Ricordare Riccardi significa ricordare un’Italia che credeva nel potere dell’arte come atto pubblico, come responsabilità, come visione
Il "grido colorato" di Carlo Riccardi rivive in un video ora disponibile su YouTube. Un'occasione per tornare a uno dei gesti più visionari dell’arte italiana del Novecento: la maxitela che il 16 agosto 1986 avvolse l’obelisco di Piazza del Popolo, trasformando il 'cuore' di Roma in un manifesto a cielo aperto contro l’incuria che stava consumando i monumenti italiani nel silenzio generale. Quell’azione - quest'anno ricorre il quarantesimo anniversario - tanto semplice quanto dirompente, segnò l’inizio di un viaggio lungo oltre 5.000 chilometri. La tela, srotolata in piazze, chiostri e luoghi simbolo della cultura italiana - da Piazza della Signoria alla Sala Nervi in Vaticano, dove una sua parte fu donata a Giovanni Paolo II - divenne un’opera itinerante, un manifesto visivo che attraversava l’Italia per ricordare che la bellezza va difesa, non celebrata a parole.
Il video ripercorre non solo quell’impresa. Negli Anni 70, Riccardi - il 3 ottobre ricorre il centesimo anniversario dalla sua nascita - aveva già tracciato la sua rotta fondando il movimento della Quinta Dimensione. Un manifesto firmato da oltre cinquanta artisti – da Pericle Fazzini a Umberto Mastroianni, da Emilio Greco a Sandro Trotti – che riportava l’uomo al centro dell’universo artistico. Il suo simbolo, un cerchio attraversato da due linee parallele, spesso dipinto con vernice fluorescente, voleva dire una cosa semplice: l’arte non si spegne mai.
Ma per capire Riccardi bisogna guardare anche attraverso il suo obiettivo. È stato uno dei primi fotoreporter della Dolce Vita romana: amico di Fellini, Flaiano, Totò. Ha documentato l’Italia che cambiava, dal dopoguerra alla nascita delle grandi aziende nazionali, lasciando un patrimonio di oltre tre milioni di scatti. La sua pittura astratta e materica nasce proprio da lì: dal bisogno di superare il realismo fotografico, di liberarsi in un gesto che solo le sue tele chilometriche potevano contenere. Oggi questo immenso patrimonio vive grazie all’Archivio Riccardi, che continua a custodire e diffondere il suo messaggio: proteggere la bellezza è un dovere civile. Nel centenario della sua nascita, auspichiamo che istituzioni, personalità culturali e realtà aziendali colgano questa ricorrenza. Perché ricordare Riccardi significa ricordare un’Italia che credeva nel potere dell’arte come atto pubblico, come responsabilità, come visione.