Boom di richieste e posti esauriti per il primo giorno di presentazione della nuova sede del Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee. Performance di danza, arte e teatro hanno animato gli spazi dell’Arsenale
Boom di richieste, posti esauriti e un’affluenza superiore alle aspettative per il primo giorno di presentazione della nuova sede dell’Archivio Storico – Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia, negli spazi restaurati dell’Arsenale. Un debutto così affollato che ha trasformato l'evento di illustrazione del nuovo polo culturale in una sorpresa anche per gli stessi organizzatori. L’interesse del pubblico ha superato la disponibilità dei posti previsti per l’open day, confermando quanto la memoria delle arti contemporanee possa ancora attrarre, emozionare e sorprendere. E proprio la memoria è stata il filo rosso di una giornata che ha intrecciato archivio, tecnologia, performance e ricerca artistica.
Tra i momenti più attesi, il debutto di “Body as Archive”, progetto della Biennale Danza ideato dal coreografo britannico Wayne McGregor e sviluppato con Aisoma, innovativo strumento coreografico alimentato dal machine learning. In scena i giovani danzatori del Biennale Danza College, protagonisti di una performance che ha mostrato come l’intelligenza artificiale possa diventare un partner creativo capace di generare nuove possibilità di movimento e di interpretazione del corpo. Un vero e proprio battesimo per quella che qualcuno ha già definito la prima “danza addestrata” dall’intelligenza artificiale a debuttare nel contesto della Biennale. Un esperimento che guarda al futuro senza rinunciare alla dimensione umana della creazione artistica.
L’Archivio si è trasformato anche in spazio di incontro tra linguaggi e discipline con “Watermarks”, performance ideata e interpretata da Maria Magdalena Campos-Pons e Kamaal Malak, tra gli artisti della Biennale Arte 2026. Un lavoro che ha evocato il tema delle tracce, delle migrazioni e delle memorie sedimentate nel tempo, in un dialogo continuo tra corpo, immagine e suono. chiudere il percorso performativo è stata “We Were Together, I Forget the Rest”, azione scenica della Biennale Teatro curata da Willem Dafoe. Costruita a partire dai materiali custoditi nell’Archivio Storico, la performance ha trasformato documenti, testimonianze e frammenti di memoria in una riflessione poetica sul ricordo e sull’oblio. E a soprendere qesta volta sono stati i protagonisti. Dopo l'introduzione di Dafoe, i lettori sono stati i dipendenti della Biennale, ognuno leggendo documenti dei diversi Settori artistici: Cesare Bisantis (Cinema), Michela Campagnolo (Danza), Giacinta Dalla Pietà (Archivio Storico), Helga Greggio (Architettura), Davide Ferrante (Musica), Luigi Ricciari (Arti Visive), Marta Zannoner (Teatro).