Tutti pazzi per 'Amico Fido', l'app per mappare i bocconi avvelenati, "35mila download in pochi mesi"

L'ideatore Petrocchi: "Partita da un'esigenza personale, nel tempo è diventata un ecosistema e oggi conta utenti anche all'estero"

Pietro Petrocchi con il suo cane Nebbia - Foto Petrocchi
Pietro Petrocchi con il suo cane Nebbia - Foto Petrocchi
09 giugno 2026 | 16.31
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Nata dall'esigenza di proteggere il proprio amico a 4 zampe, oggi è un vero e proprio ecosistema e punta a diventare uno strumento globale per la sicurezza degli animali. Si tratta di 'Amico Fido' ed è un'app ideata da Pietro Petrocchi, uno sviluppatore software 40enne originario delle Marche, trasferitosi in Svizzera cinque anni fa, che ha creato uno strumento che consente di segnalare in tempo reale pericoli, come esche e bocconi avvelenati, condividendo le informazioni tra tutti i proprietari di cani.

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Il fenomeno delle esche avvelenate conta numeri rilevanti: secondo elaborazioni Enpa su dati del Portale nazionale degli avvelenamenti dolosi degli animali (Izslt), tra il 2005 e il 2023 in Italia sono stati avvelenati 15.673 animali e rinvenute 8.942 esche. Dati ufficiali, ma non del tutto esaustivi, poiché molti animali morti non vengono ritrovati. Le regioni con il maggior numero di vittime risultano Emilia Romagna (1.655 animali), Lazio (1.450), Abruzzo (1.391), Lombardia (1.381), Piemonte (1.313) e Toscana (1.126). Per numero di esche individuate primeggiano Lombardia (1.222), Toscana (1.067) ed Emilia Romagna (1.039). Nel solo 2023 gli animali avvelenati sono stati 918, di cui 145 in Lombardia, 110 in Emilia Romagna, 77 in Abruzzo e Veneto e 69 nel Lazio. Le esche rinvenute sono state complessivamente 755, con Lombardia (143), Lazio (98), Basilicata (69) e Veneto (63) ai primi posti.

"All'origine di tutto -spiega Petrocchi all'Adnkronos- c'è stato un fatto concreto: avevo letto su un giornale locale di bocconi avvelenati trovati nei luoghi dove porto il mio cane, a Morbio Inferiore, vicino al confine con Como. E quindi mi sono chiesto perché non esistesse uno strumento per proteggere gli animali di tutti". Da qui l'idea, realizzata in modo autonomo e senza un vero business plan: "Ho iniziato a scrivere e l'app è nata da sola, spontaneamente". Il progetto porta in sé anche un significato personale: il cane dell'ideatore, Nebbia, un Bovaro del Bernese, scomparso nei mesi scorsi per un tumore, oggi 'vive' nell’app sotto forma di assistente virtuale, basato sull'intelligenza artificiale, con il quale gli utenti possono interagire per ricevere consigli su salute, passeggiate e gestione quotidiana dell'animale. Nel tempo 'Amico Fido' si è ampliata oltre la funzione originaria di segnalazione dei pericoli.

In undici mesi l'app si è trasformata in un 'ecosistema di funzionalità': oltre agli alert automatici quando si entra in zone segnalate 'pericolose', l'app consente di inviare foto, registrare spese, scansionare piante e alimenti potenzialmente tossici e interagire con altri utenti attraverso chat in tempo reale, sondaggi e contenuti social. Lo sviluppo ha comportato uno sforzo significativo: "Lavorando a tempo pieno -afferma Petrocchi- ho lavorato di notte e nei weekend; ci sono stati periodi nei quali ho dormito solo un'ora per notte". Non meno impegnativo è stato l'aspetto economico, con costi iniziali fino a 1.500 euro al mese, sostenuti personalmente dallo sviluppatore: "L'app ha un carattere etico e per questo è, e deve restare, gratuita. Per finanziare gli sviluppi ho introdotto un abbonamento, rigorosamente facoltativo, che consente di rendere illimitato il numero delle mappe per le passeggiate sicure, che nella versione gratis è invece limitato a cinque". I numeri sono in decisa crescita: negli 11 mesi di vita, sono stati oltre 35.000 i download e più di 10.000 gli utenti registrati, con segnalazioni attive anche in città come Roma e Milano. L'app è già disponibile in cinque lingue e l'obiettivo è quello di una espansione internazionale: "Già adesso abbiamo utenti in Spagna e in altri Paesi d'Europa".

Il sistema si basa esclusivamente sulle segnalazioni degli utenti, in un 'circolo virtuoso' di collaborazione: "Non esistono strumenti tecnologici diretti per individuare i pericoli -avverte Petrocchi-. Sono le persone che, proteggendo il proprio cane, proteggono anche quelli degli altri". Le segnalazioni possono inoltre essere verificate tramite recensioni per garantirne l'attendibilità. Tra le novità in arrivo, una mappa che mostra i cani in passeggiata nelle vicinanze, con profili dettagliati -dal comportamento alla compatibilità con altri animali- e suggerimenti su possibili compagni di gioco. E il Gps per cani e gatti, un tracker integrato con una mappa pericoli reale, che permette di sapere dov'è il proprio cane e cosa c'è intorno a lui: "Durante la passeggiata -spiega- vedi sulla mappa la tua icona, quella del cane e le zone con segnalazioni di esche avvelenate e pericoli vari. Se il cane si avvicina a una 'zona rossa' arriva immediatamente una notifica".

Sul fenomeno delle esche avvelenate, riflette infine Petrocchi, pesa un quadro complesso, difficile da ricondurre a un’unica causa: "Si tratta di un problema sociale articolato, che nasce da fattori diversi -dice-: da un lato comportamenti devianti e volontà deliberata di provocare sofferenza, dall'altro tensioni legate alla convivenza negli spazi urbani". Tra gli elementi segnalati, anche alcune criticità nei comportamenti quotidiani, come la mancata raccolta degli escrementi dei cani, che possono alimentare conflitti e insofferenze: "Non si tratta di attribuire responsabilità ai proprietari -precisa- ma di richiamare tutti a un maggiore senso civico e al rispetto degli spazi comuni". Da qui l'appello a rafforzare prevenzione e responsabilità diffusa: "L’obiettivo -conclude- è creare circoli virtuosi in cui i proprietari rispettino l'ambiente e le regole della convivenza, contribuendo a ridurre i fattori di rischio e a garantire maggiore sicurezza ai nostri amici animali".

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