Blue economy: Petrioli (WSense), ''sotto il mare sta arrivando la fantascienza e l'Italia sarà protagonista''

Ecco cosa sta sviluppando il nostro paese per competere nel risiko sottomarino

Chiara Petrioli
Chiara Petrioli
21 luglio 2026 | 12.37
Luca Crecchi
LETTURA: 6 minuti

La fantascienza sotto il mare? Sta diventando realtà. Chiara Petrioli ricercatrice, professoressa e fondatrice di WSense, la società creata nel 2017 con l'obiettivo di studiare e produrre soluzioni tecnologiche innovative per comunicare sott'acqua, ne è sicura. All'Adnkronos disegna un futuro a breve fatto di ecosistemi sottomarini autonomi, in grado di gestire sistemi complessi senza la presenza dell'uomo, e spiega il senso dell'operazione con cui Fincantieri è diventata azionista di maggioranza di WSense e di altre tre società della subacquea. Una scelta strategica che, secondo l'amministratrice delegata, punta a far fare un salto di qualità al Bel Paese, rafforzandone la competitività nelle tecnologie subacquee.

Fincantieri acquista 4 aziende della subacquea, tra cui la vostra, cosa può significare per il sistema paese? 

''Il Gruppo ha scelto un modello industriale innovativo per il nostro Paese. Ha riunito aziende in grado di dare una forte accelerazione sul fronte dello sviluppo tecnologico su segmenti come quelli della robotica marina, sottomarina e di superficie creando una filiera in grado di rivoluzionare le soluzioni e i servizi innovativi da portare nella Blue Economy. Il metodo scelto lascia autonomia alle aziende, mantiene le loro caratteristiche vincenti e coinvolge direttamente gli imprenditori nel percorso di sviluppo. WSense, ad esempio, rimane guidata da me, con lo stesso management, e contribuirà a creare tecnologie per la connettività, le reti sottomarine e altro ancora. L'ambizione è portare queste tecnologie su scala globale''.

Il dominio subacqueo è un po' il 'gioco' del momento, si intrecciano strategia, interessi commerciali e militari, quali possono essere le innovazioni in grado di fare la differenza? Sensori, comunicazioni, droni? E qual è il ruolo di WSense?

''Siamo un'azienda che ha sviluppato brevetti internazionali che hanno segnato una svolta nella realizzazione di reti wireless sottomarine. È da questo elemento tecnologico che parte tutto. Già a poche decine di metri sotto la superficie le condizioni operative rendono estremamente complesso l'intervento diretto dell'uomo. È quindi necessario utilizzare piattaforme subacquee, veicoli autonomi e una rete di sensori in grado di funzionare a migliaia di metri di profondità per raccogliere dati, operare, osservare, esplorare in un ambiente altrimenti inaccessibile. Queste piattaforme però devono poter collaborare tra loro, scambiandosi dati e utilizzando moduli di intelligenza artificiale. Stiamo di fatto trasferendo nell'ambiente subacqueo principi analoghi a quelli che nelle nostre smart city caratterizzano le auto autonome o i sistemi intelligenti di videosorveglianza: in altre parole, una rete di dispositivi in grado di analizzare i dati e prendere delle decisioni. Noi abbiamo realizzato gli elementi essenziali di questa infrastruttura: la connettività e l'intelligenza per i droni subacquei. Abbiamo sviluppato quello che chiamiamo l'Underwater Internet of Things, ovvero la possibilità di avere sistemi che nelle profondità dei mari, fino a 3.000 metri, sono in grado di avere sensoristica, ragionano localmente sui dati, sono in grado di funzionare per lunghissimi periodi di tempo e trasmettere i dati attraverso le nostre reti multi-hop per essere ricevuti da un veicolo di superficie, oppure anche direttamente, in futuro, con i cavi di telecomunicazione sottomarini. È un salto tecnologico che fino a pochi anni fa non era pensabile. Oggi siamo in grado di misurare 55 diversi parametri e abbiamo trasmesso, negli ultimi tre anni, da sistemi dispiegati in 50 parti del mondo, più dati di quelli che erano disponibili storicamente. Possiamo parlare di una vera e propria rivoluzione su come siamo in grado di monitorare e quindi digitalizzare i processi della Blue Economy che oggi rappresenta la settima economia del mondo ed è in rapida crescita. Contribuisce a ciò anche la situazione geopolitica, con la necessità di proteggere sempre più le infrastrutture critiche sottomarine, e questo attira massicci investimenti. Contemporaneamente ritengo che vi sia anche un significativo potenziale per uno sviluppo sostenibile di questa economia''.

Sulla terraferma viviamo in un mondo sempre più connesso. È possibile immaginare qualcosa di simile sott'acqua? 

''Sì, tenendo conto però delle caratteristiche fisiche dell'acqua che non possiamo cambiare: non permette di trasmettere la stessa quantità di informazioni che viaggiano nell'aria. Oggi è possibile compensare questo limite utilizzando l'intelligenza a bordo di tutti i sistemi che operano sott'acqua. Perché non si deve trasmettere tutto, ma solo quello che serve. Le tecnologie che abbiamo permettono di localizzare i diver, di farli connettere tra loro o con la barca: il sistema di connettività che abbiamo realizzato è, in qualche modo, paragonabile a un underwater WhatsApp. Quindi sì, anche in un ambiente estremamente complesso come quello sotto la superficie del mare, è possibile sviluppare applicazioni e servizi avanzati coniugando connettività e intelligenza, realizzando soluzioni che fino a pochi anni fa sembravano impossibili''.

Tra un po' di anni quali potrebbero essere le applicazioni più interessanti o più curiose, che adesso ancora non si possono vedere?

''Tutti gli impianti che stiamo sempre più sviluppando, da quelli per la desalinizzazione in mare ai data center, hanno bisogno di essere monitorati e di essere sorvegliati. Questo sarà fatto con sensoristica distribuita in città sottomarine dove noi non saremo presenti come esseri umani, ma dove vi saranno droni intelligenti che ispezionano e agiscono controllati da remoto. Può sembrare fantascienza, ma parallelamente abbiamo già sviluppato, insieme ad altre aziende un ecosistema tecnologico che rende possibile questo scenario. Inoltre, anche settori industriali più tradizionali stanno già pianificando l'introduzione di sistemi di gestione autonoma entro il 2030. Città sottomarine che creano cibo per noi grazie all'acquacoltura, che consentono di fornirci le informazioni o l'energia per i nostri impianti che saranno monitorate, ma anche manipolate e gestite, da robotica autonoma. È una prospettiva che appartiene a una fantascienza ormai vicina alla realtà: entro il 2030 potremmo vedere le prime applicazioni su larga scala''.

Quanto sta diventando strategico a livello di geopolitica poter sorvegliare o controllare le infrastrutture che stanno sotto il mare? 

''Fino a pochi mesi fa il mondo sottomarino si considerava un settore di nicchia. Oggi invece sta emergendo come un vero comparto industriale strategico. Si stima un valore di mercato di 400 miliardi di dollari entro il 2030. Basti pensare che il 70% del pianeta è coperto d'acqua e che sotto il mare passano cavi per le telecomunicazioni e collegamenti energetici con investimenti miliardari. L'Italia è al centro del Mediterraneo. Se i cavi sottomarini venissero danneggiati o interrotti non sarebbe solo un problema tecnico. Potrebbe influenzare i futuri dispiegamenti di cavi, generare rischi per il traffico marittimo e rendere necessaria una revisione delle rotte attraverso cui transitano le merci, con possibili ripercussioni geopolitiche sulla centralità del Mediterraneo nell’economia globale. Per questo motivo proteggere e monitorare il dominio sottomarino è ormai una questione strategica. Significa difendere le infrastrutture del Mediterraneo e rafforzare il ruolo dell'Europa.

L'Italia nello scacchiere internazionale a quale ruolo può ambire? 

''Sicuramente abbiamo un elemento di forza significativo: l’ecosistema industriale che si è organizzato e che ha sviluppato delle competenze molto avanzate in un settore complesso. Questo ci mette nelle condizioni di competere concretamente a livello globale. La vera sfida, però, è sostenere questo sviluppo adesso, non tra cinque o dieci anni. Dobbiamo accompagnare la crescita di questo nuovo comparto industriale ora che sta prendendo forma. Non dimentichiamo che già oggi l'economia del mare rappresenta circa l’11% del PIL e la crescita della dimensione subacquea può diventare un ulteriore elemento moltiplicatore, creando nuove filiere, nuove competenze e nuove opportunità per l'industria del Paese''.

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