continueremo a sostenere l’impegno delle istituzioni governative territoriali e delle forze dell’ordine e a contribuire con ogni mezzo affinché l’eccellente lavoro svolto in questi anni, che ha portato a decapitare i clan locali, non sia vanificato da una recrudescenza del fenomeno criminale. Ai cittadini chiedo di non cedere alla rassegnazione. L’antimafia sociale, quella che si pratica rifiutando la connivenza, segnalando, scegliendo la legalità ogni giorno, è la prima e più concreta forma di resistenza", conclude