Biennale Arte, le Pussy Riot fanno rimuovere le loro immagini dal Padiglione Russia

Tolokonnikova denuncia violazione legge su gruppi estremisti, gli organizzatori del padiglione si adeguano alla richiesta delle oppositrici e rimuovono lo spezzone ma gridano alla censura

Un fotogramma del video proiettato in loop al Padiglione della Russia della Biennale con le immagini della protesta delle Pussy Riot
Un fotogramma del video proiettato in loop al Padiglione della Russia della Biennale con le immagini della protesta delle Pussy Riot
11 maggio 2026 | 13.04
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Il video proiettato in loop nel Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia, nell’ambito dell’installazione prevista per i giorni di apertura al pubblico della mostra, contiene anche immagini della protesta delle Pussy Riot e delle Femen davanti all’edificio dei Giardini, il giorno dell’inaugurazione dell’Esposizione internazionale d’arte, mercoledì della scorsa settimana.

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Le Pussy Riot, che dal dicembre 2025 in Russia sono considerate un gruppo estremista - e di cui è quindi proibita la diffusione di materiale - sollecitano il presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, la commissaria del Padiglione della Russia, Anastasia Karneeva, e l’ex ministro della Cultura e inviato del Cremlino per la cooperazione culturale internazionale, Mikhail Shvydkoy, a far rimuovere le immagini del collettivo dal video esibito nel Padiglione. Una richiesta a cui i curatori si sono adeguati nel giro di poche ore.

"Se le immagini non saranno rimosse, depositeremo una denuncia al Comitato investigativo russo per distribuzione di materiale estremista", avevano scritto ieri le Pussy Riot sui loro account social. "Vedo che avete apprezzato così tanto il nostro lavoro, o forse è solo invidia per l’attenzione dei media alla nostra azione a Venezia, che con un giro di valzer avete incluso le Pussy Riot nel programma del Padiglione. Ora che è chiuso, mostrate le immagini delle nostre attiviste con i passamontagna rosa che ho dipinto io personalmente. Desidero informarvi che le Pussy Riot sono state designate in Russia come un’organizzazione estremista. Secondo la legge russa, distribuire materiali associati a un’organizzazione estremista può portare ad anni di prigione (articolo 20.39 del codice civile e 282.2 del codice penale). Quindi buona fortuna per la vostra difesa in tribunale", aveva sottolineato la leader del gruppo, Nadya Tolokonnikova.

 

Gli organizzatori del Padiglione nazionale della Biennale, nel giro di qualche ora, hanno rimosso le immagini, proprio come richiesto. In un post su Instagram, con l’avviso a caratteri cubitali "Censurato su richiesta delle Pussy Riot", spiegano che il collettivo anti‑Putin "non ha voluto che la sua protesta fosse mostrata nel Padiglione". "Strano. Volevamo essere onesti e mostrare quello che è davvero accaduto. Ma la cosa si sta trasformando in autocensura. Sono apparentemente scontente della loro performance", aggiungono, in un malriuscito tentativo di ribaltare la realtà.

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