Libri, i misteri della tragedia del Monte Ginér, le 'indagini' di Roberto Rinaldi

Il giornalista da anni lavora per ricostruire le cause di una delle sciagure più gravi dell’aviazione italiana del dopoguerra avvenuta 70 anni fa nei cieli della Val di Sole

Libri, i misteri della tragedia del Monte Ginér, le 'indagini' di Roberto Rinaldi
09 febbraio 2026 | 17.12
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Era il 22 dicembre 1956, settant'anni fa, quando un volo delle Linee Aeree Italiane I-Link 416 precipitò in Val di Sole (in provincia di Trento), provocando una delle sciagure più gravi dell’aviazione civile italiana dopo la Seconda Guerra mondiale: la 'tragedia del Monte Ginér'. Da anni il giornalista e scrittore Roberto Rinaldi lavora per recuperare testimonianze di quello schianto fatale, indagando sulle cause che hanno portato alla morte di 21 persone, tra passeggeri e membri dell'equipaggio dopo la chiusura in un primo tempo delle indagini e dell''istruttoria ('con sentenza di non luogo a procedere') e poi riaperta dopo molti, molti anni. Un mistero che Rinaldi sta tentando di decodificare, di decriptare. Perchè il comandante ha cambiato la rotta e soprattutto perchè la bussola era in avaria nonostante alcune ore prima il velivolo fosse stato supervisionato? Perchè prima della partenza tre eminenti personalità del mondo della politica hanno deciso di non salire su uno di quei vecchi aerei, che già in passato avevano avuto problemi? (due incidenti mortali a Parigi e New York).

"Il mistero del depistaggio delle prove rimane - spiega all'Adnkronos Roberto Rinaldi che sta lavorando alla stesura di un libro e di un podcast, ma soprattutto ha cominciato a scrivere la sceneggiatura per un film-. Sono state occultate prove, testimonianze per non risarcire i parenti delle vittime se fosse stata provata la responsabilità della compagnia aerea. E quella potrebbe essere una pista - prosegue Rinaldi -. La compagnia aerea fallì un anno dopo la tragedia del Monte Ginér e venne inglobata dall'Alitalia. Ci sono testimonianze sconvolgenti, come quelle della moglie del pilota che al processo ricordò come il marito ogni volta che saliva su quegli aerei era terrorizzato, non si sentiva sicuro e doveva portare con sé un ombrello perchè pioveva all'interno della cabina di pilotaggio".

L'aereo 'maudit' era un Dakota DC3, un vetusto bimotore utilizzato durante la seconda guerra mondiale per il trasporto delle truppe, decollato alle 16.09 dall’aeroporto di Roma Ciampino e diretto a Milano Malpensa, dove era previsto l’atterraggio alle 18.10. Per cause mai accertate, deviò la rotta stabilita di 150 chilometri per schiantarsi a 2.600 metri in una zona denominata 'Cima Pale Perse' che, per un atroce scherzo del destino, significa 'vasto campo di frana sperduto in lontananza'.

Roberto Rinaldi nella lunga intervista con l'Adnkronos sottolinea come "rievocare quella tragedia assuma, oggi, una connotazione fondamentale nel preservare la memoria collettiva e storica al fine di tramandarla e di non farla cadere nell’oblio. Non si è trattato solo di un fatto di cronaca nera limitata ad una ricostruzione delle cause che determinarono quella immane apocalisse - sostiene - quanto, invece, di testimoniare la straordinaria partecipazione degli abitanti del paese di Ossana, di chi con mezzi anche di fortuna, scarsi equipaggiamenti, condizioni di pericolosità dovute alle condizioni meteo in un periodo invernale, dove le temperature arrivano a meno trenta gradi sul luogo del disastro - prosegue - non esitò a percorrere anche di notte, quel cammino impervio e pericolosissimo, sfidando una natura impervia, cercando di restituire ai loro cari chi aveva perso la vita mentre tornava nelle proprie case per trascorrere il Natale in famiglia. Fu un gesto di eccezionale solidarietà, di fronte anche ai 400 soccorritori che non deve essere dimenticato, per onorare soprattutto la memoria di coloro che in quel maledetto giorno, in vista del Natale per raggiungere i propri cari, si era imbarcato sull’aereo".

Il giornalista e scrittore ha ascoltato le testimonianze dei soccoritori ancora in vita, tra cui quella del carabiniere Benito Torricelli, nel 1956 aveva solo 18 anni. "Ricorda perfettamente tutto di quei momenti - sottolinea ancora Roberto Rinaldi - Molti dei suoi colleghi subirono l'amputazione degli arti, per il freddo, lo stesso Benito Torricelli fu salvato in tempo da un inizio di congelamento allo stomaco. Purtroppo mancavano gli equipaggiamenti adatti e per sopportare il freddo, sotto 2 metri di neve, a 2.600 metri di altitudine, sui loro corpi venne spalmato olio di foca. Si lavorava in condizioni estreme e pericolosissime. Ma dinanzi allo scempio di tutti quei corpi Benito mi confessò che da quel giorno non è più riuscito a mangiare la carne".

E per non dimenticare, a Ossana, nel periodo natalizio, vengono esposti oltre 1.600 presepi nelle case del paese a cura dell’Associazione Il Borgo Antico. Uno di questi ricostruisce l’incidente dell'aereo. Sulla neve sono deposte statuine di carabinieri, il comandante pilota riverso a faccia in giù, l’hostess e i passeggeri sparsi ovunque, tra i rottami dell’aereo e valigie aperte con oggetti appartenenti alle vittime. La montagna si illumina per i bagliori delle fiamme e si percepisce il rombo del velivolo che non riesce più a risalire di quota. Si può ascoltare la registrazione de 'Il Giornale del Mattino' del 23 dicembre che diede la notizia, 'Una nuova sciagura aerea ha colpito l’aviazione civile…'. Un audio registrato racconta: 'Sull’Italia spirava un vento gelido e il maltempo ostacolava l’attività di tutti gli aerei'. Non più ombre dunque sulla tragedia del monte Giner. Un mistero Roberto Rinaldi tenterà di svelare al grande pubblico, agli appassionati di montagna, all'Italia tutta.

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