Venezia celebra Man Ray a 50 anni dalla storica Biennale del 1976

A Ca' Giustinian esposte 160 opere e materiali storici dell'Archivio

(Ufficio stampa - Asac - Biennale Arte 1976)
(Ufficio stampa - Asac - Biennale Arte 1976)
06 febbraio 2026 | 13.41
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A cinquant'anni dalla storica Biennale Arte del 1976, la Biennale di Venezia ha inaugurato oggi, venerdì 6 febbraio, la mostra "Man Ray, l'immagine ritrovata", allestita presso il Portego di Ca' Giustinian, sede della stessa Biennale. L'esposizione ripropone integralmente il corpus fotografico della mostra "Man Ray. Testimonianza", realizzata allora su'isola di San Giorgio Maggiore a cura di Janus, nell'ambito della sezione "Ambiente, Partecipazione, Strutture Culturali", diretta da Vittorio Gregotti. L'inaugurazione ha visto gli interventi di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, e di Debora Rossi, responsabile dell'Archivio Storico.

La rassegna costituisce un omaggio a uno dei protagonisti del Dadaismo e del Surrealismo, attraverso la riproposizione di 160 opere fotografiche donate dall'artista all’Archivio Storico, insieme a una selezione di materiali conservati tra documenti, fotografie e materiali di lavoro. L'iniziativa restituisce così il contesto e il significato di un progetto espositivo che Man Ray stesso donò alla Biennale e che nel tempo è diventato uno dei fondi più richiesti dell'Archivio.

"Siamo nel cuore pulsante della Biennale, che non si esprime solo attraverso mostre e festival, ma ha una sua quotidianità - ha dichiarato Pietrangelo Buttafuoco durante l'inaugurazione -. Prossimamente annunceremo e prepareremo un luogo fisico in città che rappresenti questa dimensione quotidiana del nostro lavoro. Qui, in questo transito, possiamo incontrare i risultati del lavoro di questo 'opificio continuo' che è l'Archivio".

Il presidente Buttafuoco ha sottolineato il ruolo centrale della fotografia nell'arte e nella memoria culturale: "Oggi ci ritroviamo di fronte a un maestro che applica il senso preciso dell'estetica utilizzando una tecnologia intrisa di pensiero: la fotografia. La fotografia si legge, l'articolo di giornale si guarda - come una volta scrisse un eccentrico personaggio della nostra memoria alla figlia del tipografo - e in essa l'occhio dell'artista va dritto al punto, anche tra superfetazioni e invenzioni".

Debora Rossi, responsabile dell'Archivio Storico, ha poi presentato nel dettaglio il percorso della mostra: "Oggi riproponiamo, dopo 50 anni, questa mostra che è parte del patrimonio delle collezioni dell’Archivio Storico. Le 160 opere esposte coprono l’intera carriera di Man Ray dal 1917 al 1973 e guidano il pubblico attraverso i suoi sogni e le sue suggestioni, ricostruite insieme a Janus e all'artista stesso. All'epoca, Man Ray era già malato e costretto a Parigi, ma seguì con attenzione e partecipazione la costruzione del progetto, donandolo poi all’Archivio della Biennale".

Le opere presentate includono stampe da negativi e lastre, fotografie uniche, riproduzioni da cataloghi e pubblicazioni, selezionate non solo per il loro valore documentario, ma anche come componenti di un lavoro concettuale che riflette le potenzialità espressive della fotografia. "Il senso di riproporre questa collezione - ha spiegato Rossi - è duplice: mostrarla per la qualità e la bellezza delle opere, e renderla accessibile a studenti, ricercatori e appassionati che all’epoca non avevano potuto vederla. La mostra diventa così strumento di studio e occasione di riflessione, con una prospettiva contemporanea sul contributo di Man Ray alla storia della fotografia".

In parallelo all'esposizione, è previsto un workshop che vedrà la presentazione della riproduzione anastatica del catalogo storico della Biennale del 1976, arricchita da nuovi testi, apparati iconografici e interventi critici. Il progetto rafforza la missione dell'Archivio Storico - Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee di Venezia, luogo vivo e aperto, dedicato alla tutela, valorizzazione e ricerca dei lasciti artistici, e alla loro accessibilità per studiosi, studenti e ricercatori.

La mostra rappresenta anche un ponte verso il futuro: la nuova sede dell'Archivio all’Arsenale, attualmente in fase di completamento, sarà inaugurata a giugno 2026 e offrirà ulteriori spazi per esposizioni e attività di ricerca.

Il percorso espositivo permette di ripercorrere la carriera di Man Ray attraverso la fotografia, dagli esordi con la sperimentazione dadaista fino agli ultimi lavori, e di comprendere il suo approccio innovativo alla riproduzione, alla manipolazione delle immagini e alla costruzione dell'opera come concetto globale. Janus, curatore della mostra e storico dell’arte, seguì personalmente il progetto sin dal 1969, organizzando mostre in Italia e all'estero, e mantenendo con l'artista un dialogo costante anche quando Man Ray era impossibilitato a viaggiare.

La mostra di Ca' Giustinian rappresenta così un'occasione unica per riscoprire il lascito di Man Ray e il suo ruolo di sperimentatore assoluto della fotografia, in grado di combinare tecnica, estetica e concettualità in opere che continuano a influenzare generazioni di artisti e fotografi. La rassegna resterà aperta per i prossimi mesi, accogliendo visitatori, studenti e studiosi, e preparandosi a un momento di approfondimento previsto per l'autunno, che vedrà un'ulteriore riflessione critica sul patrimonio fotografico dell'artista.

Con "Man Ray, l'immagine ritrovata", la Biennale di Venezia riafferma non solo il valore storico del suo Archivio, ma anche la capacità di restituire al pubblico un patrimonio artistico vivo e significativo, capace di dialogare con il presente e di proiettarsi verso le stelle, proprio come nell’ultima opera esposta del maestro, "La Via Lattea". (di Paolo Martini)

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