Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos
Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
E' in libreria con Mondadori 'C’era l’amore a Sarajevo' di Gigi Riva. “Il 29 febbraio saranno trent’anni. Ti aspettiamo.” Non ha bisogno di altri dettagli, Carlo, una vita da inviato speciale in zone di guerra, per capire a cosa si riferisca il messaggio appena ricevuto. Gli anniversari tondi segnano un punto, favoriscono ricordi, chiamano bilanci. Ma soprattutto costringono a vedere chi eravamo, e chi siamo diventati proprio perché abbiamo vissuto certe cose. Per Carlo, i 1425 giorni dell’assedio a Sarajevo, culmine del conflitto nei Balcani che ha sgretolato la ex Jugoslavia, sono stati un crocevia emotivo senza paragoni, un intreccio di paure ma ancor più di urgenza di vivere. E così, mentre si mette in viaggio per raggiungere la capitale bosniaca e chi insieme a lui ha vissuto giorni tanto fatali per l’Europa, ripercorre i tre viaggi che nel corso degli anni l’hanno riportato in quella terra così vicina eppure così lontana, culla, prima della guerra, di una cultura cosmopolita e inclusiva e poi, anno dopo anno, simbolo di un tradimento dell’idea stessa di convivenza tra diversi. Arrivare in città sarà ritrovare se stesso, ma soprattutto chi – conoscenti e amici, tra cui Jagoda, la ragazza di un amore controverso e non consumato – ha vissuto con lui una incredibile notte in un bar, una festa segreta che fu un grido di vita e nello stesso tempo di ribellione contro l’aggressione. A trent’anni dalla fine delle ostilità nella capitale bosniaca, Gigi Riva, uno dei più autorevoli giornalisti ad aver narrato la fine della ex Jugoslavia, racconta di quei mesi un aspetto meno indagato: non la morte, ma la pulsione di vita, i sentimenti profondi che nascono nelle situazioni estreme, gli amori, le amicizie che non temono di dirsi per sempre. Come è normale che sia nell’eterno e inscindibile dualismo tra eros e thanatos. Un racconto profondamente attuale, perché nelle parole dei testimoni di allora risuonano lampanti analogie con la situazione in Ucraina o a Gaza. O in tutti i luoghi dove c’è sopraffazione dell’uomo sull’uomo.
Gigi Riva è nato a Nembro (Bergamo) nel 1959. Romanziere e sceneggiatore per il cinema, è stato a lungo inviato nei Balcani e in Medioriente. Da inviato speciale de 'Il Giorno' ha seguito tutte le guerre balcaniche degli anni Novanta. Il suo primo romanzo, 'L’ultimo rigore di Faruk' (Sellerio, 2016) è diventato un piccolo cult. Per Mondadori ha pubblicato nel 2020 'Non dire addio ai sogni', vincitore del premio Selezione Bancarella Sport 2021, 'Il più crudele dei mesi' , il racconto vivido e intensissimo della diffusione del Covid a Nembro nella primavera del 2020, vincitore del premio Segafredo-Zanetti 'Un libro per una serie Tv' e 'Ingordigia', la storia incredibile di Michele Bochicchio, il broker dei vip, di cui sono stati già acquisiti i diritti audiovisivi.
Lo storico Giordano Bruno Guerri firma per Rizzoli il saggio 'Filippo Tommaso Marinetti'. Il futurismo, avanguardia che dall’Italia ispirò il mondo quattro secoli dopo il Rinascimento, ha cambiato per sempre il modo di intendere l’arte e il suo rapporto con la società. Il suo geniale creatore, l'”anticipatore di tutto” Filippo Tommaso Marinetti, ha proclamato la fine del vecchio mondo nel trionfo del nuovo in tutti i campi: dalla poesia alla pittura, dall’architettura alla musica, fino alla politica e alla comunicazione. In questa biografia, presentata in una nuova edizione a 150 anni dalla nascita di Marinetti – Effetì per gli amici – Giordano Bruno Guerri ne ricostruisce la mirabolante figura di poeta, romanziere, saggista, editore, oltre che di appassionato e generoso scopritore di talenti, restituendolo alla storia in tutta la sua gloria e le sue contraddizioni.
Quest’opera fondamentale ripercorre la vita di un uomo che ha pagato immeritatamente le colpe del suo tempo con una damnatio memoriae risparmiata alle opere di suoi contemporanei illustri, come lui vicini al fascismo. Ma l’impatto sull’arte e la società di Marinetti, “Caffeina del mondo”, e del suo movimento rivoluzionario non accenna ancora oggi a diminuire, in una sfida continua al futuro.
Mentre lo scenario geopolitico diventava di anno in anno piú complesso, violento e preoccupante, in Italia si è fatta strada una generazione di giornalisti, scrittori, reportagisti che ha scritto 'di guerra' in maniera nuova, piú intensa, vibrante, attraverso generi e media nuovi. Paolo Giordano, che da scrittore ha fatto i conti con il mondo mentre cambiava attraverso i suoi reportage in Ucraina, Israele e altri territori piú o meno caldi, in 'Da vicino' (Einaudi) ha raccolto intorno a sé alcune delle migliori firme che hanno raccontato, con articoli, reportage, podcast, la guerra oggi: Cecilia Sala (Chora), Annalisa Camilli («Internazionale»), Daniele Raineri («il Post»), Nello Scavo («Avvenire»), Lorenzo Tondo («The Guardian»), Margherita Stancati («The Wall Street Journal»). Ognuno di loro ci porta un frammento inedito di questo mondo a pezzi, dalla Palestina all’Ucraina, dal Mediterraneo all’Afghanistan, dall’Iran alla Siria, e ci restituisce cosa vuol dire andare lí, organizzare un viaggio tra mille difficoltà e pericoli, come entrare in contatto con le fonti locali, trovare le notizie, mediarle per un pubblico sempre piú distratto e confuso, reso inerme e indifferente alla violenza nel momento in cui lo shock è diventato la strategia principale di comunicazione e controllo da parte del potere. Cosa funziona (a volte) e cosa va storto (molto spesso) quando si racconta la guerra. Da vicino.
Il 28 agosto 1944 si compiva il martirio della principessa Mafalda di Savoia. La figlia di Vittorio Emanuele III, nonché moglie di Filippo, langravio d’Assia, moriva nel campo di concentramento di Buchenwald, dopo una serie di vicende crudelmente incredibili ed incredibilmente crudeli, conseguenti ai macroeventi storici dell’estate del 1943. Con un certosino lavoro di indagine archivistica, riflessione critica e contestualizzazione storiografica, Gian Luca Barneschi ricostruisce in 'Mafalda di Savoia. Il martirio di una principessa italiana' pubblicato da Cantagalli l’ultimo anno di vita di Mafalda di Savoia. L’autore getta nuova luce, grazie alla scoperta di molti inediti, sui presupposti geopolitici e bellici e sui comportamenti incomprensibili, illogici e crudeli di chi è stato attore del martirio di Mafalda di Savoia. Una principessa italiana uccisa molte volte e da molte persone. Il perverso accanirsi di eventi storici, criminalità, vigliaccheria ed egoismo sono le cause che hanno determinato lo sviluppo e la conclusione tragica della morte di Mafalda. Una tragedia nel cui svolgimento la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione.
Gian Luca Barneschi, avvocato specializzato in diritto dei media, ha pubblicato scritti in Nuova Storia Contemporanea, Gnosis e in vari quotidiani e periodici, partecipando e organizzando decine di eventi dedicati alla storia. Tra le sue pubblicazioni: Balvano 1944 (Premio Basilicata 2005); L’inglese che viaggiò con il re e Badoglio (Premio Cerruglio Unuci 2014), tradotto in inglese (An Englishman Abroad, 2019). Per Cantagalli ha pubblicato: 'Il disastro dimenticato. Treno 8017 Balvano 1944' (2024).
'Grande' è il nuovo libro di Ivan Cotroneo che sarà sugli scaffali con La Nave di Teseo dal 31 marzo. Ernesto, sceneggiatore che vive tra Roma e Napoli, si trova improvvisamente a dover affrontare la malattia della madre, colpita da un Alzheimer che ne consuma identità e corpo. È costretto a gestire il progressivo crollo fisico e mentale della madre e, insieme, a scoprire il disastro economico nascosto per anni.
Nel corso di un’estate torrida, mentre la vita famigliare si svela e si sgretola, Ernesto trova una forma di sopravvivenza nel desiderio e nella carne, nella scoperta di altri corpi: gli incontri in una Napoli d’agosto, tra locali notturni e strade deserte, diventano un contrappunto liberatorio al dolore dell’assistenza quotidiana. Nel continuo mescolarsi di amore e repulsione, tenerezza e rabbia, la relazione tra madre e figlio si spoglia di ogni ipocrisia, mentre Ernesto spinge le sue notti all’estremo.
Ivan Cotroneo torna al romanzo per raccontare la malattia, il sesso e la morte senza filtri, in maniera inedita, intrecciando il privato e l’universale, l’affetto e l’attrazione sessuale, in una città calda e viva, specchio del protagonista e delle sue avventure. Un libro audace, un viaggio che mette al centro della storia il corpo e attraversa la tenerezza di un figlio, la commedia umana, l’emozione e la ricerca di sé nell’amore degli altri.
Lidia Ravera arriva in libreria con 'Bagna i fiori e aspettami', pubblicato da Bompiani sugli scaffali dal 25 marzo. Giò è una ragazza irrequieta, che risponde al centralino in una tivù privata e sogna una vita d’avventura. Ha tre sorelle: Margherita, che sogna l’amore e fa la segretaria in una scuola elementare. Elisabetta, cagionevole e spirituale. Amelia, frivola e innamorata della sua bellezza. Vi ricordano qualcosa, o qualcuno? Sono quattro piccole donne alle prese con gli anni Ottanta del secolo scorso. Hanno avuto in sorte una madre avvenente e svagata oltre a un padre fantasma, svanito quando Giò aveva due anni. Se la sono cavata benissimo anche senza di lui, a dire il vero, ma quando, dentro una busta piena di denaro, arriva un suo imprevisto messaggio con la richiesta di un appuntamento a Barcellona, è Giò a partire, attratta dal desiderio di conoscere quel personaggio che nella sua vita non c’è mai stato ma ha monopolizzato il suo immaginario.
Arrivata a Barcellona, e da lì in poi, Giò avrà tutta l’avventura che vuole: niente papà, ma in compenso un affascinante bugiardo in limousine di cui innamorarsi e un itinerario che la porterà a Marsiglia, New York, Londra e Lusaka, fra trafficanti d’arte e di pietre preziose, seguendo scie di debiti e svelando vecchi segreti. In questo romanzo, il quarto scritto da Lidia Ravera, uscito per la prima volta nel 1986, non esistono i telefonini né i social e la moneta italiana è ancora la lira. Ma il ritmo serrato e tagliente, l’ironia, il calore della prima persona, il divertimento sono tutti lì, nello stile inconfondibile di un’autrice molto amata e nelle vicende che conducono la protagonista a inseguire con tenacia la pista degli affetti.
E' in libreria con Solferino 'Sono tornato perché c’eri tu' di Mara Sabia ed Emilio Fabio Torsello. La storia della letteratura è costellata di vite salvate dalla poesia. Quelle degli autori stessi, che hanno superato dolori e avversità tramite la scrittura delle proprie opere. Quelle dei lettori, che nei versi hanno trovato risonanza e conforto, un aiuto per affrontare le difficoltà quotidiane. Amelia Rosselli scriveva per sfuggire alla morte. Ghiannis Ritsos per cantare – e sognare – una libertà proibita dal regime. Alda Merini per sopravvivere all’internamento manicomiale. Giuseppe Ungaretti per trovare una patria, Pablo Neruda per amore e per il riscatto dei popoli, Giovanni Pascoli per preservare la memoria – anche dell’omicidio di suo padre.
Per Charles Bukowski la poesia è combattimento, per Sibilla Aleramo è urgenza, per Alfonso Guida è una simbolica terra di approdo. Le loro storie e le altre contenute in questo libro sono come specchi che riflettono i nostri stessi dubbi, traumi, paure: tutti quei sentimenti che ci prendono alla gola e non ci danno scampo, finché non troviamo una via che ci liberi. Questa via è la poesia: la loro, la nostra. Emilio Fabio Torsello e Mara Sabia, che grazie ai versi amati, recitati, fanno vivere una comunità animata e appassionata, raccolgono storie e parole di autrici e autori che hanno attraversato la loro esperienza e ce le offrono come un’occasione per riflettere non solo sulla letteratura ma su noi stessi, sul nostro bisogno di poesia e di rinascita. Perché come scriveva il giovane Emil Cioran: "La creazione è una temporanea salvezza dagli artigli della morte".
E' sugli scaffali con Sellerio 'La Niña de Oro' di Pablo Maurette. In un angusto appartamento di una grigia Buenos Aires viene ritrovato un cadavere, rigido da settimane e che porta segni di tortura. Appartiene al professore di biologia Aníbal Doliner, noto tra i colleghi del liceo per essere un tipo solitario, ai limiti della misantropia. Il caso si preannuncia alquanto inquietante, oltre che difficile, perché il professore era dedito a una insolita scienza, la teratologia, lo studio delle anomalie e delle malformazioni corporee, e vi si dedicava maniacalmente nel tentativo di produrre 'mostruosità'. Per l’indagine non basta dunque solo raccogliere indizi ed esaminare la lista dei testimoni, spesso personaggi singolari. Ma è necessario anche sondare, penetrare nell’enigma delle ricerche perverse della vittima. Come, quando, perché si procurava i suoi esemplari; soprattutto uno, un ragazzo albino, Copito, bello e delicato come un fiocco di neve, chiamato la Niña de Oro.
E sono quesiti che conducono dentro mondi sotterranei in cui traffici, stregonerie, sesso e vite bizzarre si incrociano. Guida l’inchiesta la sostituta procuratrice Silvia Rey, affiancata con non troppa intesa dal viceispettore Osvaldo Carrucci. I due, l’inquieta Silvia e lo spavaldo Carrucci, incarnano con i loro caratteri la duplice logica dell’investigazione: tante piste convenzionali che si aprono, seguono il loro percorso, sembrano sciogliersi, ma poi urtano come falene abbagliate contro un centro di mistero inscalfibile, che è insieme repellente e magnetico. Pablo Maurette si rivela al lettore italiano un costruttore di trame vertiginosamente ingegnose, debitrici di una propensione al realismo magico con punte di orrore. 'La Niña de Oro' è un giallo dalla sofisticata precisione narrativa in cui non mancano colpi di scena, personaggi e atmosfere degni di un film di David Lynch: le istituzioni non funzionano, la polizia ostacola le indagini, mentre il soprannaturale si insinua serpentino nel quotidiano. Nella Buenos Aires di Silvia Rey, i misteri possono essere risolti, ma non sembra esserci posto per la giustizia.
Pablo Maurette (Buenos Aires, 1979) è laureato in Filosofia, ha un dottorato in Letteratura comparata e insegna alla Florida State University. Ha pubblicato saggi e romanzi su letteratura, scienza e storia delle idee, e collabora con diverse testate giornalistiche internazionali, tra cui «la Repubblica». Nel 2022 è uscito in Italia il suo romanzo Il tempo è un fiume.
'Mai più!' Questo è stato il grido che si è alzato dopo l’Olocausto. Mai più genocidio, mai più crimini di guerra, mai più violenza indiscriminata contro i civili, mai più odio razziale. Dopo il 7 ottobre 2023 e la strage infinita di Gaza possiamo ancora crederci? 'Mai più', è il titolo dell'ultimo saggio di Anna Foa sugli scaffali con Laterza. Mai più la Shoah, mai più i campi di sterminio, mai più antisemitismo. Così si è detto. Ma a chi è riferito quel ‘mai più’? Mai più per gli ebrei o mai più a ogni altro genocidio, dopo quello estremo che ci deve fare da monito, chiunque ne possa essere vittima? E perché allora Gaza? E perché è una scelta controversa definire genocidio lo sterminio di Gaza? Usare questa definizione vuol dire sminuire l’unicità di quello ebraico o fare un paragone empio tra Stato di Israele e Germania nazista? Chiunque usi il termine genocidio per la Palestina è, anche inconsapevolmente, un antisemita?
Proprio la parola antisemitismo è oggi sulla bocca di tutti: da una parte, la presenza nel dibattito pubblico di stereotipi antisemiti; dall’altra, il governo di Israele e i suoi sostenitori che definiscono antisemita chiunque critichi la sua politica, dall’ONU a quei paesi dell’Unione Europea che hanno riconosciuto lo Stato palestinese. Ma allora cos’è l’antisemitismo, chi sono gli antisemiti? Quali sono le differenze con l’antisionismo? E ancora, se l’antisemitismo è dappertutto, come distinguerlo, come opporvisi?Dopo il grande successo di Il suicidio di Israele (Premio Strega Saggistica 2025), Anna Foa ha sentito l’urgenza di rispondere a queste domande, con la consapevolezza che quello che abbiamo vissuto in questi ultimi due anni mette a rischio il patrimonio di valori che abbiamo costruito attorno alla memoria della Shoah e per rivendicare, oggi più che mai, un ‘Mai più’ che valga per tutte le donne e gli uomini. A prescindere da ogni credo e identità. (a cura di Carlo Roma)